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Libia. Firmato accordo liberazione eritrei, Maroni: “Italia non responsabile”

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È stato raggiunto l'"accordo di liberazione e residenza in cambio di lavoro" per i circa 250 rifugiati eritrei rinchiusi nel carcere libico di Brak nei pressi di Seba, nel sud della Libia. Lo ha dichiarato il ministro della Pubblica Sicurezza Libico, Gen. Younis Al Obeidi, secondo quanto riferiscono fonti locali dell'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (Iom).

Tale accordo, firmato con il ministero del Lavoro libico, consentirà agli eritrei rinchiusi a Brak, di uscire in cambio di "lavoro socialmente utile in diverse shabie (comuni) della Libia".

I rifugiati eritrei si trovano nel centro di detenzione di Braq da 8 giorni durante i quali hanno denunciato di essere sottoposti a maltrattamenti e torture e hanno rivolto un appello all'Italia e all'Europa affinché li inseriscano in un programma di resettlement per rifugiati politici.

"Il governo italiano non ha nessuna responsabilità sulla vicenda degli eritrei in Libia". È quanto ribadisce il ministro dell'Interno Roberto Maroni, al termine dell'audizione a palazzo San Macuto sul Codice delle autonomie locali in tema di federalismo.

"Se si chiede al governo italiano di svolgere una missione umanitaria in Libia, il nostro ministro degli Esteri valuterà; ma se viene avanzata questa richiesta - osserva Maroni - lo si fa proprio sulla base del presupposto che non vi sia nessuna responsabilità dell'Italia per quanto avviene".

Per il titolare del Viminale, "è assolutamente indimostrato che queste persone siano state respinte all'interno degli 850 respingimenti e quindi io rifiuto ogni responsabilità del governo italiano, ci mancherebbe altro... Noto però che dall'Onu e soprattutto dall'Europa non è venuto nessun interessamento; e francamente mi pare una cosa singolare, direi incredibile".

Per Maroni, "le istituzioni Ue devono interessarsi e non solo chiedere all'Italia di farlo. Il governo, con il ministro degli Esteri che ne ha la competenza, valuterà i termini di una missione umanitaria. Ma ribadisco il rifiuto di responsabilità, che pure sono state affacciate, del governo italiano in questa vicenda. Non esite alcuna nostra responsabilità".

Quanto poi al rapporto fra Italia e Libia, Maroni tiene a precisare: "Noi abbiamo un accordo bilaterale con una trentina di Paesi. E allora, cosa vuol dire? Forse che l'Italia, sulla base di un accordo bilaterale, deve andare a occuparsi di ciò che accade in ciascuno di questi 30 Paesi nel mondo?". Osserva il titolare del Viminale: "L'accordo con la Libia ha la stessa base giuridica e gli stessi contenuti degli altri accordi firmati recentemente, ad esempio con il Niger, con il Ghana e presto anche con il Senegal: non esiste alcuna equivalenza tra la firma di un accordo bilaterale in tema di sicurezza e di lotta al terrorismo e la pretesa di dover andare ovunque succeda qualcosa. È una tesi che non esiste al mondo".

Per il ministro dell'Interno, invece, "diverso è il discorso sul fatto che la Libia è un Paese vicino a noi e che, visto quel che è successo, si chieda al governo italiano di svolgere un'azione diplomatica per intervenire in quella situazione. Se questo è il presupposto, io non ho obiezioni in merito. Ma ritengo che, meglio dell'Italia, questa azione dovrebbe essere svolta dall'Unione Europea e dalla Commissione Ue, che dovrebbe avere un tipo di attenzione che finora non ha avuto".

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