Le “sardine” puntano a sostituire i grillini

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Le “sardine” puntano a sostituire i grillini

Le “sardine” puntano a sostituire i grillini

20 Agosto 2020

di Frodo

Sardine in cortocircuito in vista del referendum sul taglio dei parlamentari: il movimento guidato da Mattia Santori ha detto che si mobiliterà per il “no”. A pensarci bene, sarebbe stato strano il contrario: le “sardine”, eventualmente, possono contare in qualche posto in lista per il Partito Democratico. Non lo diranno mai, ma l’aspirazione può essere quella. L’area politica di riferimento delle “sardine”, a meno che non si rendano autonome mediante la creazione di un loro partito, è quella del Pd. Dire “sì” al taglio dei parlamentari, in questo senso, sarebbe un autogol clamoroso. Meno posti è uguale a meno chance di entrare in Parlamento. E poi c’è un’altra ragione.
Le “sardine” non possono che puntare, in caso volessero divenire un soggetto politico a sé, allo spazio attualmente occupato dal MoVimento 5 Stelle. Uno spazio ibrido, dove poter cambiare idea e dove far finta di essere qualcosa di anti-sistemico, collocandosi a sinistra in quanto movimentisti. La condizione affinché quel buco si venga a creare, oltre alle mirabolanti imprese dei grillini, che per allontanare i loro elettori ce l’hanno messa davvero tutta, è che il MoVimento 5 Stelle perda il referendum di settembre, con il trionfo dei “No”. E questo è un altro elemento su cui Santori e gli altri avranno ragionato in queste settimane.
Il Pd intanto sul referendum nicchia. C’è chi voterà convintamente “sì” e chi si dice preoccupato. Nicola Zingaretti intende legare la questione all’approvazione di una legge elettorale in senso proporzionale, altrimenti l’esito referendario – dice – potrebbe essere “pericoloso”. La volpe zingarettiana non smette di stupire, con i suoi passi felpati tra le incapacità politiche altrui. Ma qui il rischio è che l’alleato di governo crolli addosso ad un referendum dall’esito potenzialmente più che scontato. Gli elettori sono meno convinti di quel che si potrebbe credere: è stata data la possibilità di compromettere la tenuta dell’esecutivo giallorosso. Chi leggerà così la situazione, prescindendo dalla bontà o meno della riforma dimaiana, potrebbe riservare sorprese.
Le “sardine”, col MoVimento 5 Stelle, hanno in comune la cosiddetta “origine dal basso”. Magari non è così vero, ma la narrazione è quella. Il MoVimento 5 Stelle potrà crollare a settembre, potrà metterci un po’ di più ma le “sardine” non possono che puntare alla scomparsa dei pentastellati, in un’operazione di sostituzione politologica. Fondamentalmente, non cambierebbe nulla: si tratterebbe comunque di giovinastri neofiti, immaginariamente diversi, ma destinati a rivelarsi uguali all’esistente.