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Allarme lavoro

Libera impresa in libero Stato. Sosteniamo gli imprenditori che fanno dell’Italia il baricentro delle loro politiche produttive

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Fare impresa nel nostro Paese oggi non è semplice ma è necessario e indispensabile. La burocrazia soffoca chi tenta di creare nuovi posti di lavoro e porre la libera concorrenza alla base delle logiche di mercato. I veri imprenditori resistono e cercano di non delocalizzare all’estero la produzione, vedendo nell’Italia l’unico punto di riferimento per il loro operato. Ma quali sono le caratteristiche di chi attualmente genera profitto e quali rischi corre chi vuole aprire un’attività nella nostra nazione? Senza dubbio avviare una realtà imprenditoriale non è cosa agevole; i mille lacci e lacciuoli della burocrazia statale rallentano qualsiasi forma di instaurazione di processi produttivi. Eppure la letteratura sul tema è ricca di esempi di uomini che ce l’hanno fatta a dar vita a qualcosa di grande e durevole nel tempo.

Rocco Pezzimenti, nel suo saggio “Politica ed economia”, ha scritto che “l’imprenditore ha una importanza cruciale per il moderno capitalismo perché sa imporsi come leader accettando il ruolo con i doveri che esso comporta”. E ha aggiunto che “il vero imprenditore si caratterizza per non riposare mai sugli allori e per avere un desiderio la cui intensità non diminuisce neppure dopo una operazione di successo, ma anzi si accresce e spinge ad ulteriori azioni innovative”. Chi fa impresa quindi deve possedere una prontezza di riflessi tale da percepire prima degli altri quali sono i bisogni della popolazione e trasformare tali bisogni in beni di consumo.

Attenzione: le imprese di oggi offrono maggiormente servizi e non beni materiali. I servizi non sono realtà tangibili e in quanto tali non si possono toccare con mano. Sono realtà fruibili, cioè possono essere sfruttati da chi se ne approvvigiona. Questa precisazione è fondamentale perché sarebbe un errore pensare che tutti i beni di consumo siano anche beni materiali. La tecnologia, cresciuta enormemente durante il periodo di lockdown, continua il suo trend ascendente e costituisce qualcosa che non si può toccare ma al tempo stesso è un bene indispensabile al giorno d’oggi. Tutti noi possediamo dispositivi elettronici ed essere connessi gli uni con gli altri è diventata una priorità. Ma – si diceva – avviare un’impresa, una spa, non è un processo semplice. Occorre un capitale iniziale e l’imprenditore deve essere pronto ad assumersi i rischi che tale attività comporta. Bisogna essere pronti ad assumersi dei debiti, sia di funzionamento che di finanziamento; i rapporti con le banche devono essere costanti e la fiducia tra i soci dell’impresa non deve venire mai meno.

Sempre Pezzimenti nel suo saggio ha ricordato che “la capacità di individuare, di intuire o, addirittura, di prevedere i rischi è una delle migliori caratteristiche che dovrebbe avere un operatore economico”. Certo, prevedere l’esplosione della pandemia da Covid-19 non era affatto semplice, almeno per chi non rientra nel comparto medico-sanitario. Nonostante questo, gli imprenditori italiani non hanno mollato la presa e hanno cercato, ove possibile, di anticipare la cassa integrazione per i propri lavoratori. Insomma, hanno dato vita a pratiche virtuose alimentando quel clima di fiducia tra datore di lavoro e dipendente. Non è stata una prova semplice ma possiamo dire che in larga parte il sistema ha retto. Certo, il nostro Pil non è cresciuto, anzi; la perdita in termini percentuali è stata enorme ed enorme sarà se in autunno si affaccerà un nuovo lockdown.

E allora fare impresa di questi tempi significa soprattutto sfidare la cattiva sorte, mettere all’angolo il pensiero negativo e generare profitto: la cosa importante è non dare avvio a pratiche di delocalizzazione, perché se così fosse il nostro sistema-Paese ne sarebbe danneggiato. Ben vengano quindi quegli imprenditori capaci di assumersi il rischio di impresa, perché rischiare oggi vuol dire esserci sul mercato. Un mercato a tratti spietato, scarsamente concorrenziale, che prevede logiche a volte incomprensibili. Lo Stato non abbandoni questi imprenditori; li supporti con misure adatte e con un fisco più amico. Essere attrattivi è possibile, basta far sì che l’Italia torni ad essere il baricentro produttivo di ciascuna impresa. Ognuno faccia la propria parte e gli ostacoli lungo il cammino si ridurranno da sé.

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