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Le scelte liberiste che attendono Berlusconi

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Ed ora, serve coraggio e sangue freddo. Si sono vinte le elezioni, anzi, si sono stravinte, ma finita l’ebbrezza, occorre guardare con velocità ai problemi che l’esecutivo di Romano Prodi non ha saputo risolvere.

Alitalia, rifiuti in Campania, crisi economica, deficit nelle infrastrutture e nella pubblica amministrazione sono solo alcune delle piaghe che stanno falcidiando il nostro paese. Proprio il contrasto all’onda lunga della crisi finanziaria originatasi in America e l’ammodernamento del mercato interno sono le prime misure da adottare dal nuovo ministro dell’Economia, secondo le indiscrezioni Giulio Tremonti, ormai quasi certo del mandato più importante del prossimo Esecutivo.

Ciò che è avvenuto a partire dal luglio scorso negli Stati Uniti, anche se ampiamente prevedibile, ha destabilizzato gli assetti dei mercati internazionali, costringendoli a bruciare circa mille miliardi di dollari, come annunciato da Mario Draghi, capo del neonato Financial Stability Forum, istituzione creata per analizzare la crisi dei subprime. L’Italia ha subìto marginalmente le conseguenze negative, ma ha visto impennarsi il tasso d’inflazione, ormai a quota 3,3%, lo stesso registrato in Germania nel mese di marzo, con la differenza sostanziale che l’economia teutonica non ha smesso di creare valore e di alimentare la propria crescita.

Il compito che attende il Tesoro nei prossimi mesi è quello di arginare l’influenza americana e ridare slancio al nostro mercato, cercando di colmare le lacune che sono ancora vigenti. Come? Riducendo le aliquote fiscali, ma non in modo dimesso, bensì riportare le quote sotto il 40%. Solo in questo modo si potrebbe avere un beneficio diffuso, rispetto ad un taglio più contenuto nel breve periodo.

L’iniezione di fiducia sarebbe elevata e con essa anche la lotta all’evasione (ed all’elusione) che, con aliquote abbassate di 3 punti percentuali, sarebbe più agevolata. Un taglio netto sarebbe, infatti, propedeutico al rientro in Italia dei capitali investiti all’estero per evitare la pressione tributaria nazionale.

Un’altra misura importante e di adozione immediata è l’abrogazione dell’Ici per ridare credito alle famiglie. Ma non solo, dato che non vi sono soltanto loro come operatori sul mercato. Anche le imprese, parte fondamentale ma troppo spesso dimenticata, devono poter tornare ad investire e quindi c’è la necessità di ridurre in modo immediato il costo del lavoro gravante su di esse.

Pagare oltre il 45% in tributi significa rallentare i consumi, con danni diffusi. Infatti, le misure di contrasto dell’ascesa dell’inflazione, adottate dall’ormai ex premier Prodi, sono state grottesche e limitate alla sola introduzione di una figura, Mister Prezzi, che non ha poteri d’intervento a difesa della libera concorrenza. Allo stesso modo, entro i primi 100 giorni, si sente il bisogno di ammodernare l’accesso all’imprenditoria, snellendo il grosso leviatano burocratico che impedisce la creazione d’impresa in una settimana.

Ma v’è un altro aspetto che non deve passare inosservato. Nello scorso settembre uscì un libro polemico, ma azzeccato, ad opera di Francesco Giavazzi ed Alberto Alesina, che si chiedeva come poteva essere un governo di centrosinistra più propenso alle liberalizzazioni rispetto ad un esecutivo di centrodestra. Il Liberismo è di Sinistra sollevò molte discussioni a riguardo e, sebbene siano state molto blande, le misure adottate dal ministro Pierluigi Bersani in merito all’apertura dei mercati sono state un buon inizio per la concorrenza in salsa italica.

La strada, tuttavia, è ancora lunga e passa attraverso mercati come quelli delle telecomunicazioni o degli albi professionali, che impediscono lo sviluppo di un giusto allineamento dei prezzi per il consumatore.

A tal proposito, proprio Tremonti ha più volte paventato l’arrivo di misure protezionistiche per difenderci dall’arrembata del colosso cinese. Ma il contrasto deve basarsi sulla valorizzazione dei nostri punti di forza (quali design, creatività, innovazione e qualità), unito allo smantellamento della baronie che non permettono al cittadino di scegliere in modo autonomo il prodotto (od il servizio) che più desidera.

Occorre quindi ritrovare le nostre origini liberiste per poter risollevare la nostra economia, non chiuderci al resto del mondo attendendo che intorno a noi ci sia terra bruciata e che il nemico sia alle porte. Il nemico è già fra di noi, ma non si può combattere respingendolo, dato che è assai numeroso. Meglio farsi furbi e contrastarlo con le nostre virtù.

Infine, una proposta per il futuro ministro dell’Economia, piccola ma provocatoria. Perché non rendere abilitante la laurea, in quegli ambiti che necessitano di un esame di stato e della relativa iscrizione all’albo? Ma non solo, perché non rendere possibile che ogni singolo professionista possa pubblicizzare la propria attività od il proprio studio comparandolo con quelli simili, esattamente come accade per le acque minerali? Sarà poi il mercato che deciderà chi premiare, con tutto il vantaggio per i consumatori, ma anche per quanto riguarda l’occupazione. Sempre ammesso che si voglia cominciare a pensare davvero da liberisti.

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