Home News L’Europa dà al Cav. l’ultima chance di fare le riforme che servono al paese

Trasformare una difficoltà in un'opportunità

L’Europa dà al Cav. l’ultima chance di fare le riforme che servono al paese

6
70

Il Cavaliere è riuscito a trasformare un passaggio estremamente difficile in un’opportunità di ripresa per l’azione del Governo e della maggioranza. Per alcuni giorni l’esecutivo ha camminato sul crinale della crisi, dopo l’ultimatum, improvviso ed inatteso, da parte dell’Unione europea. La maggioranza si è di nuovo infilata nel tormentone delle pensioni, in un braccio di ferro che ha contrapposto il PdL alla Lega Nord, decisa a salvaguardare i trattamenti di anzianità, che in larga misura sono erogati nelle regioni settentrionali, dove i lavoratori sono in grado di far valere maggiore stabilità e continuità lavorativa e, quindi, i requisiti contributivi richiesti, in età inferiore a quella necessaria per la vecchiaia. La marcia indietro è stata un errore, ma non si poteva fare una crisi di governo su questo tema, nonostante la sua importanza.  

Poi è venuta l’idea della lettera d’intenti, in cui è stato esposto un programma che il Consiglio europeo non poteva non valutare positivamente, sia pure con riserva, perché i suoi contenuti sono perfettamente in sintonia con le indicazioni della Ue, come riassunte, all’inizio di agosto, anche nella lettera della Bce. La lettera di intenti ha assunto, poi, ulteriore valore perché il Consiglio dei capi di Stato e di governo non si è limitato ad una presa d’atto, ma, nel comunicato finale, ha voluto ribadire in modo dettagliato gli impegni che il nostro Paese è tenuto a rispettare, secondo un preciso calendario sottoposto ad un severo monitoraggio europeo. In sostanza, se Berlusconi ha bleffato al solo scopo di guadagnare qualche settimana per arrivare, così, alla fine dell’anno e portare il Paese alle elezioni in primavera, il Consiglio andrà a vedere il suo gioco, al punto di esigere il rispetto degli impegni assunti anche da un eventuale nuovo governo, espressione di una diversa maggioranza.

In sostanza, se non interverranno incidenti parlamentari e se un avvitamento della crisi non creerà improvvise imboscate al Governo - ambedue queste eventualità sono sempre dietro l’angolo - il Cavaliere ha buone possibilità di sventare ciò che teme di più nel caso di una caduta prossima dell’esecutivo: il varo di un governo tecnico o istituzionale che porti il Paese alle elezioni.

In verità, dopo la presentazione della lettera di intenti e la risposta della Ue, l’attuale Governo si è caricato sulle spalle, un po’ per celia un po’ per non morir,  la linea di condotta, improntata al rigore e al risanamento, che sarebbe  richiesta ad un esecutivo <tecnico> di alto profilo istituzionale. Ha trovato un programma di fine legislatura che gli consente di non vivacchiare; se poi il Governo non sarà in grado di andare avanti, la lettera di intenti potrebbe essere un ottimo programma elettorale, all’insegna di uno slogan riassuntivo molto efficace: <noi stiamo con l’Europa>. Tanto più che le opposizioni di sinistra sono costrette a prendere  le distanze dalle scelte strategiche e dalle politiche dell’Unione e a scivolare, piano piano, lungo la china di una sindrome greca.

Mentre la maggioranza di centro destra si è ricompattata, a sinistra non basta più l’antiberlusconismo a cementare un’alleanza che, una volta arrivata al potere, non sarebbe in grado, per profondi dissensi interni, di governare in sintonia con l’Europa. Anche le Cancellerie dei Paesi più importanti si sono accorte che, dopo Berlusconi, si aprirebbe una prospettiva di grande incertezza: in pratica, l’Italia (il cui crollo potrebbe coinvolgere l’intera Unione) passerebbe dalla padella alla brace.

Certo, Berlusconi può anche credere che la vita vera sia quella che si svolge sugli schermi televisivi dove basta raccontare le cose anche senza portarle a compimento. Ma nella realtà le regole sono diverse. Il Governo del <fare> non può cavarsela portando in massa, alla Camera, dal martedì al giovedì, ministri, vice ministri e sottosegretari a votare mozioni su argomenti più disparati e a ratificare, a raffica, trattati internazionali in archivio da anni. Bisognerà pure che il decreto sviluppo – promessa incauta agli italiani – prenda forma e sostanza, al più presto e nel migliore dei modi possibili. Intanto, si è riaperto il fronte dell’articolo 18 dello statuto dei lavoratori. La revisione della disciplina del licenziamento individuale deve diventare la bandiera della nuova fase politica. Costi quel che costi. 

P.S. di martedì 1 novembre

Purtroppo la mia rubrica di ieri era troppo influenzata dall'ottimismo della volontà. La giornata e' stata molto difficile, non tanto per l'andamento delle Borse, quanto piuttosto per l'avvitamento nella crisi dei nostri titoli di Stato. L'anno prossimo verranno a scadenza titoli per alcune centinaia di miliardi. Se saremo costretti a rinnovarli con gli attuali tassi di interesse l'economia del Paese sara' impiccata per anni ad un servizio del debito ai limiti della sostenibilita'. Fino ad ora i nostri tentativi di uscire dai vortici della crisi vengono approvati in sede politica, ma bocciati dai mercati. Sono bastati pochi mesi per arrivare a questo punto. Sara' in grado l'attuale governo di reggere un'altra stretta sui conti pubblici?
 

