Legnini: magistrati fuori da campagne politiche, Csm frena giudici

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Legnini: magistrati fuori da campagne politiche, Csm frena giudici

09 Maggio 2016

“Esiste il diritto di qualunque magistrato a esprimere proprie opinioni, e’ un principio costituzionale”, dice il vicepresidente del Csm, Giovanni Legnini, “ma non esiste la possibilita’ per i magistrati di partecipare attivamente alle campagne politiche. C’e’ un divieto”.

Legnini parla a ‘L’intervista’ di Maria Latella su SkyTg24, escludendo che i magistrati possano intervenire attivamente sul referendum costituzionale. L’intervento del vicepresidente del Csm arriva dopo la conferenza stampa del ministro Orlando di ieri sera, che aveva parlato di “valutazioni politiche” a proposito delle affermarmazioni attribuite, e successivamente smentite dal diretto interessato, il consigliere del Csm Morosini.

Legnini però, dopo l’intervista del procuratore di Torino Spataro, apparsa su Repubblica, deve ammettere che la consultazione “si colloca in una posizione intermedia. Il procuratore Spataro (oggi, in un’intervista a ‘la Repubblica’, ndr) dice che il referendum non e’ competizione politica ma ha a che fare con la Costituzione, che ci riguarda tutti”, spiega.

“Ma si pone un problema: sono i partiti ad avere approvato quella riforma, i partiti si schierano per il si’ o il no. Sta di fatto- sottolinea il vicepresidente del Csm- che un magistrato e una corrente della magistratura potrebbero trovarsi schierati a fianco dei partiti. In piu’ questo referendum si e’ caricato di un particolare significato politico”.

Legnini insomma auspica “un di piu’ di cultura di separazione e rispetto reciproco fra i poteri. La democrazia funziona- conclude- se tutti i poteri sono forti e si rispettano l’un l’altro”. Eppure proprio la magistratura incarna uno dei poteri dello stato e i giudici, come tutti gli altri cittadini, hanno il diritto di esprimersi sulla riforma costituzionale e il referendum.

Tanto più che in passato una parte politica, gli allora DS, applaudivano il cosiddetto partito dei giudici, a cui anche la stampa dava grande spazio. Contro Berlusconi il dissenso era lecito, contro la riforma Renzi spuntano i “divieti”?