Le primarie sono l’ultima chance per il Pdl, ma pesa l’incognita Cav.

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Le primarie sono l’ultima chance per il Pdl, ma pesa l’incognita Cav.

06 Novembre 2012

Ultima chance, doppio obiettivo: reset del partito per dirla con Alfano e bagno di democrazia per scegliere la premiership. Ma non tutti la pensano così preferendo tentennare sull’unica via praticabile per un Pdl che deve riconnettersi con gli elettori sui contenuti, non sui personalismi. E tra i dubbi sulla riuscita di una mobilitazione imponente in tempi ristrettissimi e i tatticismi di chi vorrebbe azzerare tutto e poi fare le primarie, pesa l’incognita Cav.

La domanda è sempre la stessa: cosa farà Berlusconi? Opterà per una lista ‘sua’ lasciando il Pdl e la classe dirigente che sta con Alfano al proprio destino – cioè alle primarie – oppure sosterrà quello che per ora a parole dice di sostenere? Nell’incertezza del quadro, prevalgono congetture, ipotesi, rivendicazioni. Tutti invocano chiarezza.

Alfano ha tracciato la strada e sta mettendo la faccia in una sfida che in un momento così delicato per il partito si annuncia molto complessa. Ma le sfide, si sa, devono essere giocate fino in fondo per essere vere e il segretario quarantenne c’è, ben sapendo che la ‘prova’ che attende il Pdl no può che servire a rilanciare un partito in crisi di consensi. Per questo, di fronte alle rimostranze dei potenziali competitor che si lamentano ma continuano a stare alla finestra, il segretario dice che le regole possono scriverle loro, che è disposto a rivederle per fare in modo che l’evento sia condiviso e apertissimo. Di risposte, per ora, nemmeno l’ombra.

La Santanchè insiste: azzeriamo il partito, dimissioni collettive e poi le primarie. Ma quali primarie se si demolisce tutto prima? La Prestigiacomo dice che non servono perché troppo divisive; Galan – altro potenziale candidato – aspetta la mossa del Cav. pronto a virare se e quando dovesse materializzarsi la ormai fantomatica lista dell’ex premier che tuttavia continua a restare in ballo. Ci sono poi gli ex aenne – o buona parte di loro – che storcono il naso sul no alle preferenze declinato da Berlusconi e per questo chiedono chiarezza, specie nella settimana in cui la Commissione di Palazzo Madama dovrebbe licenziare la riforma della legge elettorale con preferenze.

Lunedì a Via dell’Umiltà c’è il secondo round del tavolo delle regole in vista dell’Ufficio di presidenza di giovedì che dovrebbe ratificarle. Ma in mezzo alle prossime 48 ore c’è più di un’incognita: a cominciare dalla mossa del Cav. Nell’inner circle berlusconiano si considera verosimile l’idea di uno ‘spacchettamento’ del Pdl e il varo di una lista dell’ex premier ispirata alla vecchia Fi versione ’94; c’è poi l’ipotesi di una lista delle ‘amazzoni’ e perfino una degli imprenditori. Tutte ‘per’ e non ‘contro’ il Pdl, si dice. Se questo sarà lo scenario, è chiaro che la frammentazione non potrà che portare altra frammentazione. Ed è ciò che Alfano e il gruppo dirigente del partito vogliono evitare. Non a caso c’è chi nei ranghi pidiellini ritiene che la vittoria di Alfano alle primarie con una percentuale considerevole di consensi,  potrebbe convincere il Cav. dell’inopportunità di mettere in piste altre liste ‘a integrazione’ (o alternative?). E non è escluso che le ‘colombe’ pidielline faranno pressing in questi giorni sull’ex premier che oggi rientra a Roma dopo il ‘ponte’ in Kenya, anche se la sensazione è che Berlusconi voglia stare alla larga dal coinvolgimento sulle primarie. Almeno per il momento e nonostante le dichiarazioni a Vespa.

Il sospetto, abbastanza diffuso, ai piani alti del partito è che le candidature della Santanchè o della Mussolini o dello stesso Galan, siano in qualche modo ‘ispirate’ dal Cav. per sparigliare. Al netto dei tatticismi, il punto è: può un partito che i sondaggi danno al 15,8 per cento permettersi il balletto dei se e dei ma, o peggio, la vecchia regola del divide et impera? Non sarebbe meglio pensare a come e su cosa riportare alle urne gli elettori delusi e convincere il partito dell’astensionismo che ad oggi continua a valere il 34 per cento?

Le primarie sono un’opportunità per ripartire, per andare oltre il berlusconismo senza disconoscerlo, per mettere nero su bianco un’offerta politica credibile e competitiva, per operare una vera e necessaria fase di rinnovamento. Alfano sta scommettendo su questo. Per i se e i ma non c’è più tempo.