Le primarie servono se non sono un escamotage per fare “ammuina”
06 Giugno 2011
Grande è la confusione nei cieli della politica, immensa nel Popolo della libertà. Ad una settimana dalla sconfitta elettorale, letta come apocalittica catastrofe (e già questo dovrebbe dare il senso della pessima aria che tira nel partito berlusconiano), si accavallano ipotesi di rilancio senza essere minimamente supportate da un’adeguata analisi del voto e dal correlato accertamento delle responsabilità. Le quali possono anche essere addebitate tutte al Cavaliere ed ai coordinatori, pur sapendo che non è affatto così, ma ci sarà pure qualcuno a livello locale che non ha saputo condurre una decente campagna elettorale; che ha messo insieme liste ridicole, non competitive; che si è sottratto al confronto con quella parte della società civile che chiedeva di essere rappresentata ed invece è stata arrogantemente respinta?
Di tutto questo non c’è traccia nello stupidario post- elettorale pidiellino. Il fatto stesso che non sia stato chiesto conto neppure al più periferico coordinatore cittadino ragione della batosta rimediata, la dice lunga sullo stato di confusione che domina nel partito degli obbedienti i quali, mostrandosi come d’abitudine, ossequiosi verso Berlusconi in realtà quotidianamente ne tradiscono la fiducia e le aspettative. Lui fa male ad incazzarsi, appagandosi del servilismo di alcuni ossessivi postulanti, senza poi trarre le opportune conclusioni politiche. E così perfino il leader mostra una certa condiscendenza nei confronti dell’ultima proposta che garrisce sulla cittadella diroccata come una bandiera dai colori smorti: le primarie. Oh che belle le primarie!
Finalmente la panacea di tutti i mali è stata escogitata. Ma perché non ci hanno pensato prima? Sarebbero stati scelti certamente i candidati migliori, i più affidabili, i vincenti. E ci saremmo risparmiati questo incedente balletto di irresponsabilità a cui dopo la sconfitta siamo stati costretti ad assistete non dagli avversari, ma dagli intelligentissimi tra i dirigenti e gli agit prop del berlusconismo i quali, distrattamente, non ci avevano proprio pensato alle primarie se non per criticare, irridere, mettere alla berlina quelle organizzate Pd, finite come sappiamo.
Dobbiamo riconoscerlo: ci vuole un’abilità particolare nel copiare dalla sinistra tutto ciò che non funziona, a cominciare dalla “fusione a freddo” che ha segnato la nascita del Pdl. Ora eccoci ai gazebo, alle primarie, addirittura al cambiamento del nome per diretto intervento popolare. Ammettiamolo: si tenta, nel peggiore dei modi, di fuggire la realtà.
Se, comunque, il contagio si è irrimediabilmente diffuso, si abbia la compiacenza di rispondere ad una prima domanda: chi dovrebbero riguardare le primarie, candidati alla guida degli enti locali e alla presidenza del Consiglio oppure anche i leader del partito a tutti i livelli, dal più modesto al vertice? Ed poi ad un’altra ancora: Berlusconi è candidabile oppure no? Se lo si mette in lizza bisogna anche essere consapevoli che può perdere. Provate a chiedergli, amici del Pdl, se è d’accordo. In caso di risposta affermativa, si dovrebbe organizzare immediatamente una bella consultazione popolare e farla finita una volta per tutte con le ipocrisie sulla leadership. Accetto scommesse: nessuno avrà il coraggio di delegittimare Berlusconi, soprattutto in questa fase, e regalare il centrodestra alla sinistra.
Beninteso: non ho nulla contro le primarie. Ma purché non siano la buffonata che si vede avanzare. La sola cosa sensata, al riguardo, l’ha detta Gaetano Quagliariello. E non volendo confondere le sue solidissime argomentazioni con quelle dei politologi in sedicesimo, mi permetto di ribadire che le primarie hanno un senso soltanto se regolamentate da una legge dello Stato, come avviene negli Stati Uniti, tanto per capirci (leggetevi l’ampio articolo di Andrea Mancia pubblicato sul “Tempo” e ripreso anche da “L’Occidentale” se volete farvi un’idea di che cosa si sta parlando). Diversamente, se l’intento è quello di fare po’ d’ammuina, come si dice a Napoli, basta chiedere in prestito il copione al Pd ed il gioco è fatto.
Naturalmente le primarie nel nostro caso, per funzionare, devono essere di coalizione e, dunque, presupporre un rigido sistema elettorale maggioritario. Si è proprio tutti d’accordo su questo punto per tentare in Parlamento di mettere insieme una legge che raccolga un’ampia maggioranza, quando sembra che le opzioni di un ritorno al proporzionale appaiono piuttosto accese?
E da ultimo (ma soltanto per non farla troppo lunga) queste benedette primarie non dovrebbero situarsi, coerentemente, in una riforma costituzionale che preveda l’elezione diretta del capo dello Stato o del governo?
Verrebbe da dire che la materia è troppo seria per lasciarla nelle mani di dilettanti che cercano di coprire le loro disgrazie con la prima proposta a portata di mano. Vogliamo comunque credere nella loro buona fede ed auspichiamo che si facciano promotori di una legge nel senso indicato da Quagliariello. Per quel che mi riguarda sarò felice di sottoscriverla, ma naturalmente deve essere chiaro che alle primarie dovranno sottoporsi tutti, ma proprio tutti.
Nel frattempo, una modesta proposta per prevenire altri danni. Si riorganizzi il partito dando fiducia ad Angelino Alfano. O vogliamo fare le primarie pure per designare il segretario politico? Un po’ di serietà, signori, per favore.
