Le quattro priorità di Monti: pareggio di bilancio, pensioni, debito e più tasse

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Le quattro priorità di Monti: pareggio di bilancio, pensioni, debito e più tasse

17 Novembre 2011

Finalmente si sa qualcosa di più su cosa intenda fare Mario Monti dell’Italia e di che genere di fine legislatura ci aspetta. Oggi è andato in Senato Mario Monti, con tutta la sua squadra al completo (eccezion fatta per il neo-ministro della difesa Giampaolo Di Paola di ritorno dall’Afghanistan), a discutere l’agenda del suo governo. L’intervento del neo-presidente del Consiglio è stato relativamente breve. Quattro i passaggi chiave: pensioni, aumento della tassazione sugli immobili, pareggio di bilancio, abbatimento del debito.

Sulle pensioni il neo premier ha tessuto le lodi dell’attuale sistema pensionistico "oggetto di ripetuti interventi che lo hanno reso tra i più sostenibili in Europa e tra i più capaci di assorbire eventuali shock negativi".

Il premier ha comunque messo in guardia il Senato sulla necessità di una riforma pensionistica, alla luce della permanere di "ampie disparità di trattamento tra diverse generazioni e categorie di lavoratori, nonché da aree ingiustificate di privilegio".

Il secondo punto è stato il passaggio sull’imposizione della proprietà immobiliare. Nel suo discorso al palazzo Madama Monti ha affermato che "l’Italia, tra i principali paesi europei, è caratterizzata da un’imposizione fiscale particolarmente bassa". In tempi di spread al di sopra di quota cinquecento, e con i mercati da tranquillizzare, il gettito che la reintroduzione dell’Ici porta in dote, non manca di essere ghiotto bottino per un governo delle lacrime e sangue.

Pareggio di bilancio. Mario Monti vuole introdurre quello che negli Stati Uniti è uno dei grandi temi dei Tea Party: il balanced budget amendment, l’obbligo al pareggio di bilancio. "E’ in discussione in Parlamento – ha dichiarato Monti – una proposta di legge costituzionale per introdurre un vincolo di bilancio in pareggio per le amministrazioni pubbliche".

L’adozione di tale regola "può contribuire a mantenere nel tempo il pareggio di bilancio programmato per il 2013, evitando che i risultati conseguiti con intense azioni di risanamento vengano erosi negli anni successivi".

Ultimo punto centrale: l’abbattimento del debito che "dovra essere duraturo e credibile" per gli investitori. E poi attenzione ai giovani; incentivo alla mobilità sociale; decentramento dei rapporti di lavoro; politiche microeconomiche per la crescita; valorizzazione del capitale umano; aumento dei livelli di istruzione della forza lavoro; aumento del potere dell’authority; riduzione dei tempi della giustizia civile; azioni di contrasto alla criminalità organizzata.

Rimane però un programma vacuo e non chiaro, soprattutto per quel che riguarda il lato del reperimento delle risorse. Quello che si sa è che il primo ministro Mario Monti sarà anche ministro delle finanze oltre che ministro per la gestione degli affari regionali.

Sembra di sentirlo il coro di ‘streghe’ che parlava di anomalia democratica l’interim di qualche mese agli esteri, alle finanze, alle attività produttive che il Premier Berlusconi ha assunto in frangenti diversi in questi ultimi dieci anni di governo.