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Leggi un estratto di “Cuori imperfetti” dedicato al rogo della Thyssen Krupp

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Il 14 dicembre 2007, Torino ha dato l’ultimo saluto agli operai morti nel rogo della Thyssen Krupp. In questa pagina di “Cuori imperfetti”, l’autrice racconta i funerali visti con gli occhi di un adolescente, Alessandro.

Alessandro non voleva venirci. Si tiene alla larga dai funerali. Negli ultimi tempi ne ha visti troppi, a partire da quello di Marta. Ne ha abbastanza, ha cominciato improvvisamente a pensare alla morte come a una possibilità e quel pensiero lo angoscia. Ma Francesca ha insistito e lo ha convinto. Dopo, si fa un giro in centro. Si sono tenuti in disparte, dal lato del parco archeologico in modo da poter sgattaiolare via quando si saranno stufati. Alessandro si guarda intorno. C’è un sacco di gente ma nessuno fa casino. Ci sono anche parecchi ragazzi più o meno della sua età. Si sente a disagio, quel silenzio lo fa star male, ha la tentazione di romperlo con un grido, ha paura di non riuscire a controllarsi e di urlare, urlare a perdifiato. E poi fa freddo.  C’è un’aria tagliente, una bisa che gela la faccia nonostante la bella giornata. D’istinto cerca la mano paffuta e tiepida di Francesca.

All’improvviso sente un rumore indefinibile, come un brusio che sale e si fa più intenso. Si guarda attorno e si accorge che la gente applaude. Senza pensarci si scioglie da Francesca e batte meccanicamente le mani l’una contro l’altra, finché non le sente riscaldarsi e la tensione si allenta dentro i palmi che scottano. La voglia di urlare è passata, e lui applaude, applaude sempre più forte.

Davanti alla chiesa sono arrivati quattro carri funebri. Vede le bare di legno chiaro che tagliano alte la folla. Gli fanno un effetto strano. Viste da lì sembrano barche che ondeggiano su un mare di teste. «... ma quanti erano?» sussurra. «Forse quattro, cinque... non so.» Anche Francesca parla con un filo di voce. Alessandro non riesce a distogliere lo sguardo dale bare coperte di fiori, gli tornano in mente suo nonno, sua nonna, si chiede che ne è, adesso, di loro. Esiste qualcosa, dopo? Dove sono adesso suo nonno e sua nonna? Li immagina mentre guardano la scena dall’alto, sospesi a volo d’angelo, come certe decorazioni del presepe. Poi torna a fissare le bare. Immagina gli occhi atterriti di quei quattro morti che spiccano nel volto bruciato, sono di un bianco quasi fosforescente come quelli dei protagonisti di certi film d’azione che escono dalle fiamme bruciacchiati ma vivi, o quelli dei pompieri delle Torri Gemelle. Se le ricorda benissimo le torri che crollavano, il fumo, la polvere, la gente che fuggiva, non riusciva a staccare gli occhi dallo schermo. Aveva più o meno dieci anni.

“La morte è una vera merda” pensa mentre si sforza di trattenere le lacrime, “lavorare in una fabbrica come quella è una vera merda.” «... andiamo adesso? Tanto in chiesa non si entra, c’è troppa gente.» Francesca ha il volto disteso, lo guarda con occhi tranquilli. Alessandro annuisce continuando a lottare contro quel pianto che gli è salito fino in gola. Lei gli si avvicina, i suoi capelli gli sfiorano una guancia, sente il suo alito tiepido. «Se ti viene da piangere, piangi» gli sussurra all’orecchio. «È normale.» Ma lui stringe i denti. All’improvviso gli è venuta voglia di correre a casa. Da sua madre. Di appoggiare la testa sul suo seno e aggrapparsi con le mani alle sue spalle, riavvolgendosi intorno a lei come un ramo d’edera. Forse potrebbe chiamarla, ma non sa che cosa dirle. E poi, a quell’ora lei è in studio, non è disturbabile. E lui dovrebbe essere in classe.

 

Tratto da “Cuori imperfetti”
di Patrizia Varetto
Collezione Omnibus
© 2009 Arnoldo Mondadori Editore S.p.A., Milano
I edizione marzo 2009
 

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