Le prove del sostegno di Saddam al terrorismo islamico
18 Dicembre 2007
di Ray Robinson
“La
mia vita è stata piena di pericoli a causa dei quali avrei dovuto perdere molto
sangue, ma dal momento che ho sanguinato solo un po’, ho chiesto a qualcuno di
scrivere le parole di Dio con il mio sangue in segno di gratitudine”, ha annunciato Saddam Hussein nel 2000,
durante una cerimonia nel corso della quale ha ricevuto in dono un Corano
scritto con il suo stesso sangue. Quel “qualcuno” a cui fanno riferimento le
parole del dittatore era il vice-capo del Consiglio Rivoluzionario di Saddam,
Izzat Ibrahim al Duri, che sarebbe divenuto il capo dell’insurrezione irachena
dopo la cattura del dittatore sunnita.
Sappiamo
queste cose perché Izzat Ibrahim aveva un assistente personale che teneva un diario
dei suoi incontri di lavoro. Nel diario ricorda anche i grandi complimenti che
Ibrahim ha ricevuto da Saddam durante quella cerimonia. Potrebbe sembrare un
dettaglio di poco conto ma non lo è affatto.
Ibrahim
sarebbe diventato poi il capo dell’insurrezione che ha messo insieme la
dirigenza del Partito Baath di Saddam con i combattenti di al-Qaeda. Un’alleanza che può sembrare improbabile a
chi presta ascolto alle attuali teorie mediatiche secondo cui i capi del regime
di Saddam non avrebbero mai lavorato con gli estremisti islamici.
Ma
è vero che i membri del Partito Baath avrebbero fatto causa comune con i
combattenti di al-Qaeda solamente per far fronte ad un’invasione Usa, come la
Cia aveva predetto? O magari la stessa insurrezione era in realtà figlia di una
relazione preesistente? E se Saddam stesse già lavorando con al-Qaeda ed altri
gruppi terroristici prima ancora dell’inizio del conflitto, in modo da tenere
gli Usa fuori dall’Iraq?
Uno
dei nastri recuperati contenente la registrazione di un vertice di regime
riguardante l’Afghanistan, rivela che Saddam non credeva che gli estremisti
islamici fossero in grado di guidare il paese in maniera efficace. Che dire
allora dell’idea di utilizzare gli
stessi fondamentalisti come arma indiretta contro i suoi nemici?
D’altronde, l’utilizzo da parte del dittatore di gruppi terroristici ‘di comodo’ considerati d’impostazione ‘laica’ è
un’inconfutabile verità.
Che
dire degli estremisti islamici che controllano un paese di valore strategico
non indifferente come l’Afghanistan, situato geograficamente dall’altra
parte della loro stessa nemesi, cioè l’Iran? Un altro documento dimostra che uno
dei maggiori esponenti di un campo di terroristi, oppositore dei
talebani, sarebbe arrivato a Baghdad e avrebbe parlato con Saddam circa
l’addestramento di uomini mandati dall’Iran. Sicuramente Teheran stava tentando
di lavorare con i talebani, così come facevano gli afghani.
Hussein
si è trovato di fronte ad una scelta: comprare il favore dei talebani o
lasciare che venissero risucchiati dall’influenza iraniana. Ma l’Iran si sarebbe guadagnato il controllo sui talebani se fosse stato ostacolato da Saddam?
Nelle vesti di figura di spicco del regime, il cui potere affonda le radici nella
provincia irachena di Anbar, Izzat Ibrahim godeva del favore della popolazione
sunnita. Allo stesso tempo, di conseguenza, il suo appoggio a Saddam era essenziale
per la stabilità del regime. Ibrahim ha guidato una campagna anti-sciita a dir
poco brutale, mascherandola da lotta contro l’estremismo islamico in Iraq. Il fiancheggiamento politico del rais, alla fine, ha anche determinato il formarsi di un certo
favoritismo nei confronti dei sunniti in località come Fallujah, Ramadi e Haditha.
