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Libano, crescono i timori di colpo di stato

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Il Libano si trova al centro di una partita a scacchi molto importante, giocata dagli Usa, Israele, Siria e Iran. Già lo scorso novembre Hezbollah - col supporto dei suoi sponsor a Teheran e Damasco - ha organizzato manifestazioni di massa per costringere il premier Siniora a cedere alla richiesta di un governo di unità nazionale. La minaccia rappresentata da Hezbollah non aveva mancato di allarmare sia la Casa Bianca che i governi europei. Allarmare ma non sorprendere, alla luce della cronica instabilità del Libano. La guerra tra Israele ed Hezbollah dell’estate dello scorso anno è stata la sola occasione in cui il mosaico di fazioni e gruppi religiosi che compone la struttura sociale del paese si è trovato finalmente ad essere compatto, per quanto contro la legittima reazione dello Stato ebraico allo stillicidio di provocazioni dell’organizzazione terrorista sciita.

Sulla scia di questi eventi, il Memri (Middle East Media Research Institute) nei giorni scorsi ha reso noto che alcuni giornali arabi e israeliani hanno avanzato l’ipotesi dello scoppio di un violento conflitto in Libano a partire dalla metà di luglio, in corrispondenza d’importanti eventi politici, come la riunione del Consiglio di Sicurezza dell'Onu in merito all’applicazione della risoluzione 1701 (che chiede la fine delle ostilità tra Hezbollah e Israele) e la preparazione di un report da sottoporre alle Nazioni Unite riguardante l'omicidio del primo ministro libanese Rafik Hariri.

Guarda caso, il 5 luglio l'agenzia stampa iraniana IRNA ha reso nota l'intenzione delle autorità di Damasco di procedere al rimpatriare dei cittadini siriani residenti in Libano. La notizia è stata ripresa dal giornale arabo-israeliano al-Sinara che riportava fonti libanesi vicine a Damasco. Anche il quotidiano libanese al-Liwa ha pubblicato la notizia di un probabile ritorno dei lavoratori e degli studenti siriani nel loro paese d'origine.

Venti di tempesta spirano dunque sul Libano. Mentre secondo l'IRNA il rimpatrio dei siriani è riconducibile all'ultimatum con il quale il presidente libanese Emil Lahoud, alleato di Damasco, ha chiesto all'opposizione di agire per risolvere la crisi politica, al-Sinara e al-Liwa ritengono che il governo siriano necessita di riservisti per infoltire l’esercito in previsione di un attacco da parte israeliana.

Ma non è tutto. Stando al quotidiano libanese al-Akhbar, vicino all'opposizione, Hezbollah e il presidente Lahoud hanno minacciato d’instaurare un governo parallelo se entro il 15 luglio il premier Siniora non cederà alle loro richieste. In proposito, un anziano membro dell'opposizione ha confidato al giornale che, nell'eventualità della formazione di un governo parallelo, l'esercito libanese sarebbe rimasto almeno inizialmente su posizioni neutrali e che la gran parte delle regioni in cui il Libano è suddiviso si sarebbe schierata dalla parte del governo illegittimo e non di quello Siniora. 

Il quotidiano di Beirut al-Mustaqbal, legato al fronte antisiriano detto del 14 marzo (dal giorno dell’omicidio di Hariri), sottolinea che il governo parallelo avrebbe sotto di sé tutto il Libano meridionale roccaforte di Hezbollah proprio a confine con Israele e la Siria.

A parere di Nusair al-As'ad, giornalista di al-Mustaqbal, sarebbero in corso delle manovre per un presunto colpo di stato appoggiato da Teheran e Damasco. La minaccia di dar vita a un governo alternativo può essere inquadrata proprio in quest’ottica. D'altra parte, ricorda al-As'ad, il presidente siriano Bashar al-Assad aveva detto al Segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-Moon, che la situazione in Libano si stava rapidamente “evolvendosi verso una guerra civile”. Una dichiarazione quantomeno sospetta alla luce di quanto sta accadendo. Sempre secondo al-Mustaqbal, Hezbollah si starebbe preparando militarmente al colpo di stato nei campi di addestramento nel Libano del sud (peraltro in piena violazione della risoluzione 1701 delle Nazioni Unite che richiede la cessazione di ogni attività militare nella regione). al-Mustaqbal ha poi ventilato un'altra preoccupante ipotesi: la volontà di militarizzare la valle della  in vista di un possibile attacco ad Israele. Non si tratta di semplici illazioni o notizie campate in aria. Nella Beqa' giungono in continuazione camion che trasportano armamenti e recentemente si è svolta una parata militare cui hanno partecipato centinaia attivisti di Hezbollah. Come se non bastasse, la valle ospita numerosi campi di addestramento che danno ospitalità anche a organizzazioni direttamente legate alla Siria.

Il governo Siniora corre davvero seri pericoli e in Iran il passaggio del dossier libanese dalle mani del Segretario del Consiglio di Sicurezza Nazionale, Ali Larijani, a quelle del ministro degli Esteri, Manuchehr Mottaki, ne è un’ulteriore conferma. Larijani non vede di buon occhio un’escalation della conflittualità tra sciiti e sunniti in Libano ed è contrario alle eccessive ingerenze della Siria negli affari interni libanesi. Ma evidentemente la posizione di Mottaki e della fazione più interventista dei vertici iraniani ha avuto la meglio. I timori già espressi tempo fa dal portavoce della Casa Bianca, Tony Snow, su un possibile golpe dell’asse Iran-Siria-Hezbollah contro il governo democratico di Siniora, si stanno rivelando fondati.

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