Home News “Liberamente sta col Cav. non con Fini ma deve dimostrarlo meglio “

Il dibattito nel Pdl

“Liberamente sta col Cav. non con Fini ma deve dimostrarlo meglio “

Non vuole stare "nel congresso permanente che An ha aperto dentro al Pdl" perché il rischio che le diatribe tra Fini e gli ex colonnelli "logorino dall'interno il partito è forte e reale". La risposta per Giorgio Stracquadanio, spin doctor del Cav. parlamentare e patron del quotidiano on line Il Predellino, sta nella fondazione Liberamente voluta da Frattini e Gelmini. Ma non nasconde che ci sono stati alcuni passi falsi da evitare per non essere accusati di flitare coi finiani e per dimostrare meglio che "noi stiamo con Berlusconi".

Onorevole Stracquadanio, nel Pdl è scattata la corsa al posizionamento, al chi sta con chi e dove. Lei con chi sta?
Perché confondere lo schieramento con la discussione aperta? Un conto è la rottura che ha imposto Gianfranco Fini e che non è stata adeguatamente contrastata dagli organi dirigenti del partito; tutt’altro è discutere di forma organizzativa e di ruolo e attività del partito.

Sì, ma la discussione viene fatta dalle rispettive aree di riferimento, cioè da posizioni precostituite.
Siamo arrivati a formare il Pdl con la grande paura degli amici di An di essere fagocitati da Fi e ci siamo ritrovati immersi nel congresso permanente di An dove pare che il centro dei problemi sia lo scontro tra Fini e i suoi colonnelli. Non mi sono iscritto al Pdl per quello, perché allora mi sarei iscritto ad An prima.

Resta il fatto che lei si è schierato con Liberamente, la fondazione di Frattini e Gelmini in odore di corrente.  
Respingo l’accusa al mittente.

Chi è il  mittente?
Tutti quanti hanno accusato Liberamente di dare luogo al gioco delle correnti e di provocare una divisione nel partito. Ma come, se ne accorgono adesso che esistono le frazioni organizzate? Sembra quasi che il bue dica cornuto all’asino, perché dalla nascita del Pdl, invece di abbandonare tutti le vecchie appartenenze abbiamo assistito alla costituzione dei gruppi organizzati di An:  Italia Protagonista, i Circoli della Nuova Italia e la Fondazione della libertà per il bene comune che altro non sono che le vecchie correnti di An guidate da Maurizio Gasparri e Ignazio La Russa, da Gianni Alemanno e da Altero Matteoli. Perché tutto quello che è stato detto nei confronti  di Liberamente non è stato  ricordato a questi amici?

Ci sono due elementi che destano sospetti nel Pdl sulle reali intenzioni di Liberamente. Il primo riguarda l’evento di Siracusa che si è tradotto in una sponda ai finiani e a Miccichè e un atto di ostilità nei confronti di Alfano e Schifani compiuto in Sicilia dove il Pdl è spaccato a metà tra ribelli e lealisti. Cosa risponde?
È stato un errore non coinvolgere Schifani e Alfano. Se con il presidente Schifani c'era la delicatezza di non esporlo visto il ruolo istituzionale che svolge e lo fa molto meglio del suo omologo alla Camera, sono convinto che non avere avuto il ministro Alfano sia stata una scelta assolutamente sbagliata.

Ma anche la tentazione di strutturarsi sul territorio ha destato non poca irritazione nel Pdl.
La mia critica è che talvolta si è data la sensazione di un'operazione che partisse dai territori e non dalle idee. Chiedo agli amici di Liberamente di avere sempre più un ruolo.

Quale?
Quello di lucidare l’argenteria di famiglia, ovvero le idee portanti della rivoluzione berlusconiana. Vorrei vederli un pò più in campo in questi giorni ad esempio sulle intercettazioni o sulle vicende scandalose di Telecom o di Esselunga a Modena: due temi di libertà economica che dovrebbero essere il centro dell'attenzione di un partito che invece, continua a guardarsi il proprio ombelico. Questo dovrebbe fare una fondazione berlusconiana, ciò che in piccolo cerco di fare io col Predellino, cioè più think che tank.

