Libia, continua la ricerca di una soluzione politica

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Libia, continua la ricerca di una soluzione politica

18 Giugno 2011

I ribelli libici hanno respinto la proposta di indire “elezioni con la supervisione internazionale” formulata dal figlio di Muammar Gheddafi, Saif Al Islam, apparsa due giorni fa in una lunga intervista pubblicata dal Corriere della Sera. Il portavoce dei ribelli, Jalal Gallal ha affermato che il governo del Colonnello ha perso ogni legittimità e il Raìs deve solo dimettersi perché loro non hanno la benché minima intenzione di negoziare con il regime.

I ribelli dicono di voler coordinare gli attacchi su tre fronti allo scopo di allargare le difese delle forze lealiste. I loro sforzi sono stati evidenti questa settimana, con l’avvio di nuovi attacchi verso il porto petrolifero di Brega,  la città cardine di Zlitan, e Zawiyah, alle porte della capitale.

Contemporaneamente, la diplomazia internazionale sta incrementando gli sforzi per giungere ad una soluzione politica del conflitto interno libico. L’inviato di Mosca, Mikhail Margelov, ha fatto sapere che il regime libico e i ribelli di Tripoli si sono incontrati a Parigi: “Per il governo libico c’è una linea da non oltrepassare, cioè la sopravvivenza politica di Gheddafi. Contatti diretti tra Tripoli e ribelli sono in corso ma questi escludono che Gheddafi possa rimanere al potere”. Margelov ha riferito inoltre che emissari del Colonnello avrebbero preso contatto con i ribelli di Bengasi in altre città europee, tra cui Berlino e Oslo.

Di “cruciale importanza” diplomatica – come l’ha definita il primo ministro del Consiglio nazionale transitorio libico, Mahmud Jibril – anche la “grande assemblea” che, come annunciato dal ministro degli Esteri italiano, Franco Frattini,  si svolgerà a Roma la prossima settimana e cui parteciperanno tutti i rappresentanti della società libica. “Questa assemblea – ha spiegato il capo della Farnesina – si terrà a Roma e ci saranno tra le 200 e le 300 persone che rappresenteranno davvero tutta la Libia”. Novità, dal fronte italiano, anche in tema di contrasto all’immigrazione che parte dalle coste nordafricane, con l’annuncio da parte di Frattini della firma con il Cnt di Bengasi, che è l’unico rappresentante legittimo del popolo libico, di un accordo per prevenire e contrastare i flussi di immigrati irregolari dalla Libia. Segno dell’instaurazione della crescita dei rapporti con il nuovo governo libico.

Se sul terreno gli insorti fanno segnare qualche progresso, 48 ore fa 16 di loro sono rimasti feriti da fuoco amico nei pressi di Ajdabiya, a ovest di Bengasi. E proprio qualche ora fa sono ripresi i bombardamenti della NATO su Tripoli, che hanno fatto registrare otto esplosioni a sud est e a sud ovest della capitale libica.

Dal punto di vista militare, l’apporto degli Stati Uniti è fondamentale nella conduzione delle operazioni della NATO, anche se gli americani questa volta hanno lasciato la prima linea agli europei. Lo testimonia il rapporto di trenta pagine emesso due giorni fa dalla Casa Bianca che dimostra il successo che sta ottenendo la missione guidata dalla NATO ed illustra il ruolo e la capacità militare impiegata dagli Stati Uniti, che forniscono: assistenza elettronica, rifornimento di velivoli, capacità di trasporto strategico, personale di soccorso, ricerca e salvataggio, intelligence, supporto di sorveglianza e di ricognizione, una squadra fissa d’attacco e truppe di sostegno nei tre quartier generali della NATO.

Dal 31 marzo, quando gli Stati Uniti hanno ceduto il pieno comando e la responsabilità delle operazioni all’Alleanza Atlantica, il rapporto rileva che la “stragrande maggioranza” degli attacchi sono stati lanciati da alleati europei. I colpi sferrati dagli USA sono limitati alla repressione aerea dei nemici e a occasionali attacchi con velivoli Predator contro “un insieme specifico di obiettivi, il tutto all’interno dell’autorizzazione delle Nazioni Unite, al fine di minimizzare i danni collaterali nelle aree urbane”.

Insomma, in un contesto libico ancora torbido e poco definito, la missione NATO sta facendo progressi sul campo e bloccare l’aiuto statunitense, come in molti vorrebbero al Congresso americano, comprometterebbe seriamente la capacità della coalizione di eseguire e sostenere le operazioni per proteggere i civili libici, far rispettare la no-fly zone, e l’embargo navale sulle armi autorizzato dalla risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.