Libano: il governo ha ceduto, Hezbollah canta vittoria
12 Maggio 2008
Il leader di Hezbollah, Hassan Nasrallah, ha ottenuto quello che
voleva. Il generale Wafiq Shuqeir rimane al suo posto come capo della sicurezza
dell’aeroporto di Beirut, a garantire che le telecamere di Hezbollah continuino
a fare il loro bravo lavoro di monitoraggio, mentre niente accadrà alla rete
telefonica e al sistema di comunicazioni clandestino messo in piedi dal Partito
di Dio. Così a Beirut è tornata la calma.
L’esercito controlla la città dopo che i miliziani di Al Mastaqbal,
legati al partito sunnita di maggioranza di Saad Hariri, ne sono stati cacciati.
Nel suo discorso alla nazione il premier Siniora ha lanciato pesanti accuse
alle Forze Armate per il loro comportamento: hanno lasciato che Hezbollah
prendesse il controllo di Beirut e hanno premuto su Siniora e i suoi ministri,
ormai assediati nei loro uffici privi di potere, affinché accettassero le
richieste degli Hezbollah e ritirassero i provvedimenti contestati. Il prezzo
da pagare per placare la furia del Partito di Dio, ma un prezzo che potrebbe
rivelarsi troppo alto anche per gli spericolati equilibrismi del generale
Suleiman.
Se l’area della capitale è calma, scontri si sono registrati ancora nella
serata di ieri ad est, attorno alla cittadina di Aley e a Tripoli, roccaforte
di Al Mustaqbal. Il bilancio complessivo parla di oltre 50 morti e diverse
centinaia di feriti, mentre molti cittadini libanesi sono già scappati verso le
montagne. Al di là della situazione della sicurezza e della sua evoluzione, la
prova di forza di Hezbollah lascia molti interrogativi sul futuro del Libano e
di tutta la regione. Il governo Siniora è stato di fatto esautorato, incapace
di far rispettare le proprie decisioni e di usare le Forze Armate. Queste
ultime hanno forse evitato che il bilancio dei morti fosse più grave, ma hanno
dimostrato di non essere in grado di affrontare militarmente Hezbollah, per via delle profonde divisioni
confessionali interne, e di fatto si sono rese garanti delle sue richieste.
Parlare dunque di governo Siniora, e con il governo Siniora, è oggi un
esercizio buono solo a salvare le apparenze diplomatiche, ma nella sostanza è
privo di utilità. Quello che è accaduto in Libano non è tecnicamente un colpo
di stato, ma qualcosa di ben più grave e potenzialmente più pericoloso. Con il
suo arsenale, Nasrallah ha dato prova di poter prendere il potere nel giro di poche
ore, e non sarebbero certo le Forze Armate libanesi o ciò che resta delle
%0Amilizie sunnite e druse a impedirglielo. Tuttavia, Hezbollah sa che un golpe
vero e proprio sarebbe una mossa sbagliata, di corto respiro, perché in quel caso
non solo Israele ma l’insieme della comunità internazionale, compresa la
maggioranza dei paesi arabi, non la accetterebbe e farebbe di tutto per
contrastarla. La leadership del Partito di Dio non è così incauta da assumere
le redini del Paese direttamente manu militari. Ha fatto qualcosa di più e di
meglio. Ha messo il governo di fronte alla sua impotenza, lasciandolo formalmente
in piedi in modo da non dare alla comunità internazionale il pretesto per
intervenire. Un capolavoro. Così la diplomazia occidentale avrà sempre un
numero di telefono da chiamare e potrà continuare a farlo fingendo che
dall’altra parte del filo ci sia ancora un interlocutore legittimo che conta
davvero qualcosa. Non avrà ragioni palesemente stringenti per intervenire contro
Hezbollah e proseguirà insieme all’Onu nel suo esercizio di ipocrisia,
ribadendo cioè il sostegno a Siniora e chiudendo gli occhi di fronte alla realtà
di un Libano dove un governo legittimo non esiste più.
Viene da chiedersi quali potrebbero essere le conseguenze di questa
situazione sulla stabilità dello scacchiere regionale e sulla missione UNIFIL.
La prova di forza di Hezbollah è stata notevole. Il Partito di Dio ha
preservato intatta la sua infrastruttura militare, e ha conquistato nuove
posizioni in tutta la fascia centrale del Paese, creando un blocco sciita
centro-meridionale in perfetta continuità territoriale e militare con la Siria.
Una prospettiva da incubo per Israele i cui margini di manovra adesso si sono
ridotti notevolmente. Basta un qualsiasi errore di calcolo, un semplice
malinteso, una provocazione e la guerra scoppierà di nuovo. Allora che farà
UNIFIL? Che faranno i nostri caschi blu? La mente corre al solito “Tutti a
casa”, ma non ci vogliamo pensare. Già da questa vicenda UNIFIL è uscita gravemente
ridimensionata. Fino al 5 maggio si diceva che i caschi blu si trovavano nel
sud del Libano a sostegno del governo Siniora e per dare maggiore peso alle
Forze Armate libanesi. Ora, del primo non resta più nulla, se non, appunto, una
formale apparenza di sovranità, e delle seconde, che dire, se non che quando sono
state chiamate a fare il loro dovere non lo hanno fatto. Tutto ciò deve
inevitabilmente spingere i paesi i cui contingenti sono impegnati in UNIFIL, a cominciare
da quello italiano e dalla Francia, a trarre le dovute conclusioni. Restare in
Libano è diventato imbarazzante. Modificare il mandato della missione, rendendone
più incisivi i compiti, sarebbe forse la soluzione più logica, ma come spesso accade
le soluzioni più logiche sono anche quelle più costose. Oggi infatti non sembra
che i paesi impegnati in UNIFIL muoiano dalla voglia di misurarsi contro le
milizie di Nasrallah.
