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Repetita iuvant

Legge elettorale, ecco perché ha vinto la proposta di Ncd

Riproponiamo l'intervista rilasciata il 13 dicembre 2013 al Sole24ore da Gaetano Quagliariello, attuale coordinatore nazionale del Nuovo Centrodestra, nella quale veniva proposta per la prima volta per la legge elettorale e la riforma del bicameralismo esattamente la soluzione sulla quale oggi è stato trovato l'accordo. Non è preveggenza, ma semplice buon senso. Che alla lunga vince.

Che succede Ministro, davvero siete pronti a far saltare il governo?

"Ma niente affatto: mi sono solo limitato a ripetere quanto ha detto il Presidente del Consiglio nel suo intervento in Parlamento, ovvero che deve esserci una intesa sulla legge elettorale anzitutto tra le forze della maggioranza, per poi allargare il confronto a tutto il Parlamento". Gaetano Quagliariello risponde mentre sul suo tablet lampeggiano le dichiarazioni di risposta a quello che è stato letto da tutti come una sorta di ultimatum da parte del Ministro per le riforme.

Sbaglia quindi chi interpreta le sue parole come una minaccia?

"Partiamo dai dati di fatto. Siamo in presenza di una nuova maggioranza, certamente più coesa della precedente. Ora questa maggioranza deve dimostrare al Paese di essere in grado di realizzare quelle riforme, legge elettorale compresa, che sono l’asse portante del cambiamento per il quale siamo rimasti al governo. Altrimenti è evidente che non si va da nessuna parte. Un ragionamento che mi pare abbastanza scontato. Ma sono ottimista e credo che ci siano davvero le condizioni per realizzare quella svolta che il Paese ci chiede, a patto che si giochi lealmente".

Ce l’ha con Renzi che ha di fatto imposto il trasferimento dal Senato alla Camera della riforma?

"L’ho detto anche nei giorni scorsi: non credo che sia questo il punto essenziale. L’importante è farla e farla bene".

In che senso?

"Sappiamo che una mera correzione del Porcellum non ci porterebbe lontano, che non garantirebbe quel bipolarismo che tutte le forze politiche sostengono, almeno a parole, di voler assicurare e tantomeno la stabilità di governo".

Qual è allora la proposta?

"Troviamo subito l’accordo per una legge elettorale soltanto per la Camera mentre al Senato si vada avanti sull’abolizione del bicameralismo e sulla riduzione del numero dei parlamentari, indicando anche il sistema di rappresentanza di quella che diverrà la Camera delle autonomie locali. Ecco questo sarebbe un bel segnale. Così si elimina il sospetto che si voglia trasferire l’esame della riforma elettorale dal Senato alla Camera solo per far cadere il governo votando una legge assieme a Grillo o a Fi".

Lei sta proponendo una riforma costituzionale, ma questa è una maggioranza che non ha più i due terzi in Parlamento…

"E infatti io non credo che oggi ci siano le condizioni per andare a una riforma della forma di governo, ad esempio, attraverso l’elezione diretta del premier o del Capo dello Stato, ipotesi che peraltro sono entrambe per noi positive. Allo stesso tempo però è evidente a tutti che ci sono tre riforme istituzionali indifferibili: l’abolizione del bicameralismo perfetto, che si realizza con un’unica Camera politica; la riduzione die parlamentari e appunto la legge elettorale".

Torniamo alla legge elettorale. Lei dice che premierato o presidenzialismo richiederebbero un intervento troppo radicale, quindi?

"Potremmo pensare ad un sistema con doppio turno di coalizione e indicazione del premier, che avrebbe così, come è avvenuto in questi anni, una forte investitura popolare sia pure in forma indiretta. Se a questo poi aggiungessimo un rafforzamento dei poteri del Capo del governo, ad esempio attraverso la sfiducia costruttiva, avremmo certamente compiuto un enorme passo avanti".

Crede che su questa ipotesi potrebbe esserci un confronto costruttivo anche con i suoi ex colleghi di partito, con Fi?

"Non ho compreso, o meglio non ho condiviso, come è noto, le ragioni che hanno spinto Silvio Berlusconi a lasciare la maggioranza mettendo a rischio la tenuta del Paese, ma ancora meno comprendo la scelta di tirarsi fuori dalle riforme. Hanno puntato tutto su Renzi, sulla presunta voglia del segretario del Pd di tornare al più presto al voto e nel frattempo si accodano a Grillo votando gli emendamenti del M5S sulla legge di stabilità… hanno scelto la subalternità".

(Tratto da Il Sole24ore, 13 dicembre 2013)

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