Lettera liceali a Napolitano: che delusione il vuoto in senato

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Lettera liceali a Napolitano: che delusione il vuoto in senato

03 Gennaio 2009

"Delusione, amarezza, vergogna": sono i sentimenti che hanno provato i ragazzi della quinta A del liceo "XXV Aprile" di Pontedera dopo una visita con due loro insegnanti il 2 dicembre scorso al Senato, dove hanno assistito a una seduta. I ragazzi hanno scritto una lettera al presidente della Repubblica Napolitano, pubblicata dalla "Stampa", descrivendo la loro esperienza e i loro sentimenti.

L’ordine del giorno della seduta da loro vista prevedeva la conversione in legge, con modifiche, del decreto legge 9 ottobre 2008 n. 155 recante misure urgenti per garantire la stabilità del sistema creditizio e continuità nell’erogazione del credito a imprese e consumatori nell’attuale situazione di crisi dei mercati finanziari internazionali.

Il primo stupore, gli studenti l’hanno provato vedendo che in aula "decine di posti erano vuoti, le tribune a sbalzo erano pressochè deserte e nessuno di quei pochi signori presenti stava ascoltando il Presidente". Ma lo stupore è cresciuto quando hanno visto che, con il passare dei minuti, "la situazione degenerava: i senatori parlavano tra loro e al cellulare con estrema naturalezza, generando un fastidiosissimo brusio di sottofondo, non captato dal Presidente, che neppure tentava di richiamare all’ordine questi senatori. I più pacati sfogliavano semplicemente le pagine dei quotidiani i dei giornali di gossip. Non dimentichiamo poi coloro che usavano con naturalezza il computer".

Molti senatori poi, presa la parola e concluso il discorso, "prendono la ventiquattr’ore e se ne vanno, senza ascoltare la risposta". Lo stupore provato sinora, scrivono ancora, "si trasforma in profonda delusione e vergogna" quando alcuni di loro ascoltano le frasi di un senatore che rispondeva alle domande di altri signori scandalizzati quanto loro. "E’ normale – diceva – è da anni che è così. I senatori si presentano solo per le votazioni più importanti, il titolo ormai è acquisito".

I ragazzi del liceo concludono dicendo che "di assenteismo, disinteresse, falsità nella politica italiana avevamo sentito parlare, adesso però li abbiamo visti non i nostri occhi. La politica non può e non deve essere quelle che ci si è presentata davanti". Scrivono a Napolitano "in veste di garante della Costituzione e rappreentante dell’unità", ma non fanno appelli: ringraziano per il tempo da lui speso nel leggere la lettera e, "in veste di cittadini italiano le chiediamo di far tesoro del pensiero, per non dire dello sdegno, di 20 studenti, fieri cittadini italiani esattamente come Lei".