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Idealisti e potere

L’esilio dei neocon potrebbe finire presto (anche grazie a Liz Cheney)

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Non fate caso a quello che sta accadendo oggi. Dopo un breve esilio, il neoconservatorismo potrebbe tornare in auge… o comunque essere rivendicato da alcuni conservatori. Attualmente a dominare la stampa è Bret Stephens, l’editorialista del Wall Street Journal, convinto che la filosofia politica dei “falchi” che ha condotto alla gloria l’amministrazione Bush continui a esercitare un fascino crescente su coloro che sono insoddisfatti di Obama. Stephens non è il solo a pensarla così. Con un’amministrazione che si trova ad affrontare un numero sempre maggiore di sfide politiche a livello internazionale, alcuni critici orientati a destra sostengono che il neoconservatorismo sia uscito dal guscio. La prossima sfida: convincere chiunque altro. Infatti i commentatori si chiedono se al neoconservatorismo dovrebbe essere data una nuova immagine.

•  La “Fiducia nel Potere” è meglio della “Speranza”. Abitualmente immune al fascino di Obama per le nazioni ‘ribelli’, Stephens afferma che, per cominciare, i neoconservatori avevano le loro ragioni. "Da quando il pendolo ha iniziato a oscillare verso una politica estera basata su poco più della semplice attrazione personale del presidente, c'è poco da meravigliarsi che il mondo si stia guardando intorno in cerca di alternative. Inizia ad essere compresa meglio e in ogni occasione una visione del mondo in cui il potere dell’America provveda ancora un margine di manovra tra libertà e tirannia, prosperità e disordine. E il ripensamento su quella visione avviene persino in Francia".

“Un’analisi realistica” è meglio di “Un pensiero illusorio”. Sulla rivista Commentary, Jennifer Rubin concorda, rimproverando il blaterare di Obama. “Le passate esperienze, l’attuale realtà geopolitica, i precedente storici, e il senso comune – dice Rubin – non vengono in alcun modo messi in evidenza dall’attuale presidenza. Invece stiamo puntando su una retorica trasparente e su di una fiducia pura nel dialogare con gente che chiaramente non vuole farlo con noi (o che sarebbe felice di dialogare mentre si comporta esattamente come gli pare). E ci sono molti casi che dimostrano questa condizione di stallo. Così sembra che ‘realismo’ si stia riducendo a un pensiero illusorio e ad una considerevole dose di inerzia”.

Gli ebrei liberali stanno commettendo un errore. Sull’American Thinker, Larry Greenfield rende omaggio a due esponenti di spicco del mondo ebraico e neoconservatore – Irving Kristol e Norman Podhoretz, spiegando che la loro visione è diventata centrale all’interno del moderno conservatorismo. L’autore invita gli “ebrei liberali”, turbati dalla politica di Obama in Medio Oriente, a sposare il pensiero neocon. “Il neoconservatorismo dovrebbe essere analizzato e rispettato per i suoi meriti come un ricco e profondo contributo  al conservatorismo moderno”, scrive Greenfield . “I case study dei patriarchi neoconservatori, Kristol e Podhoretz, ispirano celebrazione e contemplazione. Possa la stagione religiosa che ci troviamo a vivere invitare quegli ostinati ebrei americani che si oppongono ideologicamente al neoconservatorismo a cercare anche loro un qualche tipo di penitenza”.

•  L’astro nascente del neoconservatorismo. Mark Leibovich, uno dei giornalisti del New York Times, descrive la figlia di Dick Cheney, Liz, come una delle prossime icone neocon. Liz ha difeso l’uso del waterboarding fatto dall’amministrazione Bush e anche la controversa testimonianza di suo padre. Leibovich lascia intendere che Liz potrebbe presto correre per qualche incarico ufficiale, sebbene fino adesso non si sia ancora impegnata in niente: “Ciò che è chiaro è che la signorina Cheney, come minimo, è diventata un punto di riferimento dei conservatori sulla sicurezza nazionale. Più in generale, è stata promossa ad astro nascente del Partito Repubblicano, non scostandosi troppo dal ‘marchio di famiglia’".

