Le risposte che Bankitalia ancora non dà

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Le risposte che Bankitalia ancora non dà

Le risposte che Bankitalia ancora non dà

14 Luglio 2008

Caro direttore, il dibattito suscitato dal mio intervento su credito, Robin Tax e ruolo di Bankitalia – non solo sul tuo sempre più autorevole quotidiano – mi stimola ad allargare il ragionamento.

E pazienza se deluderò ancora Carlo Alberto Cuoco che “raramente ha letto un articolo più approssimativo”. Se può consolarlo, di buona stampa su Mario Draghi o di silenzio stampa sulle ineffabili banche italiane ne può trovare a volontà.

Più difficile, invece, leggere quello che un po’ tutti i correntisti – famiglie e imprese – dicono e pensano delle banche italiane, che forse non a caso sono direttamente o indirettamente azioniste di riferimento dei grandi quotidiani.

Esemplare che non faccia eccezione il colbertiano Tremonti. Aver “lanciato un’Opa” sui miti della Sinistra (da Marx a Robin Hood) come scriveva qualche giorno fa Sergio Rizzo sul Corriere della Sera, non ne ha fatto un eroe della Piazza, mentre non si è fatta attendere la reazione di petrolieri e banchieri.

Io stimo il brillante Salvatore Rebecchini, ma se è senz’altro vero che le banche remunerano i risparmiatori azionisti con il loro dividendo, ho anche 1) il desiderio che il ricco sistema creditizio partecipi in modo congruo allo sforzo di risanamento del Paese e 2) il sospetto che il muro alzato dai banchieri sulla Robin Tax sia la reazione più naturale di un management preoccupato solo di chiudere i bilanci con le performance da record necessarie a far scattare le ricche stock option.

Concetti troppo leggeri? Può darsi, ma a pensar male…

Senza aver mai pensato che nessuno, per prima la Banca d’Italia, fissi qualità e costo dei servizi per decreto (niente di più distante da me l’incubo di una “Repubblica Socialista Popolare Italiana”), nel mio precedente intervento avevo provato a porre invece il tema del ruolo di Palazzo Koch.

Perdonate la mia diffidenza per Draghi – certo, mi piacerebbe se un giorno ci spiegasse serenamente e pacatamente quanto è costato all’Italia il biglietto della sua crociera sul Britannia – ma non riesco ad essere soddisfatto del pur difficile duello che ha intrapreso sul sistema duale, né della flebile moral suasion sul minimo scoperto, né del lavoro svolto dalla vigilanza di Bankitalia.

Non convincerà a tanti, ma è difficile contestare Tremonti quando chiede a Bankitalia meno sermoni e più ispezioni. Sermoni che poi sindacano su tutto, dall’inflazione al pubblico impiego, come se in Italia avessimo bisogno di una quarta sindacale. Per i discorsi fumosi e generici ci sono già le assemblee e le consuete lenzuolate di giornale gentilmente offerte da Epifani, Bonanni e Angeletti. 

Non di meno, riconosco il ruolo svolto dal governatore nel consentire le grandi aggregazioni che hanno permesso al nostro Paese di avere banche più grandi (anche se di vantaggi per i clienti se ne sono visti pochi).

Dalla Banca d’Italia – che perse le prerogative sulla moneta dovrebbe essere un presidio invalicabile sulla vigilanza – ci aspetteremmo però un parere, un commentino, un minimo di valutazione se in questo Paese l’onorabilità sia un presupposto necessario o meno per esercitare l’attività di banchiere.

Dalla Banca d’Italia ci aspetteremmo le stesse parole pronunciate  dal presidente dell’Autorità per l’energia elettrica e il gas, Alessandro Ortis, che di fronte al rischio di veder spalmata la Robin Tax o qualunque altra imposta sui clienti ha promesso una maggiore vigilanza dei suoi uffici.

Dalla Banca d’Italia ci aspetteremmo un’azione, anche decisa, sui pigrissimi correntisti italiani, che si lamentano dei costi e disservizi delle banche, ma che poi non perdono un minuto per informarsi se convenga o no cambiare sportello.

Dalla Banca d’Italia ci aspetteremmo una attenta valutazione sulla patrimonializzazione del sistema creditizio, ma anche la spinta ad una maggiore concorrenza del sistema. Una concorrenza che oggi appare solo di facciata. Un maquillage pubblicitario. Basti pensare alle offerte vantaggiose riservate da diversi istituti ai nuovi clienti, mentre ai vecchi correntisti – quelli che magari da decenni non sconfinano di una lira/euro – non è accordato nessun premio.

Dalla Banca d’Italia e dall’Antitrust ci aspetteremmo una risposta sulla sostanziale uniformità delle offerte e dei costi bancari.

Capisco: di queste e altre domande sui giornali non è facile trovare traccia. Ma il re è nudo. E far finta di niente non è un segno di libertà.