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I nostri connazionali marciscono nelle galere di Lula

Lettera aperta agli italiani in Brasile sul caso Battisti

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Cari Italiani in Brasile,

siete 25 milioni, la più numerosa popolazione di oriundi italiani nel mondo. Sapete che ieri Cesare Battisti è stato liberato dal Supremo Tribunal carioca. Vi scriviamo non per indignarci sulla fine di questa storia, visto che ormai indignarsi è diventato un sport (inter)nazionale. Con tutto il rispetto che dobbiamo alle vittime degli "anni di piombo", infatti, bisogna ammettere che la traginovela di Battisti ci ha stufato, come tante altre vicende di quegli anni bui e sanguinari: dagli imprenditori del terrore come Delfo Zorzi, riparato in Giappone, ai bruciatori di bambini come Achille Lollo, anche lui sfuggito alla giustizia in quel di Rio.

Non vi chiediamo neppure gesti eclatanti tipo organizzare il boicottaggio dei prodotti brasileri o d'incasinare il ricco programma d'interscambio culturale con l'Italia previsto dal Brasile nel 2011, cose del genere lasciamole fare ai contestatori milanesi di Israele. Sappiamo che in ballo ci sono interessi più grandi del piccolo Battisti, e ci mancherebbe pure che un criminale comune (come l'hanno definito i giudici sudamericani) oltre ad accendere gli animi riuscisse anche a deprimere la nostra già scalcagnata economia, allontanandola dalle emergenti tigri sudamericane.

Vi chiediamo solo di riflettere su un paio di aspetti collegati al caso Battisti, e di far sentire, forte e chiaro, la vostra voce, se lo riterrete giusto. La prima questione riguarda la percezione che il governo e il potere giudiziario brasiliani hanno dimostrato di avere del nostro (che è un po' anche il vostro) Paese. La seconda le condizioni in cui versano i prigionieri italiani che, a differenza di Battisti, in Brasile vengono trattati come schiavi.

Le due questioni s'intrecciano. Per far tornare libero a Battisti ci sono voluti due principi del foro: Luiz Eduardo Greenhalgh, ex deputato e tra i fondatori del Partido dos Trabalhadores di Lula, capace di mediatizzare con grande abilità il processo, e quel Luis Roberto Barroso, tra i più riveriti avvocati costituzionalisti,  che ha invece puntato la sua strategia difensiva sui "diritti umani" dell'imputato, dubitando delle condanne inflitte dalla giustizia italiana all'ex membro dei Pac.

Riassumiamo il Barroso-pensiero: "Battisti ha vissuto più di trent'anni una vita produttiva e tranquilla (...). E' amato e rispettato dalla comunità intellettuale francese (...). Quali sentimenti muovono quell'ammirevole Paese (l'Italia, ndr.) che, dopo decenni, non è ancora riuscita ad approvare una legge di amnistia dei vecchi rancori? (...) Si può immaginare che gli italiani sono alla ricerca di un criminale comune? E qualcuno pensa a qual è il contesto politico in Italia ove quest'uomo andrà a scontare una pena, senza rischio di attacchi alla sua dignità?".

"Battisti è stato un militante del sogno socialista, che ha emozionato i cuori e le menti (...) è una vittima di una spedizione punitiva fuori stagione. Non può liberarsi del suo destino, trofeo simbolico di dispute politiche (...). Nessuno sembra interessato al terrore che lo attende in un carcere politico italiano".

Cari italiani in Brasile, se ci siete battete un colpo. Sui vostri giornali, con le vostre associazioni e grazie ad ogni possibile gruppo d'influenza. L'ideologia dei Barroso è quella di una sinistra che, perso ogni radicalismo, ebbra di potere, giudica altre nazioni e culture in modo romantico e offensivo.

La seconda questione riguarda altri italiani come voi, più di quaranta, che vivono rinchiusi come sardine nelle carceri brasiliane. Costoro non hanno sperimentato la parte garantista e comprensiva della giustizia di Lula, ma quella repressiva ed indecente. Come l'imprenditore arrestato perché aveva baciato troppo affettuosamente sua figlia. Come la mezza dozzina di nostri connazionali accusati di sfruttamento della prostituzione, che aspettano da anni un processo senza poter vedere un console italiano. Sbattuti da un buco di galera all'altro, con tre litri d'acqua alla settimana, un pastone immangiabile, tra scabbia e tubercolosi. Se anche fossero della Sacra Corona Unita, rimpiangerebbero il 41 bis.

Conosciamo qual è la situzione carceraria e dell'ordine pubblico in Brasile ed è veramente ridicolo sentirsi impartire delle lezioni di democrazia da Lula e dai suoi giudici, acquiescenti davanti al potere politico. Cari italiani, date un'occhiata qui se avete a cuore la giustizia in Brasile e non soltanto il caso del "povero Battisti".

