Home News Lega Araba: al vertice di Riyadh riparte il processo di pace in Medio Oriente

Lega Araba: al vertice di Riyadh riparte il processo di pace in Medio Oriente

0
14

Alla vigilia del summit della Lega Araba che inizia oggi a Riyahd, il segretario di Stato americano, Condoleeza Rice, dà una spinta significativa al processo di pace tra israeliani e palestinesi. Alla sua terza visita in Medio Oriente dall’inizio dell’anno, il capo della diplomazia Usa è riuscito a strappare un accordo tra il premier israeliano, Ehud Olmert, e il presidente palestinese, Mahmoud Abbas, che prevede incontri bilaterali ogni due settimane per riavviare le trattative di pace. “Le parti inizieranno a discutere lo sviluppo di un orizzonte politico coerente con la creazione di uno stato palestinese secondo la road map”, ha spiegato il segretario di Stato. “Non siamo ancora ai negoziati sullo status finale, sono discussioni iniziali per costruire la fiducia tra le parti”. Fiducia duramente messa alla prova dal nuovo esecutivo di unità nazionale palestinese, ancora una volta una palese emanazione di Hamas. La Rice si è impegnata a proseguire i suoi frequenti viaggi nella regione mediorientale, allo scopo di incontrare regolarmente sia Abbas che Olmert, “qualche volta insieme, qualche volta separatamente”. Per il momento israeliani e palestinesi dovranno discutere questioni immediate come il rafforzamento della tregua, la libertà di spostamento dei palestinesi nei Territori, l’apertura dei valichi e altri passi in avanti necessari ad accrescere la fiducia reciproca. Solo in seguito si addentreranno nella definizione di un “orizzonte politico” per i palestinesi.

La Rice ha anche auspicato che dal vertice di Riyadh giunga un segnale positivo nei confronti di Israele. La Lega Araba, infatti, è intenzionata a ripresentare l’offerta di pace formulata dal re saudita Abdullah nel 2002, ma “nel testo iniziale e senza emendamenti”. Il piano prevede il ritiro di Israele sui confini del ’67 in cambio del riconoscimento arabo e il ritorno dei profughi palestinesi (oltre 4 milioni) non nel loro futuro Stato indipendente ma all’interno di quello ebraico. Per Israele la proposta saudita è quindi inaccettabile, perchè non è garanzia di confini sicuri e difendibili e perché l’ingresso in massa dei palestinesi nel suo territorio minerebbe irrimediabilmente il carattere nazionale dello Stato ebraico. Tuttavia, il governo israeliano guarda con favore all’iniziativa araba per rilanciare i negoziati. Il premier Olmert considera il piano di Abdullah una “base su cui lavorare” e ha dichiarato che “non esiterebbe” a presenziare al vertice della Lega Araba, qualora fosse invitato a parteciparvi. La speranza è che gli arabi rendano più flessibile la loro posizione fino a fare un passo indietro sulla questione del ritorno dei profughi. La comune esigenza di contrastare l’ascesa sciita e l’espansionismo iraniano, è alla base della momentanea convergenza diplomatica tra Israele e il fronte dei Paesi sunniti. L’azione dell’Arabia Saudita, in particolare, ha riacquisito dinamicità nel quadrante mediorientale. Abdullah ha ristabilito il rapporto di preminenza con Hamas, consacrando l’accordo della Mecca da cui è scaturito l’attuale governo di unità nazionale palestinese; sostiene con forza il governo libanese guidato da Siniora proteggendolo da Hezbollah e intende spezzare l’asse Siria-Iran, riportando Damasco sul versante arabo. La distensione con Israele, infine, serve a riprendere le redini del conflitto tra gli arabi e lo Stato ebraico e ha il benestare di Washington. L’auspicio americano è di riunire allo stesso tavolo israeliani e palestinesi con il quartetto tradizionale (Usa, Ue, Onu e Russia) e il nuovo quartetto formato da Arabia Saudita, Giordania, Egitto ed Emirati Arabi. Secondo molti analisti, si tratta oggi dell’unica alternativa in grado di sbloccare la fase di stallo che si è creata tra il governo Olmert e quello palestinese.

  •  
  •  

Aggiungi un commento

Please enter your comment!
Please enter your name here