 

  •  
  •  

6 COMMENTS

  1. Berlusconi liberista e comunicatore? alla prova dei fatti no
    A mio parere il problema maggiore di Berlusconi è la scarsa capacità di comunicare o se non è questo la mancanza totale di idee. La fama di grande comunicatore attribuita a Berlusconi a me sembra una bufala totale. Probabilmente è nata dopo che gli ex comunisti hanno perso le elezioni. Quei dirigenti (che sono ancora tutti lì) avevano un solo modo per giustificare la loro inadeguatezza: esaltando l’efferata azione mistificatrice del berlusconismo. E da qui l’idea che Berlusconi fosse un grandissimo comunicatore. A me pare il contrario: sotto questo aspetto, Berlusconi è una vera e propria fetecchia. Berlusconi ha vinto per reazione al disgusto del governo possibile e effettivo della sinisistra: per null’altro. Se al posto di Berlusconi ci fossi stato io o un pinco pallino qualunque, il risultato non sarebbe cambiato.
    Per esempio da questa crisi dovrebbe risultare evidente una sola cosa: che la via socialista e interventista dello stato nell’economia ha prodotto e produrrà sempre disastri.
    Questa maggioranza coglie al balzo quest’incredibile opportunità per proporre al paese una via di sviluppo liberista simile a quella svizzera?
    Per nulla. Anzi si fa dettare l’ordine del giorno da delle opposizioni appiattite sull’idea socialista. E così succede che guardando per esempio rainews di Mineo mi devo sorbire sbrodolamenti sdolcinati sul socialismo e su quanto cattivo è invece il liberismo, it tutto chiaramente senza un minimo di contradditorio.
    Il PdL non ha idee propositive e non le propone ai mass media. Anzi il PdL finisce per scimmiottare Visco nella maniera peggiore: riprende l’idea dello stato di polizia fiscale e aumenta la tassazione sul risparmio, tasse che sono totalmente controproducenti e che fanno fuggire capitali e persone. C’è qualcuno che mi sa spiegare perchè questo comportamento da Tafazzi? Solo per far contento quel Bonanni che poi fa politica per Casini?
    E quindi finisce che Renzi sembra proporre un’alternativa liberista migliore di quella del centro destra attuale. Anche le riforme del mercato del lavoro in chiave liberista oggi sul tavolo, chi ci crede?
    Se il PdL vuole recuperare una chance di vincere le prossime elezioni, licenzi Tremonti e inizi a fare politiche liberiste prendendo la Svizzera a riferimento e proponendo un marketing politico che abbia un minimo di efficacia.
    Altrimenti questo centro destra cambi nome e si faccia annettere dagli ex comunisti di D’alema.

  2. Più che il giudizio di
    Più che il giudizio di un’Europa che, di fatto, ci ha commissariati, conta sempre e solo il giudizio dei mercati che, anche oggi, ci stanno troncando. Lo spread è ai massimi storici, c’è puzza di fine impero, e non credo che un altro governo o un Montezemolo potrebbero invertire la rotta di un gioco molto più grande delle nostre piccole divisioni interne. La Cina, che è responsabile di un forte attacco speculativo all’euro, ora ci propone la salvezza: “vi compriamo noi”, salvandoci dai loro stessi attacchi… prepariamoci… come si dice “grazie” in cinese?

  3. almeno è un’interfaccia
    almeno è un’interfaccia seria che in Italia è scarsa,perchè sinistra e terzo polo vorrebbero,in un assurdo e surreale muro contro muro rimandare il berlusconismo a casa senza appello

  4. Caro Andrea, il
    Caro Andrea, il Berlusconismo si è mandato a casa da solo, e non è tanto in questa povera Italia a rendercesene conto, ma nel resto d’Europa, dove basta girare un po’ per aver la netta ed inequivocabile certezza che il cavaliere(sic!) ha disintegrato il ns. credito residuo nel mondo e ridicolizzato il paese per sempre! Forza gnocca! Ora, con un momento durissimo come questo, solo la Cina, comprandosi l’Europa, ci potrà salvare…

  5. Prima che la barca affondi del tutto …
    Preso atto dell’ulteriore ampliamento del differenziale tra BTP decennali italiani e BUND tedeschi – che oggi , 1° novembre, ha sfondato anche la soglia dei 455 punti base, mai toccata prima, innalzando l’asticella del suo record storico a 459 p.b. – con un conseguente significativo impatto negativo sui conti pubblici (secondo alcuni calcoli, un aumento della spesa per interessi pari a circa 4-5 miliardi di euro), ritengo essere giunta l’ora che, volente o nolente, Berlusconi faccia il fatidico passo indietro (con il contestuale scioglimento dell’attuale inadeguato governo Berlusconi-Bossi-Scilipoti, peraltro non eletto dal popolo) e si costituisca al più presto un governo tecnocratico emergenziale di nomina presidenziale che, attraverso urgenti azioni – mirate, radicali e concrete -, ponga rimedio al profondo deficit di credibilità che sta impetuosamente investendo l’Italia.

Aggiungi un commento

Please enter your comment!
Please enter your name here