In
queste aree, Saddam ha distribuito concessioni terriere agli ufficiali militari
e dei servizi segreti che garantivano il loro appoggio. Stiamo parlando di
città, specialmente Fallujah, caratterizzate da una maggioranza religiosa
sunnita che non ha paragoni in Iraq. In queste aree, baathisti, sunniti e capi
tribali si riunivano insieme in assemblee giornaliere che servivano a reagire alla pressione costante imposta dalla guerra settaria e dall’impatto delle sanzioni Onu.
Un
altro documento rivela che l’Intelligence irachena monitorava i
musulmani wahabiti a Fallujah. Il documento avrebbe indirizzato i ricercatori
verso alcuni reportage dei media arabi che dimostravano chiaramente il sorgere del Wahabismo nel capoluogo della provincia di Anbar nei primi anni ’90.
In
quel periodo, gli uomini del regime utilizzavano i wahabiti come partner commerciali
per contrabbandare il petrolio dall’Iraq. Proprio perché questi estremisti
islamici gonfiavano di soldi le tasche degli ufficiali di Saddam, e allo stesso tempo supportavano le economie di città molto importanti per
il mantenimento del potere dittatoriale, gli era concesso di conservare il loro credo all’interno della provincia di Anbar.
I wahabiti
sono portatori della più radicale e militante ideologia
musulmana. Questa particolare forma di sunnismo, infatti, ha indotto al jihad molti dei mujaheddin di al-Qaeda . Per questo motivo, non dovrebbe sorprendere il fatto che un’alleanza ritenuta improbabile tra la dirigenza baathista e i terroristi islamici insorti, fosse una necessità già molto prima dell’invasione americana del
2003. Questi estremisti, legati ai sunniti della provincia di Anbar per
via della identità tribale, avrebbero combattuto più tardi per
Izzat Ibrahim. Con l’influenza religiosa promanata da una provincia interna
all’Iraq, come quella di Anbar, e le pressioni esterne come il potere iraniano
in Afghanistan, diventa chiaro che la cosiddetta teoria della distinzione tra
laicismo e islamismo non riflette la vera natura del regime di Saddam.
Il
nuovo film con Tom Hanks, dal titolo “La Guerra di Charlie Wilson” ci dovrebbe
ricordare che è stato il signor Wilson a convincere il Presidente degli Stati
Uniti a supportare gli estremisti islamici in Afghanistan. Anche se in America a quelli di sinistra
piace pensare che questa operazione sotto copertura è stata portata avanti da
Reagan, il film in questione potrebbe fargli scoprire che il signor Wilson, in
realtà, aveva convinto niente meno che Jimmy Carter a supportare i guerriglieri
islamici in Afghanistan.
Ora,
giustificare le posizioni secondo cui il “Saddam possessore del Corano di
sangue” non lavorerebbe mai con al-Qaeda o altri terroristi islamici, rimane
una responsabilità di chi sponsorizza la teoria della divisione
tra laicismo e islamismo, soprattutto alla luce del fatto che il devoto cristiano e
pacifista Jimmy Carter, invece, ci avrebbe lavorato eccome. C’è veramente
qualcosa che non quadra in tutto questo.
Il
registro giornaliero di Izzat Ibrahim fornisce le indicazioni di un incontro tra lui e dei militanti islamici
algerini avvenuto prima della Guerra del Golfo durante il quale i due gruppi si
sono promessi aiuto reciproco. Un altro documento mostra che il capo dei
talebani e un uomo di stato pakistano avrebbero negoziato con il regime di
Saddam il quale avrebbe giurato di
supportare entrambi. Un terzo
memorandum dimostra, invece, che mentre al-Qaeda preparava le operazioni
per gli attacchi del millennio, anche il regime di Saddam stava coordinando i
suoi sforzi in tal senso. Coincidenza o evidenza di una cooperazione
effettivamente esistita? Anche il fatto che Saddam mise in guardia il suo
stesso governo sulla possibilità di un attacco mosso da agenti
iraniani con una ‘lettera avvelenata’ il giorno prima degli attacchi all’antrace
in America è una coincidenza? O magari si trattava di un tentativo di addossare
la colpa a qualcun altro?
Traduzione di Andrea Holzer
Ray Robinson è il co-autore del libro: “Both In One
Trench: Saddam’s Secret Terror”.
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