Eppure le cose che sostengono Gelmini, Frattini e Prestigiacomo ad esempio sulla necessità di azzerare il triumvirato e far spazio al coordinatore unico, sono le stesse che sostengono i finiani.
Sentirmi accusato di essere filo-finiano era l’ultima cosa che avrei mai immaginato. Credo di essere stato il primo dalle colonne de Il Predellino ad aver intravisto il pericolo rappresentato da Farefuturo e da tutto ciò che poi ne è conseguito. Credo di essere stato l’unico ad aver cercato di difendere una tesi storico-politica secondo la quale il Pdl è nato sul predellino di piazza San Babila a Milano e non ha avuto co-fondatore ma solo convenuti. Credo di essere l’unico ad aver contribuito a combattere con intransigenza le posizioni dei finiani ribaltandole ogni volta perfino con scontri al calor bianco.

La critica non è al soggetto ma all’oggetto, ovvero alla sua area di riferimento.
Considero il tema del coordinatore unico o dei tre coordinatori un dibattito ozioso. Il punto è a cosa serve il partito? Come si struttura? Qual è la sua natura profonda? Se si risponde coerentemente a queste domande ci si accorge che quanto è  stato fatto finora è andato nella direzione opposta al partito carismatico voluto da Berlusconi, perché invece di essere il grande amplificatore dell’azione politica di governo e della rivoluzione politica promossa dal suo leader, il Pdl è stato una fabbrica di liste, di nomi di coordinatori  destinati a coordinare una fabbrica del vapore acqueo .

Perché?
Perché in un anno di vita non c’è stata un’iniziativa, un’azione, una campagna che desse al Pdl un’identità. Ci si è limitati a strutturare, cioè a lottizzare la catena di comando territoriale solo in vista degli appuntamenti elettorali. Questo non è un movimento politico, è meno di un comitato organizzatore che nasce sotto il segno dei partiti di massa del Novecento e lo fa quando la società non è più di massa e non vive più nel Novecento. 

Torno alla domanda di prima: su alcuni temi c'è una strana convergenza tra Liberamente e finiani. Cosa risponde?
E' un’accusa ridicola per la semplice ragione che tutti noi siamo da sempre contro il tentativo di Fini di distruggere la leadership di Berlusconi. Ed è responsabilità di altri se quella decisione della direzione nazionale in base alla quale un partito carismatico non può prevedere il riconoscimento di una minoranza organizzata, di un partito nel partito, è rimasta lettera morta.

Ma questo non è un buon motivo per fare un'altra corrente.
Non ci si può accusare di formare una corrente quando si è tollerato non solo che Fini rivendicasse il diritto a costituire una minoranza, ma la organizzasse attraverso Generazione Italia, o quando si è evitato che la mozione di sfiducia nei confronti del vicecapogruppo alla Camera fosse decisa dal gruppo, o ancora quando si fanno incontri coi rappresentanti della minoranza finiana in forma ufficiale. Allora sono io che chiedo il chiarimento a chi legittima la minoranza finiana fingendo di non farlo e poi accusa gli altri a farlo. Vuole un esempio in più?

Prego.
Alemanno leader di una delle aree strutturate nel Pdl ha aderito a Spazio Aperto promosso dai finiani "moderati". Non ho sentito una batteria di comunicati che ne stigmatizasse la scelta. E' come se gli amici che vengono da An e non sono d’accordo con Fini si fossero conquistati una rendita di posizione per la quale o godono di un primato nel Pdl o possono sempre ventilare un ritorno con Fini. Cosa vuol dire La Russa quando nell'intervista al Corsera dice che la stabilità del progetto politico passa per una ricomposizione delle diverse anime di An? Io e tanti altri che veniamo dal movimento politico berlusconiano e lo consideriamo uno strumento e non un fine, non ci siamo preoccupati dell’identità . Vedo invece che la destra italiana ex An non riesce a concepire di navigare in mare aperto e pretende di imporre una logica di arroccamento minoritario anche al partito di maggioranza relativo. È per questo che contesto l’idea che si ragioni ancora in termini di ex Fi ed ex An. 

