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Legalizzare la cannabis per uscire dalla crisi economica da Covid19: ecco le ideone dei sinistri

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La notizia è risaputa: cento parlamentari, prevalentemente del M5s, PD e +Europa, hanno scritto al Presidente del Consiglio Conte per introdurre la legalizzazione della cannabis nel nostro Paese.
Ciclicamente viene ripescata e riproposta la solita ricetta della legalizzazione della cannabis e stavolta la si è presentata come mezzo per uscire dalla crisi economica attivata dal Covid-19. “In un momento di profonda fragilità, cogliere questa opportunità è un coraggioso atto dovuto”, affermano i proponenti.
Nella lettera indirizzata al premier si legge che “le politiche repressive in materia si sono dimostrate del tutto inefficaci rispetto agli obiettivi che intendevano perseguire. Lo dimostrano i dati: negli anni il proibizionismo non ha minimamente ostacolato un mercato che conta, solo in Italia, oltre 6 milioni di consumatori.”  E non è un mistero che tra questi consumatori si annoverano però anche parlamentari. Tra questi, come riporta la Repubblica sedici si sono messi a coltivare le piantine di cannabis in casa e c’è chi si è anche autodenunciato postando dei video sui canali social.
Nell’appello dei politici si legge inoltre: “La legalizzazione della cannabis è già realtà in molti Stati nel mondo: Stati Uniti, Canada, Uruguay e Spagna, solo per citarne alcuni”.
Per la verità è bene far presente che non in tutti gli Stati Uniti, ma solamente in 11 dei 50 Stati americani la cannabis è completamente legale e come ha riportato il Corriere della Sera a novembre del 2019 sia negli Stati Uniti che in Canada la legalizzazione di tale droga leggera è stato un vero e proprio flop e le imprese che avevano investito nel settore hanno registrato  perdite per 35 miliardi di dollari.
Tra speculazioni finanziarie delle società quotate in Borsa cd. “cannastocks” e gli andamenti fallimentari del mercato, il più grande fiasco riguarda la mancata scomparsa del mercato nero, il perno su cui si è basata la campagna di legalizzazione della cannabis nel Nord America.
Stessa argomentazione peraltro perorata dai parlamentari pentastellati e del PD a sostegno della regolamentazione della produzione, della vendita e del consumo di cannabis in Italia. Scrivono infatti nella missiva indirizzata al Governo che “Consideriamo la legalizzazione per quella che è: l’opportunità di infliggere un duro colpo alla criminalità organizzata, creando e governando un nuovo e virtuoso settore economico.” Peccato però che la realtà sia un’altra e gli esperimenti legislativi intrapresi in tal senso all’estero l’hanno dimostrato. Il mercato illegale della droga infatti non ha fatto altro che adattarsi alla nuova legislazione, abbassando i prezzi della cannabis da smerciare, continuando così a coesistere affianco al mercato legale. Insomma, una ricetta questa proposta da sinistra e 5 stelle stantia, inutile e che non funziona.
Errore di fondo ancor più maldestro e serio sostenuto dai nostri parlamentari è che l’azione dei fitocannabinoidi sulla salute dei cittadini sia innocua, dal momento che ad un eventuale sovradosaggio assunto non corrispondano tassi di mortalità. Tuttavia i dati forniti dalla letteratura scientifica dimostrano che i danni sulla salute della popolazione, anche quella adulta, sono piuttosto noti e tra gli altri, in particolar modo sulle funzioni neurologiche e sulla facilitazione dell’insorgere di psicosi o altre psicopatologie.
Inoltre l’utilizzo cronico di cannabinoidi può causare dipendenza così come la sua sospensione sindromi da astinenza, per le quali non esistono allo stato attuale cure farmacologiche efficaci.
Una proposta disastrosa e deleteria dunque da più punti di vista, sia per quanto riguarda la salute dei cittadini, che lo Stato ricordiamo è chiamato a salvaguardare, sia per le casse pubbliche, nonché per quanto concerne la lotta alla criminalità organizzata.
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