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7 COMMENTS

  1. battisti
    e aggiungerei ,se tra voi 25 milioni,vi è qualcuno che conosce il colpo dell, ombrello bulgaro ,e volesse farci un favore,qui siamo pronti con bottiglie di spumante e pasticcini,in cambio votiamo belen al parlamento.grazie

  2. Come al solito siamo troppo
    Come al solito siamo troppo indilgenti e dovremmo invece imparare a tirare un po’ la corda e guardarci attorno. Ci facciamo trattare in questo modo anche da Paesi come il Brasile, che con tutto il rispetto, non dovrebbe proferir parola in materia di diritti umani e democrazia! Battisti merita di marcire in galera, e nemmeno così la sete di giustizia delle famiglie delle vittime potrà essere sedata.

  3. Disprezzo ma non sorpresa
    Che bella foto! Chissà… se Battisti venisse in Italia, sarebbe ancora più affollata la compagnia di quanti si accalcherebbero ridanciani per una una photo opportunity con un siffatto articolo da fogna? Un ricordino da mostrare ai nipotini. Ciascuno si sceglie i suoi modelli e i suoi eroi.

  4. Fatelo fuori
    Basta parlare battisti scritto in minuscolo per esaltare la porcheria dell’uomo evidenziando la carogna che è perchè oltre che un assassino spietato è un protetto affermo che uno cosi va fatto fuori fisicamente occhio per occhio dente per dente lo dice pure Pisapippa l’amico amante dei musulmani accoppatelo

  5. Chiedo scusa al (mio) popolo italiano
    Scrivo questa lettera coperto di vergogna e desolazione. Un profondo sentimento di amarezza e colpa mi invade, perché nel momento in cui scrivo queste righe, riesco a sentire il canto degli uccelli, provo a sentire il vento che viene del mare, vedo la gioia di alcuni bambini che giocano per la strada. Mi sento in colpa sapendo che le vittime brutalmente massacrate da Cesare Battisti non sono più con i loro carissimi parenti, non possono più contemplare nuovi orizzonti, né vivere nuove esperienze. Purtroppo, loro malgrado e senza colpa, si sono trovate nel momento sbagliato nel posto sbagliato, dunque non potranno mai più sentire l’odore del caffè nella cucina, le risate dei bambini, il canto degli uccelli…

    Constato con amarezza che il paese dove sono nato – afflitto dai propri problemi – ha deciso di offrire al mondo la peggiore dimostrazione di impunità: non bastava negare l’estradizione di Battisti, il colpo finale è stato l’immediata liberazione di quel terrorista. Quando l’ ho visto e l’ho sentito dichiarare “scelgo Rio de Janeiro come la mia nuova casa” ho ricevuto io quello schiaffo. Sono uscito per comprare i giornali con la testa bassa evitando altri sguardi, temendo che vedendomi qualcuno avrebbe potuto dire: quello è brasiliano, vigliacco amico del terrorismo!!!

    Vorrei che il paese in cui sono nato fosse conosciuto in Italia per la generosità e la bontà della sua gente e per il rispetto della democrazia, non come il paese che dà rifugio ai terroristi fuggiti dalla legge.

    Un paese di contrasti – cosi è il Brasile. Sono cresciuto durante il regime militare brasiliano, ascoltando i miei che dicevano che eravamo il “paese del futuro”, che sarebbe arrivato un giorno in cui le persone non avrebbero più avuto fame, l’analfabetismo sarebbe stato sradicato e soprattutto che il paese sarebbe divenuto uno stato caratterizzato dalle istituzioni democratiche ove tutti sarebbero stati uguali di fronte alla legge.

    Nipote di italiani emigrati, da sempre ho imparato ad amare e ammirare l’Italia, pure mio paese. Ho scelto di vivere qui avendo capito che, a parte i tanti problemi, la nostra Italia è dotata di uno spirito meraviglioso, una capacità straordinaria di superare ogni ostacolo – basta guardare indietro e ricordare quante battaglie abbiamo superato – ed eccoci qua!!! Stiamo celebrando il 150º anno della nostra Unità.

    Pertanto chiedo scusa al popolo italiano – in particolare alle vittime del terrorismo – anche a nome di migliaia di italo-brasiliani che come me hanno gli stessi sentimenti di vergogna, delusione e indignazione per questa decisione del governo brasiliano. Chiedo scusa ad Alberto Torregiani e gli voglio dire che il sentimento dell’indignazione tormenta certamente il cuore di tutti coloro nelle cui vene scorre sangue italiano, anche se sono nati in qualche paese lontano.

    Fabio Barbiero
    Livorno – Italia

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