Ma nel momento in cui i finiani aprono la rottura che succede? Che il Pdl si divide e nell'area berlusconiana che non ha mai conosciuto le correnti se ne crea una che finisce per spaccare anche Fi. Non era meglio contrastare le spinte finiane restando  uniti e contrapponendo ad esse un grande blocco berlusconiano?
Qualcuno ha provato a costruirlo? Qualcuno ha interpellato oppure si è ritenuto di avere un mandato pieno ed esclusivo del blocco a prescindere? Ho la sensazione che sia stato dato per scontato ciò che scontato non era.

Liberamente è una corrente?
È l’antagonismo al correntismo di An, importato da coordinatori e capigruppo come regola di funzionamento del partito in questo anno, perché tutto è stato giocato intorno alle vicende degli uomini di An. C’è sempre un retropensiero in base al quale noi siamo rospi baciati da Berlusconi e loro persone che si sono conquistati lo spazio politico: è falso. La verità è che da quando Fini ha abbandonato le posizioni autentiche della destra, l'eredità elettorale è passata per metà a Berlusconi - non ai suoi - e per metà alla Lega. Un esempio? Prima gli ex An esprimevano due consiglieri regionali nella provincia di Milano, oggi col Pdl ne hanno uno ed è anche l'ultimo degli eletti.

Come uscite dallo scontro con Fini?
Semplice: rimettendo le cose al loro posto.

In che senso?
Una cosa è oganizzare un partito nel partito come Generazione Italia e tollerarlo. In nessun movimento politico al mondo questo sarebbe durato più di quindici giorni perché ci sarebbero stati provvedimenti disciplinari sufficientemente adeguati a ricondurre la fronda alle ragioni della costituzione. Altra cosa è discutere apertamente di come va organizzato il Pdl,  se il modello deve essere quello delle tessere e del congresso o se invece ciò crea solo burocrazia che col consenso elettorale non ha nulla a che fare. I casi Lazio e Puglia non dicono niente a nessuno? Nel Lazio ha vinto Berlusconi nonostante il partito abbia rischiato di fargliele perdere peché incapace di depositare le liste e accade questo nella seconda regione d'Italia dove c'è una forte presenza di An. Per non parlare della Puglia dove la maggioranza del partito ha deciso una candidatura contro la volontà di Berlusconi e poi ha perso le elezioni. Da parte nostra non c'è alcuna volontà di dare luogo a una corrente, di dividere l'area di Fi o di fare intelligenza con Fini, ma certo non è che se scegliamo l’altra parte di An come modello di successo possiamo pensare di vincere le elezioni.

Secondo lei qual è il disegno di Fini?
Fini ha dilapidato gran parte del consenso elettorale che era nelle sue mani. Sono convinto - ed è il motivo per il quale nego al presidente della Camera il ruolo di co-fondatore - che lui abbia accettato la proposta elettorale di Berlusconi per evitare di contarsi perché in quel modo avrebbe registrato il suo crollo elettorale. Così, invece, è riuscito a negoziare la partecipazione a un partito di gran lunga superiore al suo peso elettorale con l'intento di contendere la leadership dall'interno secondo il modello di Sarkozy nei confronti di Chirac. Peccato ci sia una piccola differenza: Chirac, cioè l'uomo che piace all'establishment e alla sinistra in Italia è Fini, mentre Sarkozy, l'uomo della rupture è Berlusconi.

Come valuta il "manifesto" dei finiani pubblicato sul Secolo? Sembra il manifesto non più di una corrente ma di un vero partito.
Non l'ho letto e non mi interessa. Mi sono anche un pò stufato di parlare di Fini e del suo concertino che suona come un disco rotto. A Milano ho assistito al concerto di Aznavour con Berlusconi, le assicuro: tutta un'altra musica.  E che musica!

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