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Libano, cellula palestinese dietro gli attenti all’Unifil

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Dietro gli attentati degli ultimi due mesi contro i caschi blu dell'Unifil, la forza Onu nel sud del Libano che in giugno ha subito la perdita di sei soldati del contingente spagnolo, si trova una cellula di integralisti palestinesi legati ad al Qaeda.

La notizia è stata riferita oggi dal quotidiano panarabo al-Hayat, che cita “autorevoli fonti della sicurezza libanese”.

Le fonti hanno riportato la confessione Jamal Malas, un miliziano di Fatah al-Islam: il movimento integralista che l'esercito libanese combatte dal 20 maggio nel campo profughi palestinese di Nahr al-Bared, nel nord del Paese. Malas è stato  arrestato lo scorso 8 agosto a Tripoli (91 chilometri a nord di Beirut) e ha confessato appartenere ad una cellula palestinese creata “con l'obiettivo di alimentare l' instabilità in Libano”, soprattutto “contro gli abitanti cristiani del sud e contro l'Unifil”.

Il miliziano ha anche aggiunto che la cellula terrorista era composta da cinque palestinesi, due dei quali sono già stati fermati dalle forze di sicurezza: uno iscritto all'American University di Beirut e originario del campo profughi palestinese di Rashidiyye, nei pressi di Tiro (80 km a sud di Beirut); l'altro, proveniente dal campo di Ayn al-Hilwe, a Sidone (40 km a sud della capitale).

La cellula è responsabile dell'attentato del 16 luglio scorso a Qasimiyya, tra Sidone e Tiro, contro la pattuglia di caschi blu tanzaniani dell'Unifil; delle esplosioni avvenute nei due villaggi cristiani di Rum, a pochi km a est di Sidone; e del fallito attacco contro i caschi blu Unifil sulla spiaggia di Tiro il 6 giugno scorso.

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