Le “sinistre” ipocrisie sugli sbarchi

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Le “sinistre” ipocrisie sugli sbarchi

18 Febbraio 2011

In questi giorni drammatici di sbarchi e di ondata migratoria in Italia, l’ipocrisia che anima la sinistra è stucchevole oltre che pericolosa. Rimango allibita quando sento qualcuno dire che dobbiamo accogliere tutti, come se si fosse in un magico paese del Bengodi. Ma dove vivono questi signori? Fin dove si spinge la loro ipocrisia? Fino ad affermare che da destra arriva sempre e comunque l’imperativo di cacciare chi si avvicina alle nostre coste? Niente di più falso e strumentale.

Del resto non ci si poteva aspettare altro, visto che quando il centrodestra approvava sanatorie per la regolarizzazione degli immigrati che avessero realmente bisogno di aiuto, i “sinistri” pensatori progressisti si scagliavano sui media contro questi provvedimenti, parlando di impossibilità di accogliere tutti indiscriminatamente. Quando il Governo Prodi non approvava nemmeno una sanatoria per i clandestini. E oggi? Sono tutti lì, erti a censori della morale pubblica e delle good practises sull’immigrazione.

Il loro buonismo ipocrita mi indigna, soprattutto perché parliamo di essere umani a cui si deve dare una speranza concreta, altrimenti è meglio non accoglierli. Che futuro potrebbe avere chi sbarca oggi in Italia dalla Tunisia o dall’Egitto se non quello di finire nell’illegalità? Sono per la maggior parte uomini, per i quali non c’è lavoro. Finirebbero nello spaccio di droga o fra le fila della manovalanza della criminalità organizzata. Dopo l’identificazione degli sbarcati, doverosa per capire se ci siano situazioni atte ad essere accolte, l’unica via è il rimpatrio di chi non ha diritto.

Il rischio, vista la marea umana che si sta per abbattere sulle coste, è altissimo; si, perché anche se a sinistra si mettono i paraocchi, fra coloro che sbarcano ci possono essere infiltrazioni terroristiche. Il pietismo ipocrita è un lusso che non ci possiamo permettere, occorre fermezza nel trattare un’emergenza che potrebbe presto tramutarsi in dramma umanitario epocale. Non siamo di fronte al Kosovo o al Darfur, dove la problematica etnica era una variante fondamentale. Dalla Tunisia e dall’Egitto non si scappa per via della dittatura, perché non c’è più.

Allora gli sbarchi assumono un valore diverso e un tenore che va analizzato a fondo, per capire davvero chi far rimanere e chi far tornare a casa. Con buona pace di chi vorrebbe montare sulla tematica sbarchi una nuova campagna denigratoria contro il Governo e la sua azione. Abbiamo sempre saputo cosa fare sul tema immigrazione e non certo oggi ci faremo intimidire da queste ridicole prese di posizione. Ricordo a chi avesse scarsa memoria, che quando dall’Est Europa arrivavano incontrollati flussi enormi di persone, con tutte le conseguenze che sappiamo, si era sotto governo di centrosinistra. E noi abbiamo dovuto mettere la toppa.

Quindi nessuna lezione di moralità da chi non ha saputo gestire un’emergenza nemmeno quando aveva in mano gli strumenti per fronteggiarla.