Legge elettorale, Renzi sceglie di non scegliere
03 Gennaio 2014
Modello spagnolo, modello dei Sindaci, mattarellum corretto. Sulla legge elettorale Matteo Renzi dimostra di voler trattare con tutti e così apre il ventaglio delle possibilità, anche se ancora una volta il rischio è lo slogan più che la politica del fare. Il modello dei sindaci, un doppio turno di coalizione con ballottaggio tra le forze che si sono meglio piazzate al primo turno, sembra la proposta che convince di più il Nuovo Centrodestra perché più degli altri risponde alla necessità di stabilità e di governabilità dell’Italia (con annessa riforma del Senato); il "mattarellum" verrebbe modificato con un premio di maggioranza al posto del recupero proporzionale e permetterebbe ai leader nazionali di scegliersi i candidati per collegio (i grillini aprono ma non vogliono "mutazioni genetiche"); infine il segretario del Pd ragiona anche sul modello spagnolo, su cui ci sono state delle aperture da parte di Forza Italia. Nell’ultima ipotesi, la spagnola, l’Italia verrebbe divisa in 118 piccole circoscrizioni con un premio di maggioranza del 15 per cento cioè di 92 seggi alla coalizione vincente. La soglia di sbarramento sarebbe al 5 per cento. Il problema è che probabilmente un sistema del genere riconsegnerebbe il Paese alle larghe intese visto che avvantaggia i partiti maggiori e in un contesto tripolare come l’attuale c’è la concreta possibilità che nessuna forza politica esca davvero vincitrice dalle urne. In più, per Forza Italia un accordo del genere dovrebbe essere completato da una nota a pie’ pagina che viene da chiedersi se Renzi sarebbe disposto ad onorare: l’election day a maggio, europee più elezioni politiche.
