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Legge elettorale: l’elisir di lunga vita del Professore

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Gianfranco Fini nutre poche speranze che si possa giungere a una riforma della legge elettorale per via parlamentare. Il presidente di Alleanza Nazionale lo ha spiegato ai suoi nel corso dell’ultimo esecutivo politico del partito. Fini oramai dà per scontato l’insuccesso della campagna d’ascolto lanciata dal premier Romano Prodi. L’ex ministro degli Esteri con lo stato maggiore della destra già sta ragionando intorno allo step successivo. Se e quanto coinvolgere il suo partito nella campagna referendaria per l’abrogazione di parti dell’attuale legge elettorale e l’introduzione del bipartitismo.

La strategia decisa dall’esecutivo di Alleanza Nazionale è questa: discutere solo eventuali piccole modifiche alla legge elettorale.  Ma se il dialogo tra i poli non dovesse produrre alcun effetto, allora saranno i cittadini a decidere con il voto referendario. La realtà è che in Via della Scrofa non si fidano del presidente del Consiglio. Pensano che il suo interessarsi alle regole del voto sia solo un diversivo per allungare la vita del governo. “Ma vi pare che Prodi ci metta due settimane per incontrare quattro partiti?", ha ironizzato Fini sul calendario un po’ troppo comodo con cui Palazzo Chigi ha fissato le consultazioni sulla legge elettorale. Il leader di An diffida del Professore anche quando parla di modelli elettorali che necessitano di un ritocco alla Costituzione. Una perdita eccessiva di tempo. Che Fini considera strumentale: per l’ex vice presidente del Consiglio “non è realistica la possibilità che questa legislatura, con i suoi rapporti di forza parlamentari, possa produrre una riforma costituzionale”.  

Nel frattempo, il coordinatore della Lega Nord Roberto Calderoli ha avviato un giro di consultazioni informali con gli alleati. Obiettivo: caldeggiare il ritorno di fiamma per il Mattarellum. Sistema misto (tre quarti maggioritario, uno quarto proporzionale) in vigore fino alla scorsa primavera. L’operazione di moral suasion di Calderoli sembra non sia andata benissimo. Fini s’è tenuto molto abbottonato. Così come il Cavaliere, che non chiude pregiudizialmente la porta al sistema tedesco (proporzionale con soglia di sbarramento al cinque per cento). Forza Italia tiene invece una posizione più sfumata rispetto ad Alleanza Nazionale sul referendum. Ciò per non compromettere l’asse con la Lega Nord.

L’Udc è stato il primo partito d’opposizione ospitato a Palazzo Chigi nell’ambito delle consultazioni prodiane. Toni cordiali. Clima costruttivo. I centristi hanno ribadito la propria opzione per il sistema tedesco. Prodi non ha detto di no. Una legge del genere necessiterebbe di una riforma costituzionale di cornice per l’introduzione della sfiducia costruttiva. In soldoni, almeno due anni di iter parlamentare. Musica per il Professore, che punta a durare il più a lungo possibile.

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