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L'exit strategy del "cane pazzo"

Libia, se Gheddafi si dà alla macchia

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Muammar Gheddafi starebbe considerando l’idea di lasciare Tripoli per sfuggire ai martellanti raid aerei alleati e rifugiarsi nell’area desertica del sud della Libia, da dove continuare la lotta contro gli insorti e la Nato. Lo scrive il Wall Street Journal citando una fonte dei servizi di sicurezza di Washington. Secondo l’intelligence americana, spiega il quotidiano, il colonnello libico “non si sentirebbe più sicuro” nella capitale anche se altre fonti indicano che il trasferimento di Gheddafi non sarebbe imminente.

Probabile che lo stesso raìs abbia interesse a far circolare voci discordanti circa le sue decisioni allo scopo di confondere un nemico che ormai da mesi dà per spacciato il leader libico attribuendogli la capacità di resistere solo poche settimane.

Le fonti sentite dal Wall Street Journal escludono in ogni caso che il Colonnello possa lasciare la Libia sia per evitare di essere catturato sia perché dispone di residenze e rifugi sicuri in tutto il Paese. Qualcosa di simile ai nascondigli utilizzati dal dittatore iracheno Saddam Hussein le cui vicende assomigliano sempre di più a quelle di Gheddafi. In fondo, anche Saddam venne dato per spacciato al termine della guerra del 1991 per il Kuwait, quando tutti ne sottolineavano l’isolamento internazionale.

Il suo regime cadde però solo nel marzo 2003, quando i marines entrarono a Baghdad, e Saddam venne catturato solo sei mesi dopo, in un rifugio improvvisato nelle campagne a nord della capitale.

Probabilmente Gheddafi non resisterà così a lungo ma anche se dovesse perdere Tripoli avrebbe la possibilità di guidare la resistenza dai rifugi nel deserto situati non solo a Sebha dove il Colonnello dispone di residenze e bunker sotterranei.

Forse proprio per impedire un simile sviluppo che determinerebbe il prolungarsi della guerra civile, il portavoce degli insorti Mahmud Shamam ha dichiarato a Le Figaro che i ribelli hanno avuto dei contatti indiretti con il regime e potrebbero giungere ad un accordo in base al quale Gheddafi resterebbe in Libia ma sarebbe costretto con la sua famiglia a lasciare il potere.

Un’ipotesi che potrebbe scongiurare ulteriori bagni di sangue guidando la Libia verso un cambio di regime quasi morbido. Peccato però che l’affidabilità degli insorti sia come sempre scarsa, forse anche a causa delle diverse anime ideologiche e tribali che compongono il Consiglio Nazionale di Transizione all’interno del quale prevalgono più spesso le spaccature delle convergenze. A Bengasi infatti, il vice presidente, Abdel Hafiz Ghoga, ha smentito seccamente le parole di Shamam affermando che “non ci sono contatti, diretti o indiretti, con il regime di Gheddafi”.

© Guerre di Pace italiane 

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2 COMMENTS

  1. Se Gheddafi e’ un cane…
    Gheddafi e’ un “cane pazzo” e, come un delinquente, “si da’ alla macchia”. Questo linguaggio, anche se usato con un nemico, e’ un’ulteriore dimostrazione del livello a cui sono scesi la NATO e i suoi sostenitori.

  2. Credo che non si siano mai
    Credo che non si siano mai viste così tante invenzioni come nella guerra libica.
    A cominciare dai primi giorni del colpo di stato contro Gheddafi quando il ministro degli esteri inglese Hague disse che Gheddafi era su un aereo diretto a Caracas… Sono tre-quattro mesi che Gheddafi ha i giorni contati e anche le ore contate e la sua fine è vicina, due mesi fa era stata sparsa la notizia che i golpisti erano alla periferia di Tripoli e si stavano dirigendo verso il centro, dove ancora li aspettano. Evidentemente Tripoli è una città molto grande e serve tempo per arrivare dalla periferia al centro.
    E quante altre ne sono state raccontate…
    Ultima arrivata è che Gheddafi sta seriamente pensando di andarsene.
    Restiamo in attesa della prossima bufala confezionata da chi evidentemente confonde la fantasia e i sogni con la realtà.
    Intanto Gheddafi è ben saldo al suo posto, e molto probabilmente ci resterà. Prima o poi la coalizione dei volenterosi (per il petrolio) ne avranno abbastanza di sprecare soldi in bombardamenti inutili rimediando figure barbine e si potrà tornare alla normalità.
    E magari si potrebbe cercare di capire cosa realmente è successo in questi mesi in Libia, così come in Tunisia, in Egitto e in Siria.

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