L’Europa non può abbandonare la Libia a se stessa

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L’Europa non può abbandonare la Libia a se stessa

29 Aprile 2014

Si può fare come il Giornale che anche oggi torna ad attaccare il ministro Alfano sul tema della immigrazione, senza neanche uno straccio di proposta ma solo con numeri e dichiarazioni distorte in modo strumentale per uno scopo elettoralistico. Oppure si può cercare di capire cosa sta succedendo dall’altra parte del Mediterraneo e perché 800mila persone sono pronte a imbarcarsi.

Prima che scoppiasse la guerra civile libica, l’Italia e l’Europa hanno sostenuto le politiche repressive di Gheddafi sulla immigrazione, credendo che il Rais avrebbe potuto contenere i flussi migratori provenienti dall’Africa e dal Medio Oriente solo con la forza. Caduto il regime il rubinetto dei profughi e dei migranti si è aperto ma chi in Europa aveva spinto di più per l’eliminazione di Gheddafi si è guardato bene dal partecipare al successivo "nation building". La patata bollente del controllo delle frontiere è stata lasciata all’Italia, che è un Paese accogliente ma non può accogliere tutti. 

Abbiamo fatto da soli "Mare Nostrum", spendiamo una barca di soldi per i rimpatri sui voli diretti per rispedire a casa gli illegali, sono stati arrestati 200 scafisti e si è evitato, soprattutto, di piangere nuove stragi del mare. Il nostro sistema di accoglienza è al collasso e davanti a noi resta un Paese, la Libia, dove il processo di ricostruzione dello Stato è bloccato dalla prepotenza e dalla violenza delle milizie. A livello europeo, non si può continuare a gestire fenomeni di tale portata solo in una logica di politica interna.

Il nostro Paese non si tira indietro ed è pronto ad assumere la direzione di Frontex, se la agenzia verrà rafforzata e dotata di fondi più consistenti. Ma serve un impegno maggiore della Ue in politica estera. La Missione Eubam Libya va rafforzata, investendo di più nel training delle forze di sicurezza libiche e gettando le basi per il disarmo delle milizie. Solo se le milizie disarmeranno, com’è accaduto in Kosovo, potrà riprendere il processo costituzionale che in Tunisia ha dato i suoi frutti.

In Libia un pezzo delle milizie è appoggiato da alcuni Stati del Golfo. L’Italia e l’Europa negli ultimi anni hanno rafforzato i loro rapporti con i ricchi Paesi petroliferi del Golfo alleati dell’Occidente, che in passato hanno svolto un ruolo importante nella stabilizzazione di altre realtà del mondo musulmano, com’è avvenuto con gli Emirati Arabi sempre per il Kosovo. A Bruxelles si provi a intavolare una discussione sforzandosi di avere una diplomazia funzionante: Lady Ashton coinvolga di più gli Stati arabi.

Ma se le milizie non disarmeranno e la situazione che c’è adesso dovesse prolungarsi (oggi il parlamento è statao assaltato da uomini armati, nei giorni scorsi il premier appena nominato si è dimesso perché la sua famiglia è stata minacciata, mentre il suo predecessore era stato rapito…), la strada da percorrere è il presidio militare e umanitario congiunto sulla costa sud del Mediterraneo. Bruxelles ha lasciato sola la Libia al tramonto del regime di Gheddafi e anche dopo non ha mosso un dito per contribuire a ricostruire istituzioni democratiche e a ristabilire il monopolio della forza. Le frontiere dell’Europa meridionale non vanno solo protette, come sta facendo l’Italia, vanno anche allargate insieme ai valori che esse rappresentano.