Le sortite-spot di Montezemolo sul fisco

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Le sortite-spot di Montezemolo sul fisco

10 Settembre 2007

Luca Cordero di Montezemolo continua a dichiarare di essere pronto a scambiare la rinuncia a tutti gli incentivi all’industria con un taglio generalizzato del fisco per le imprese, di “tipo tedesco” per capirsi.

Dal punto di vista dei principi quella montezemoliana è una posizione perfetta, va però molto articolata perché così come si presenta ha un’efficacia solo propagandistica. Gli incentivi all’industria sono molto diversificati in Italia: vi sono per esempio interventi verso imprese perché operino in settori fuori mercato, come certe aziende di trasporto. Sono interventi difficilmente sostituibili in tempi medi. Altri incentivi hanno funzioni positive che non vanno sottovalutate: si prenda la rottamazione di un certo tipo di vetture previsto dalla scorsa finanziaria. Senza dubbio con un simile provvedimento “si droga” nell’immediato il mercato, ma se l’operazione è gestita da manager capaci, come nel caso di Sergio Marchionne, serve a far superare fasi di difficoltà a importanti imprese nazionali.

Assai più criticabili gli interventi a sostegno di vasti prepensionamenti come quelli eseguiti sempre alla Fiat nel 2007: scaricare una gestione flessibile della mobilità sulle spalle delle previdenza è insensato economicamente e politicamente rende più difficile, come si è visto, l’essenziale riforma delle pensioni. Meglio, piuttosto, i finanziamenti per centinaia di milioni di euro per il consolidamento degli stabilimenti sempre della società torinese a Termini Imerese, arrivati in queste settimane prima di un eventuale scambio rinuncia agli incentivi-taglio delle tasse. Gli incentivi alle imprese del Sud tra l’altro sono coordinati con l’erogazione di fondi comunitari che rappresentano una risorsa aggiuntiva alla nostra economia.

Insomma una giusta posizione di principio per diventare realistica ha bisogno di essere ben bene argomentata: è evidente, per esempio, che al Sud “senza incentivi” vi sarebbe bisogno non solo di politiche fiscali mirate ma anche di nuove politiche sindacali, del tipo di quelle che le union inglesi hanno concordato nelle zone di crisi britanniche come il Galles, con vere e proprie sospensioni di elementi dei contratti nazionali per un certo periodo.

Perché Montezemolo non spiega meglio le sue posizioni? Da una parte è un po’ il suo stile: pensare più all’immagine e alla comunicazione, che ai contenuti. Dall’altra le posizioni sono prese nel fuoco della polemica politica, in cui si tratta di non perdere collegamenti con la propria base sociale, senza abbandonare l’interlocuzione con il governo e con forze politiche di sinistra, tipo Walter Veltroni, che possono essere utili, nei disegni montezemoliani, per riequilibrare un eccesso di egemonia berlusconian-leghista.

Con il governo si tratterà di trovare accordi per una finanziaria che sarà ancora gestita, quasi sicuramente, da Romano Prodi. Si dovrà anche continuare a vigilare sui già miseri accordi di luglio perché l’area estremistica della maggioranza non rimetta in discussione altri aspetti della legge Biagi o dei contratti a tempo determinato.

Può essere una sensazione maliziosa ma nella sua ultima battaglia il presidente uscente appare un po’ isolato: altri protagonisti delle iniziative confindustriali, in diverse occasioni assai solerti, non paiono molto ansiosi di farsi avanti. In effetti Montezemolo con i suoi slogan su incentivi-detassazione tiene buona la sua base innanzi tutto del Nord-est, ma scontenta tante altre parti del Paese. E se oggi per un presidente in uscita (e magari presto in politica) il primo obiettivo è tenere buona una base con qualche sentimento che, semplificando, possiamo chiamare leghista, per i candidati alla futura presidenza è meglio non farsi nemici troppi imprenditori del Sud: per non parlare del mondo Fiat.