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Le Sardine colpiscono ancora: questa volta con l’Erasmus tra Nord e Sud Italia

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Le Sardine – guidate dal loro leader ed istruttore di frisbee Mattia Santori – si sono recate dal Ministro per il Sud Giuseppe Provenzano per presentare le loro proposte e, probabilmente, per rilanciare la loro immagine, leggermente danneggiata dalla foto con Toscani e i Benetton: quest’ultima, infatti, aveva destato qualche perplessità fra i sostenitori del movimento.

Tutto abbastanza normale, se non si trattasse delle Sardine, le quali, dopo gli scivoloni tv sulla prescrizione ed altre facezie politiche, hanno proposto un Erasmus fra Nord e Sud Italia. Non è una barzelletta, né un post satirico, ma, purtroppo, l’amara verità. In un Paese in ginocchio, flagellato da una miriade di problemi, e un sud che vive la fase forse più drammatica della propria storia, appare quanto mai surreale la proposta del gruppo ittico.

Che Santori & Co. non spiccassero per particolare lucidità politica era già un dato assodato da tempo, ma qui si toccano guglie irraggiungibili per chiunque. Ciò che lascia interdetti non è soltanto la banalità del tutto, ma la rilevanza che i media danno ad un gruppo di soggetti piatti, amorfi e refrattari, che oltre a ripetere qualche slogan preconfezionato fino ad ora non hanno dato alla luce – e per fortuna, visti i tentativi – una proposta sensata per l’Italia.

Alla base di ogni movimento, per quanto scarno possa essere il programma, vi è sempre un idea, condivisibile o meno, che ne indirizza l’intera azione politica. Con le Sardine, invece, siamo in presenza del vuoto assoluto, della pochezza e della banalità elevate da certi ambienti a “nuova politica” e “reazione dell’Italia giovane”, come se lo specchio dell’Italia fossero dei giovani che ad ogni domanda, se non rispondono con oracoli di difficile interpretazione si limitano ad un “non ho approfondito”, come se la politica fosse l’arte dell’improvvisazione.

La vittima di tutto ciò è l’Italia stessa, che avrebbe bisogno di proposte, ma, al contrario, subisce un dibattito tragicomico, incentrato sull’ennesimo movimento del nulla che propone il niente.

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