L’Europa diventa sempre più popolosa (e più vecchia)
30 Dicembre 2008
Come sta la vecchia Europa? Sempre più popolosa, ma sempre più vecchia. E’ questo il ritratto del Vecchio Continente dipinto da Eurostat, l’istituto statistico europeo che nelle scorse settimane ha pubblicato uno studio con le proiezioni di incremento demografico nell’Ue per l’anno a venire. Secondo i calcoli degli statistici a dodici stelle, l’Unione europea toccherà la ragguardevole quota di mezzo miliardo di abitanti già a gennaio del nuovo anno. Nel 2008, infatti, la popolazione nei 27 stati dell’Unione è cresciuta in media dell’1.1 per mille, e dell’1.2 nell’eurozona vale a dire nei paesi che adottano la moneta unica europea.
Ad analizzare i dati stato per stato però, si legge chiaramente come la crescita della popolazione non sia affatto uniforme, e come anzi a paesi che “tirano la carretta” più di altri se ne affianchino altri con un saldo pericolosamente in negativo. I più alti tassi di crescita si registrano in Irlanda, che agguanta il primato assoluto con un +12 per mille; in Francia, seconda con un+4.5 per mille; nel Lussemburgo, con +4.3 a Cipro, +3.9 e nel Regno Unito: i sudditi di Sua Maestà Elisaetta II saranno il 3.6 per mille in più rispetto all’anno che sta per scadere.
C’è però chi non aumenta il proprio saldo demografico, anzi, lo vede drasticamente calare. E’ il caso della Bulgaria (-4.8 per mille), della Lettonia (-3.2) e dell’Ungheria (-3.1). Secondo gli analisti, la causa di un tale decremento è da ricercarsi nella combinazione di due fattori molto importanti: da un lato, l’alto tasso di mortalità dei paesi colpiti dal calo; dall’altro, invece, il sempre più consistente fenomeno di migrazione “interna” verso altri stati dell’Unione europea. Non a caso, sottolineano ancora i dati Eurostat, i paesi che più di altri hanno visto cresere veritginosamente il numero dei propri abitanti sono appunto quelli maggiormente interessati dal flusso migratorio “in entrata”: l’Irlanda, che si accaparra un altro primato con +14.1 immigrati ogni mille abitanti; la Slovenia, salita a +12.6; Cipro, con ben +11.7; e infine la Spagna, forte anche lei di un +10.2.
E’ un bilancio con il segno meno anche per la Germania, che si deve accontentare di un amaro -0.2 per mille, anche questo dovuto principalmente al fatto che l’immigrazione, nel 2008, è stata poco consistente.
E il nostro Paese? Con una crescita del 7.0 per mille, dovuto esclusivamente ad un incremento dei flussi migratori, l’Italia ha già raggiunto sessanta milioni di abitanti. Il Bel Paese però, assieme al Portogallo, registra un tasso di natalità fra i più bassi d’Europa: appena 9.6 nuovi nati ogni mille abitanti, due punti in meno rispetto a un tasso di mortalità che si attesta al 9.8 per mille.
La crescita della popolazione italiana, che avrebbe da sola un saldo negativo dello 0.2 per mille, è però trainata proprio dall’immigrazione, che nel 2008 ha toccato quota 8.1 per mille su una media europea del 3.3. Un dato che deve far riflettere sull’entità del fenomeno migratorio verso l’Italia: soprattutto considerato che, fatte le debite proporzioni sul numero di abitanti, esso risulta di gran lunga superiore, numericamente parlando, a quell’incremento del 14.1 per mille registrato dall’Irlanda quest’anno risultata la “primatista” d’Europa. Ma solo in percentuale.
Ma i dati Eurostat sono anche un preciso monito ai paesi colpiti dal maggior decremento demografico e dal più consistente fenomeno dell’invecchiamento della popolazione a mettere in campo politiche che possano invertire la pericolosa tendenza. E l’Italia non può certo chiamarsi fuori dal novero di questi paesi a bilancio negativo, dal momento che il segno + racimolato quest’anno è merito esclusivamente di un fattore esterno: l’incremento dell’immigrazione.
Così il Governo ci prova mettendo a disposizione degli italiani il “Bonus Famiglia”, ultimo in ordine di tempo tra i provvedimenti governativi in aiuto ai magri bilanci familiari. Si tratta di una somma, come si legge nei programmi dell’esecutivo, variabile da 200 a 1.000 euro a seconda della condizione economica di chi lo richiede, e che non costituisce reddito né ai fini fiscali né previdenziali e nemmeno ai fini del reddito-soglia per beneficiare della social card. Una “boccata d’ossigeno” in più, insomma, che non preclude l’accesso agli altri benefit governativi del pacchetto anti-crisi, ma che mira soprattutto a fornire un supporto economico alle famiglie italiane che si trovano in maggiore difficoltà.
Possono accedere al Bonus i residenti in territorio nazionale che facciano parte di una famiglia qualificata come “a basso reddito”, vale a dire introiti fino a 35mila euro di reddito complessivo familiare annuo. Il reddito-soglia spiega il decreto, varia in funzione del numero di componenti del nucleo familiare, nonché e della loro condizione, come nel caso di un pensionato o un portatore
di handicap, secondo una tabella comparativa speciale.
Per accedere ai benefici del bonus occorre presentare una domanda nella quale il richiedente comunica, attraverso il meccanismo dell’autocertificazione, i dati del coniuge non a carico e il suo codice fiscale; i dati dei figli, gli altri familiari a carico, la relazione di parentela e il rispettivo codice fiscale; infine, il fatto che il reddito complessivo familiare rientri effettivamente nei limiti richiesti dal decreto, e il periodo d’imposta –2007 o 2008 – in cui è stato realizzato il reddito. Per l’esecutivo, si tratta del “massimo sforzo possibile” da parte dello Stato in questo particolare momento di crisi. Nulla di fatto, dunque, per il tradizionale “bonus bebè” che avrebbe dovuto entrare in vigore con l’approvazione della finanziaria 2009-2011, e che sarebbe costare allo Stato qualcosa come 500 milioni di euro l’anno: il provvedimento dell’esecutivo parlava di un bonus di 1.000 euro per ogni nuovo nato a partire dal gennaio prossimo. La misura era stata già presentata lo scorso 18 giugno. Il nuovo decreto anti-crisi approvato dal Governo per sostenere le famiglie in difficoltà ha però convertito il vecchio bonus da 1.000 euro per ciascun nuovo nato in un prestito di 5mila euro destinato alle famiglie numerose, da restituire entro un quinquennio ad un tasso del 4%. Lo stanziamento complessivo da parte dello Stato per finanziare gli aiuti sarà di 25 milioni di euro, e verrà destinato alle famiglie alle prese con l’arrivo di un nuovo figlio nel 2009. Per ottenere il bonus, sarà neessario presentare domanda entro il 31 gennaio.
Si completa così, assieme alla social card approvata in novembre per fare fronte alla crisi e rilanciare i consumi “dal basso”, il quadro delle “stampelle” eonomico-fiscali con il quale il Governo mira a fornire ai soggetti in maggiore difficoltà i mezzi necessari al superamento dell’impasse generale.
