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Tensione a Palazzo Madama

Legittimo impedimento: la sinistra va al muro contro muro e il governo pone la fiducia

Il governo pone la questione di fiducia sul disegno di legge sul legittimo impedimento. Il provvedimento prevede la sospensione dei processi a carico del presidente del Consiglio e dei ministri per motivi istituzionali.

La decisione arriva dopo una giornata carica di tensione a Palazzo Madama. "Visto l'alto numero di emendamenti presentati, 1685, il governo pone la questione di fiducia sugli articoli 1 e 2 del provvedimento", spiega nel tardo pomeriggio il ministro per i Rapporti con il Parlamento Elio Vito, tra i boati di protesta che si levano dai banchi di Pd e Idv. Che già dalla mattina avevano annunciato una battaglia durissima facendo mancare il numero legale al momento dell’appello. Alla ripresa dei lavori la linea dell’ostruzionismo prosegue con la lunga sequenza degli interventi dei senatori che complessivamente hanno presentato 1.685 emendamenti. Respinte le pregiudiziali di costituzionalità sollevate dall’opposizione (l’Udc si è astenuto) la capogruppo democrat Anna Finocchiaro conferma un "ostruzionismo puntiglioso", nonostante il presidente del Senato Renato Schifani avesse sottolineato che "il diritto di parola e di opinione in quest'aula è e continuerà ad essere sacro".  Si va avanti così per buona parte del pomeriggio, fino alla conferenza dei capigruppo al termine della quale Maurizio Gasparri, presidente dei senatori Pdl precisa che l’Aula, visto l’atteggiamento dell’opposizione,  dovrà esprimersi sul voto di fiducia dei due articoli in cui è composto il ddl e successivamente sull'intero provvedimento. Le votazioni inizieranno domani pomeriggio.

Alla maggioranza replica il leader del Pd Pierluigi Bersani che attacca. "Avanti così, a picconare il principio di legalità in questo paese. Credo che, in questo modo di procedere, ci sia un'arroganza senza limiti". La maggioranza respinge le accuse e con Gasparri insiste sul punto: i 1700 emendamenti presentati dalle opposizioni indicano un chiaro intento ostruzionistico. "È giusto – ha spiegato il capogruppo del Pdl - tutelare il diritto di critica delle opposizioni ma va anche garantito il diritto della maggioranza e del governo a decidere. Il provvedimento non cancella i procedimenti, ma consente la celebrazione degli stessi in modo compatibile con l'attività di governo". Il muro contro muro va avanti al punto che Pd e Idv chiedono che il premier venga in Aula per il voto di fiducia ma il presidente Schifani osserva che, con o senza il presidente del Consiglio, i lavori andranno avanti secondo il percorso fissato.

Ma cosa prevede il ddl? Stabilisce che il premier ed i ministri possano ottenere, per motivi istituzionali, il rinvio dell'udienza dei processi in cui sono imputati. Il provvedimento ha natura transitoria e durerà al massimo un anno e mezzo, in attesa che il Parlamento disciplini le prerogative del Presidente del Consiglio e dei ministri con una legge costituzionale. In questo caso è sufficiente che la presidenza del Consiglio attesti l'esistenza dell’ impedimento, perché il giudice rinvii il processo ad altra udienza. Finora, infatti, il giudice aveva un certo margine di discrezionalità nel decidere caso per caso se l'impedimento dell'imputato fosse legittimo.

Non solo: il ddl specifica anche le attività che danno luogo a "impedimento", comprendendole in un ambito piuttosto ampio. In sintesi, il presidente del Consiglio dei ministri può invocare il legittimo impedimento a comparire in un'udienza penale in caso di concomitante esercizio di una o più delle sue funzioni istituzionali. Ciò potrà accadere anche per i processi già in corso. Il giudice è quindi tenuto a rinviare il processo a udienza successiva che non può, comunque, andare oltre i sei mesi. Il rinvio dell'udienza per "legittimo impedimento", infine, non influisce sul corso della prescrizione del reato, che rimane sospeso per l'intera durata del rinvio.

Il duello finale tra maggioranza e opposizione è rinviato a domani.

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