Legge elettorale. I saggi, Napolitano e lo spettro del proporzionale
11 Agosto 2013
di Redazione
La legge elettorale riprenderà il suo cammino il prossimo 2 settembre in Commissioni Affari costituzionali del Senato. La legge dovrebbe passare, nelle migliori previsioni, entro il 3 dicembre, cioè prima del giudizio della Corte costituzionale. In caso contrario, se il Parlamento non riuscisse a votare una nuova legge oppure a modificare il Porcellum, si tornerebbe al sistema proporzionale. Per questo sia Napolitano che il presidente del Senato, Grasso, hanno ammonito i partiti: se si vuole tornare al voto la legge elettorale va cambiata.
Da una parte c’è l’ipotesi avanzata da Luciano Violante – uno dei saggi della Commissione per le riforme – del "doppio turno di coalizione", che presupporebbe però delle modifiche costituzionali, quindi tempi lunghi; dall’altra la modifica del Porcellum, con la soglia da superare (40%) per accedere al premio di maggioranza e una reintroduzione parziale del voto di preferenza. Qualsiasi sia la strada che si deciderà di seguire è evidente che serve un accordo subito per non avere sorprese se la scelta fosse di tornare alle urne. La sorpresa sarebbe appunto che, in mancanza di correttivi, si tornerebbe al proporzionale.
La maggioranza che sostiene Letta ma anche pezzi delle opposizioni dicono di voler evitare questa ipotesi ovvero che alla fine la politica lasci la decisione alla Corte. Già, ma quanti pezzi? Non sono pochi i parlamentari che in fondo, per ragioni diverse pensano che non tutti i porcellum vengono per nuocere. Beppe Grillo ha tonitruato contro il Super Porcellum, ma come altri leader sa che, con qualche punto in più rispetto alle ultime elezioni, M5S potrebbe conquistare la maggioranza. E non partecipare alla modifica della legge vigente rafforza l’immagine di M5S solo contro tutti. Del resto il proporzionale non è mai dispiaciuto ai grillini. Ma va fatta un’ultima considerazione.
Ma in generale va fatta un’altra considerazione. Tutti mettono fretta al Governo, tutti a dire che la prima cosa da fare è cambiare la legge elettorale; ricordiamo sommessamente che anche in passato si è creduto che mettendo al centro di ogni pensiero la legge elettorale l’intero sistema avrebbe brillato di luce riflessa mentre invece sappiamo come ha funzionato. Male. La legge elettorale è dunque solo un pezzo della riforma costituzionale. Si può modificare il Porcellum ma – senza inserire la normativa sul voto in un quadro più ampio di riferimento, la forma dello stato e di governo, la "grande riforma" – stai a vedere che ci ritroveremo con un governo nuovo e gli stessi problemi di prima.