Senti chi parla. Philip Weiss raccoglie le recenti opinioni dei neoconservatori sull’Iran e le prende sistematicamente di mira sul suo blog Mondoweiss. Anche Andrew Sullivan, una delle firme dell’Atlantic , non sembra impressionato: “Quello che i neoconservatori  non sembrano capaci di capire è che la ‘mano tesa’ dell’America nei confronti dell’Iran non è un sintomo di debolezza, bensì di forza. La scelta di Obama è servita a scoprire il bluff degli iraniani ed ha nuovamente focalizzato l’attenzione globale sul problema reale – che non è l’egemonia dell’America ma la follia di Teheran, spingendo la palla più avanti di quanto sia mai avvenuto sotto l'amministrazione Bush e con Cheney”.

Ma che significa allora il termine ‘neoconservatore’? Si chiede il giornalista del “Cato Institute” Justin Logan, che analizza gli scritti recenti dei neoconservatori cercando di unificarne i dogmi teoretici. Dice di aver trovato una serie di materiali largamente contradditori, “incoerenti”e intellettualmente sprezzanti: “Discutere se il neoconservatorismo sia in se stesso una teoria delle relazioni internazionali sembra una specie di esercizio da salotto delle stesse relazioni internazionali; non sappiamo se si tratti o meno di una teoria; se davvero si tratti nient'altro che di liberalismo; eccetera… ma quello che sarebbe realmente utile avere è un'affermazione chiara di quello che sia il neoconservartorismo, che possa essere analizzata nel merito. Fino a quando ciò non accadrà saremo lasciati soli a indovinare oppure, nel migliore dei casi, a venir fuori con quelle strane teorie complottiste su Leo Strauss e l’Università di Chicago che circolano su Internet”.

© The American Wire
Traduzione Alma Pantaleo

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5 COMMENTS

  1. neoconservatorismo…
    La cultura neocon è la principale minaccia per la pace nel mondo, in particolare per l’Europa. Quando finalmente sparirà questo delirio di onnipotenza chiamato “neoconservatorismo americano”, ci potrà essere una speranza per un mondo migliore e diverso da quello, orribile, di oggi. Saluti.

  2. mj, la tua generalizzazione
    mj, la tua generalizzazione è qualunquismo del genere più ottuso. La pace nel mondo è una chimera da sempre: sicuramente da molto prima che il neoconservatorismo nascesse.

    La politica radical-chic obamiana forse potrà piacere di più ora, ma nel lungo periodo permette solo che i dittatori e i regimi totalitari più feroci si armino senza troppi fastidi.

  3. per Matteo
    Guarda, il qualunquismo è roba che non mi appartiene. Ho commentato più e più volte su questo sito, con ragionamenti estremamente articolati e documentati. Qui ho semplicemente stringato al massimo una parte del mio pensiero, con il quale puoi essere d’accordo oppure no. Non è un problema mio. Ti dico solo che la tua affermazione riguardo ai regimi sanguinari è quanto di più errato ci possa essere. Ti ricordo che Nixon “creò” Pinochet, che Reagan finanziò e armò i talebani in Afghanistan e l’Iraq di Saddam Hussein quando faceva comodo, che Bush è il “padrino” del criminale georgiano Saakashvili, vera mina vagante per la stabilità dell’Europa. E vogliamo parlare del pseudo-democratico Clinton, di fatto un neocon mascherato? Finanziamenti e armamenti ai terroristi islamici dell’Uçk albanese e ai mujaheddin bosniaci in funzione anti-serba, con il tacito appoggio dell’Iran, guarda caso “nemico” solo quando fa comodo! E con i repubblicani che all’epoca spingevano per compromettersi ancora di più con i fondamentalisti islamici sauditi da spedire in Kosovo e in Bosnia a fianco dell’Uçk e delle milizie bosniache musulmane! E parliamo degli anni Novanta, non di un millennio fa! Questo non è qualunquismo: è la dura realtà.

