Le toghe si auto-assolvono e il Pd si rimangia la centralità del Parlamento

Banner Occidentale
Dona oggi

Fai una donazione!

Gli articoli dell’Occidentale sono liberi perché vogliamo che li leggano tante persone. Ma scriverli, verificarli e pubblicarli ha un costo. Se hai a cuore un’informazione approfondita e accurata puoi darci una mano facendo una libera donazione da sostenitore online. Più saranno le donazioni verso l’Occidentale, più reportage e commenti potremo pubblicare.

Le toghe si auto-assolvono e il Pd si rimangia la centralità del Parlamento

02 Febbraio 2012

Il parlamento ha votato: la regola del chi sbaglia paga deve valere anche per i magistrati. Le toghe, per bocca dell’Anm, pensano già uno sciopero denunciando una ‘ritorsione’ contro la magistratura. Sul piano politico, il Pd si scaglia sul Pdl accusandolo di aver violato un ordine del giorno, ma non guarda in casa propria dove numerosi deputati hanno votato sì – come i Radicali – all’emendamento della Lega, sostenuto anche da esponenti di Udc e Pdl. La Bindi minaccia il governo se non ci saranno correzioni e Franceschini perde le staffe dopo aver tanto decantato la centralità del parlamento, dimostrando così che il concetto vale a corrente alternata. In realtà, il voto di ieri segnala due cose. La prima: al di là dei tecnicismi e dei patti o pseudo-tali, ciò che conta è il voto finale dell’Aula che, secondo la regola democratica, è sovrano. La seconda: caduta la pregiudiziale berlusconiana, a sinistra e al centro molti parlamentari su questioni come questa, non sono disposti a seguire i diktat di partito, soprattutto se il pronunciamento è a scrutinio segreto.  

L’emendamento del leghista Pini che ci aveva già provato un anno fa senza successo, passa in un’Aula dalla quale mancano 124 parlamentari (molti nel Pdl) e prevede la responsabilità diretta dei magistrati anche per violazione manifesta del diritto, oltre che per i casi di dolo o colpa grave previsti dall’attuale norma, dopo il referendum di 24 anni fa. Dopo il voto, si scatena la caccia ai ‘franchi tiratori’, una sessantina, ma la tesi sostenuta dal Pd per la quale Pdl e Lega si sono ricompattati, non regge perché se fosse stato vero, le assenze nei banchi pidiellini non avrebbero consentito a Bossi, Berlusconi e agli ex-Responsabili  di avere numeri sufficienti per far passare il provvedimento in barba agli accordi. Quindi, la maggioranza uscita dal voto è molto più larga e nel centrosinistra almeno 34 deputati hanno condiviso il testo della Lega. Casini parla di una sessantina di ‘franchi tiratori’, ma a differenza di Bersani, Bindi e Franceschini, il leader Udc prende atto di come è andata suggerendo alle toghe indignate di portare pazienza e attendere il passaggio al Senato.

Il Pdl respinge le accuse al mittente, compresa quella di aver sottoscritto un ordine del giorno che impegnava il governo a varare una legge ad hoc, in cambio del no all’emendamento leghista. E’ su questo che il Pd cala il carico da 90 con Bersani che ne fa un caso politico, ma il capogruppo in commissione Giustizia Costa spiega che alla fine “il partito ha lasciato libertà di coscienza”, ricordando come da anni “tentiamo di far mettere il tema all’ordine del giorno della commissione ma non ci siamo mai riusciti. Si è sempre fatta ‘melina’. Dall’88 ad oggi, su 400 cause ci sono state solo 4 condanne”.

Un modo per ribadire che al netto dei tecnicismi il tema è sentito e trasversale ai partiti. Come è stato dimostrato dall’Aula il cui voto è sovrano. Lo riconosce con convinzione e rispetto il Guardasigilli Severino auspicando che al Senato vengano inserite le opportune correzioni.  

Ma nel mirino dei democrat finiscono anche i Radicali che, invece, su un tema come questo non solo hanno promosso il referendum del’87 ma conducono una battaglia da 24 anni. Ed è Maurizio Turco a ribadirlo quando spiega che “la responsabilità civile dei magistrati era compresa nel cosiddetto nei quesiti referendari del pacchetto-Tortora di cui siamo stati promotori”. Poi arrivò la legge Vassalli (prevede il dolo o la colpa grave ma non la responsabilità diretta per violazione manifesta del diritto), che rappresenta “una violazione da parte dell’Italia delle normative comunitarie. Una legge che ha tradito il voto referendario espresso da più dell’80 per cento dei cittadini che si erano recati alle urne chiedendo una norma sulla responsabilità civile dei magistrati”. Oggi l’Italia è “imputata davanti alla Corte di Strasburgo per le sue inadempienze” e i tempi in cui occorre agire sono “strettissimi”.

Per questo, Turco ribadisce la necessità di una norma ad hoc che recepisca le direttive comunitarie. “Vedremo al Senato. Se il ministro Severino vuole modificare l’emendamento passato alla Camera con una legge di recepimento delle contestazioni mosse dall’Ue, noi siamo pronti, stiamo lottando per questo. Se, invece, l’orientamento dovesse essere quello di cancellare l’emendamento perché poi si farà qualcosa ma non si sa cosa, non saremo d’accordo”.

Quanto critiche democrat, Turco non ha dubbi: “Se qualcuno nel Pd si è meravigliato del nostro voto significa che è un marziano. Ogni volta che interveniamo in dissenso dal gruppo non indossiamo il passamontagna ma lo facciamo alla luce del sole”. Il punto, semmai, è un altro e sta nel fatto che, secondo il parlamentare radicale “anche nel Pd e all’interno delle sue varie anime ci sono posizioni diverse. D’altronde, siccome la matematica non è un’opinione, la differenza dei sì all’emendamento della Lega è da riscontrare nel fatto che al di là di qualcuno nel Pdl, nell’Udc e nel Pd c’è stato chi non ha corrisposto alle indicazioni dei capigruppo”.

Dunque la battaglia si sposta al Senato. Il governo auspica una correzione, il Pd ci punta chiedendo all’esecutivo di chiarire i rapporti col Pdl. Che, sempre a Palazzo Madama, si prepara a condurre un’altra battaglia: modificare il testo sulle liberalizzazioni.