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Libertà religiosa: il governo chiama laicità l’indifferenza

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La I Commissione della Camera ha trovato un accordo di maggioranza su un testo unificato di legge sulla libertà religiosa a firma Boato e Spini che lascia piuttosto perplessi. La carenza di fondo del testo di ddl è che l’architettura giuridica a garanzia della libertà di coscienza in materia religiosa viene fondata sulla tolleranza intesa come indifferenza. La laicità dello Stato viene concepita come indifferenza dello Stato nei confronti delle confessioni religiose e sostanziale rinuncia non solo a tenere in considerazione gli aspetti storici e culturali che legano la nostra società e lo stesso nostro sistema giuridico ad una religione piuttosto che un’altra, ma anche rinuncia ad esaminare il valore delle diverse confessioni religiose in ordine al perseguimento del bene comune. In altre parole rinuncia alla ragione politica, con la quale oggi occorre anche esaminare il contenuto delle religioni per portare alla luce gli elementi di promozione o lesione della dignità della persona che possono produrre.

E’ vero che la bozza di legge in questione fa riferimento a principi propri del nostro umanesimo occidentale, ossia la libertà di coscienza e i principi enunciati dalla nostra Costituzione. Ma proprio questo avrebbe dovuto condurre ad una più chiara consapevolezza di quale libertà religiosa e di quale persona umana stiamo parlando. Proprio assumendo il concetto cristiano ed occidentale di libertà religiosa, che fa capo al concetto, ancora più fondamentale, di dignità della persona umana e di diritto alla ricerca della verità, ne dovrebbe nascere un approccio non generico ed indifferente verso le religioni, ma di discernimento. In questo momento la politica non può genericamente equiparare tutte le religioni, ma deve assumersi la responsabilità di valutarle alla luce della ragione politica, ossia di un’idea di persona e di comunità che ci appartiene, che non è indifferentemente frutto dell’influenza di tutte le religioni e che non è nemmeno compatibile con tutte le religioni. Non si tratta di negare la libertà di religione ma di disciplinarla in conformità con la verità della persona umana da cui promana lo stesso principio della libertà di coscienza e di religione. Questa non è infatti una generica, vuota e qualunquistica autodeterminazione religiosa, che può valere nel privato ma non nel pubblico, a meno di rinunciare ad una ragione pubblica capace di conoscere quanto è utile o dannoso alla comunità.

Il testo unificato approvato dalla Commissione in sede referente prevede la costituzione di un Registro delle confessioni religiose, l’iscrizione al quale permette l’acquisto della personalità giuridica agli effetti civili. Prevede poi la possibilità di attuare Intese con il governo, confermate da una legge dello Stato. Sul piano dei diritti civili sono di particolare interesse il diritto alla sospensione del lavoro per motivi di culto (art. 14/3 e art. 15/1), il diritto ad acquisire e gestire per motivi di culto immobili nei quali la forza pubblica non ha diritto di accesso se non in casi eccezionali (art. 23) e la possibilità di garantire gli effetti civili per i matrimoni celebrati con rito religioso (Capo IV). Su tutti e tre questi punti le perplessità si infittiscono. Si garantirà a fedeli di altre religioni di interrompere il lavoro più volte al giorno per la preghiera? Non lo si riconosce nemmeno ai i cattolici che non possono, a mezzogiorno, staccare per recitare l’Angelus. Quello dei luoghi di culto è un problema non semplice da risolvere, vediamo cosa sono spesso le moschee in Italia. Infine il matrimonio: a quale rito matrimoniale si concederà gli effetti civili? A tutti? Anche a quelli forzati o a quelli che non prevedono l’uguaglianza tra uomo e donna? Non possiamo rinunciare ad un nostro concetto di matrimonio.

La  bozza di legge prevede poi la possibilità che nella scuola pubblica si realizzino libere attività complementari relative alla materia religiosa e alle sue espressioni (art. 9). Ciò presuppone tre concetti tipici della laicità dell’indifferenza: le religioni sono assimilabili ad espressioni culturali e come tali tutte positive e tutte arricchenti, il cristianesimo non ha un valore pubblico particolare e la scuola pubblica deve essere indifferente ad esso, il progetto educativo della nostra scuola è compatibile con ogni espressione religiosa.

La bozza di legge che abbiamo qui commentato è generica e troppo vaga. Non lo è, però, involontariamente ma proprio perché espressione di una concezione del pluralismo religioso come indifferenza alla diversità tra le religioni. Poiché questa ideologia si fonda proprio sul culto della diversità, la cosa sembra almeno contraddittoria: chi celebra il valore della diversità in quanto tale, poi approda ad una indifferenza in cui ogni diversità viene perduta.

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2 COMMENTS

  1. Contraddizione in termini
    Parlare di “concetto cristiano di libertà religiosa” è semplicemente una contraddizione in termini. Ovvia conseguenza è che allora non abbiamo nessun titolo per criticare il “concetto islamico di libertà religiosa” applicato in Iran o in Arabia Saudita.

  2. Condivido pienamente il
    Condivido pienamente il contenuto dell’articolo: la laicità e la libertà di espressione religiosa non devono prescindere da alcuni valori della nostra civiltà occidentale, rispetto ai quali tornare indietro sarebbe suicida.

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