Legge elettorale e poi elezioni. Ma il Cav. lancia la sfida al Quirinale
28 Gennaio 2008
La partita per evitare le elezioni sta per entrare nel vivo.
Oggi e domani il presidente della Repubblica Napolitano è atteso da un giro di
consultazioni che è dir poco decisivo. Prima gli alleati minori di centrodestra
e centrosinistra con An, Udc, Lega Nord ed i rappresentanti della sinistra
radicale, mentre martedì la grande conclusione con Forza Italia e Partito
Democratico. E poi la palla passerà a Napolitano che avrà il
difficile compito di tirare le somme. In effetti già lo ha fatto capire sabato
che “una sintesi non sarà facile trovarla”, ma che soprattutto il suo tentativo
di evitare le elezioni è davvero disperato.
Le voci ormai danno ormai quasi per
certo, qualunque sia l’esito delle consultazioni, un mandato esplorativo. In
questa circostanza la responsabilità di trovare una quadra alla situazione
sarebbe affidata ad una personalità di grande prestigio. Sul nome però c’è ancora
incertezza ma alla fine probabilmente la scelta dovrebbe ricadere sul
presidente del Senato Franco Marini, il quale anche se ha smentito dinanzi al
richiamo del Capo dello Stato non si tirerebbe indietro. L’estremo tentativo
per scongiurare le elezioni. In questo senso però Napolitano sarebbe disposto
ad offrire al centrodestra, che più di tutti vuole le elezioni, un governo che indichi
nel suo programma già la data delle elezioni. Un esecutivo solo per la riforma
elettorale con già chiaro il futuro. Secondo questa road-map le elezioni si
terrebbero a giugno, dando al governo quei mesi necessari per varare la riforma
elettorale ed al massimo qualche provvedimento urgente.
Di fronte a questa ipotesi, Silvio Berlusconi è tornato ad agitare
l’immagine di milioni di italiani “in marcia” su Roma per chiedere il voto
qualora fosse negato. Anzi su questo punto confida in Napolitano convinto che
il Capo dello Stato “terrà conto di quello che noi andiamo dicendo. Credo che
alla fine Napolitano non potrà che ricavare una fotografia della situazione che
è quella che non si potrà fare altro che andare alle elezioni”. Ed a Veltroni
che parla di un governo per la salvezza nazionale il Cavaliere risponde
spiegando che “la salvezza nazionale sta nel ritornare dai cittadini che hanno
capito che cosa serve al Paese e mettere in campo una nuova e seria squadra di
Governo che possa operare correttamente”.
Sulla stessa lunghezza d’onda è
Gianfranco Fini che, messe da parte le sbandante di questi ultimi mesi, marcia
allineato con il Cavaliere. Da Palermo, infatti, l’ex ministro degli Esteri
chiarisce: “Non si fa un Governo per fare una legge elettorale. Un Governo
tecnico-istituzionale dovrebbe essere appoggiato tanto dal centrodestra quanto
dal centrosinistra, ma c’è troppa differenza di valori. Come si possono trovare
punti di convergenza?”. Da qui la richiesta di “staccare la spina per andare al voto. E comunque la legge
elettorale misura il consenso e con questa ed altre leggi elettorali il consenso
del paese è chiaramente orientato per il centrodestra”. Scenario delle elezioni
che rifugge il leader del Pd Walter Veltroni che anzi invita “tutti alla
responsabilità nazionale”. Una sorta di appello “sincero al senso di
responsabilità nazionale di tutte le forze politiche e dei loro leader che conosco
e che rispetto. Lo faccio nell’interesse del Paese per scrivere nuove regole
del gioco”. Da qui la prospettiva per il segretario del Pd che “è possibile
prendere otto, dieci mesi, forse un anno, per avviare una stagione di riforma:
cambiare la legge elettorale, i regolamenti di Camera e Senato, dimezzare il
numero dei parlamentari”.
Tra i nanetti
del centrosinistra l’appello per una riforma elettorale è accolto da Italia dei
Valori che con il capogruppo alla Camera Donadi ribadisce “che prima di tornare
a votare è importante cambiare questa legge elettorale”. Invito a modificare la
legge elettorale che trova d’accordo anche il presidente della Camera Fausto Bertinotti
per il quale “una nuova legge elettorale va a vantaggio di tutti perché le
regole generali se sono buone vanno nell’interesse di tutti”. Ma ad infiammare
lo scenario ci pensa anche il direttore del Foglio Giuliano Ferrara che in
serata durante un’intervista al Tg1 confessa che si starebbe pensando ad un
incarico per Veltroni premier: “Ho l’impressione che Veltroni da una parte e il
presidente della Repubblica dall’altra stiano valutando quello che dal loro
punto di vista è l’uovo di Colombo”. Un iter che l’ex ministro berlusconiano
per i rapporti con il Parlamento dipinge così: “Veltroni premier, si presenta
alle camere e vede se c’è una maggioranza per fare la riforma elettorale. Ho l’impressione
che se ne stia parlando, questa potrebbe essere una delle possibili soluzioni
anche per il Quirinale”. Una notizia subito smentita dall’ufficio stampa del
sindaco come “un’ipotesi che non esiste al mondo”. Fantapolitica a parte adesso
non restano che due giorni a Napolitano per prendere una decisione ed evitare
il crollo immediato della legislatura, anche se ormai è certo che al massimo le
elezioni potranno essere rimandate di qualche mese. Da aprile a giugno. Ma non
oltre.