  4. Anche se scendi nei
    Anche se scendi nei particolari, il tuo qualunquismo antiamericano resta.
    Sbrighi faccende complesse ed articolate con un “Nixon ha creato”, o con un “gli americani hanno fatto”, ecc. Il problema è che il mondo, quello sì reale, non è un posto semplice, e molto spesso gli USA hanno dovuto scegliere il male minore. Ma dove è possibile hanno sempre difeso la democrazia (ance perchè senza democrazia è più difficile sviluppare il mercato).

    Inoltre l’America è un Paese eccezionale, perchè l’unico ad essere guidato nella sua politica estera non solo dagli interessi (come tutti), ma anche da ideali di libertà, che quasi sempre hanno influito sulle sue scelte.

    Ci sarebbe poi da discutere su molti degli esempi che citi (parli dell’aiuto dato agli afghani per liberarsi dai sovietici come fosse una cosa negativa…).

    Ma vedo che discutere non giova. Resta pure della tua idea che tutti i mali del mondo vengano dagli USA. E nell’esprimere quest’idea dalla memoria corta, continua pure ad usare una libertà che ti è concessa grazie al sangue di giovani americani morti per noi.

    Saluti

  5. liberarsi dei sovietici?
    Eh sì, infatti gli afghani ci hanno davvero guadagnato a passare dai sovietici ai talebani! Ma per favore, cerchiamo di essere un minimo seri… Rispetto all’epoca del governo comunista, l’Afghanistan di oggi è letteralmente all’età della pietra. C’è un fanatismo islamico terrificante, un oscurantismo primordiale, una miseria da record mondiale e una totale assenza di prospettive per un futuro decente. Qual’è il male minore? Il comunismo o il fondamentalismo islamico? Si evince che la risposta è il comunismo, vero? Ergo, la “lotta al terrorismo” è soltanto uno ridicolo specchio per le allodole. E vogliamo parlare del Cile, visto che si parla di quale sia il “male minore”? Davvero un delinquente come Pinochet che ha massacrato migliaia di persone è stato “il male minore” per il popolo cileno? Davvero il socialista Allende meritava di essere ucciso in quel modo? E perchè non parlare della Spagna e della Grecia? Due dittature fasciste sanguinarie che hanno sovvertito la volontà popolare e che sono state appoggiate dagli Stati Uniti. Davvero queste porcherie possono essere definite “male minore”? Tutte balle, tutte frottole. Siamo manipolati dall’inizio alla fine e non ce ne rendiamo neppure conto. Troppo comoda adesso parlare dei “giovani americani” morti per la libertà dell’Europa. E’ il classico argomento che si tira fuori quando, appunto, non si hanno più argomenti. Sarebbe bene che accanto a quelle migliaia di americani, alla cui memoria comunque mi inchino perchè ciò che è giusto deve essere riconosciuto, si ricordassero anche gli oltre 20 milioni di sovietici morti per sconfiggere il nazismo e i partigiani italiani, jugoslavi e greci, senza il cui eroico sacrificio la guerra non sarebbe mai e poi mai arrivata a termine in tempi relativamente così brevi. Non è una giustificazione dei regimi comunisti, assolutamente. E’ semplicemente un dato di fatto: senza gli Stati Uniti, Hitler poteva essere battuto lo stesso, senza l’Unione Sovietica no. La storia parla chiaro: il tracollo nazista è iniziato il 2 febbraio 1943 a Stalingrado; lo sbarco in Normandia è avvenuto quasi un anno e mezzo dopo con il fronte occidentale tedesco ormai totalmente sguarnito per far fronte all’avanzata sovietica da Est…

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