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Life chiude con la carta e passa al web

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Oh Life! La mitica rivista americana chiude i battenti dopo aver fatto la storia del fotogiornalismo. Nata nel ’36 come settimanale, era venuta a mancare già due volte in passato, nel ’72 e nel 2000, per poi tornare in vita nel ’78, come mensile, e nel 2004 come allegato a circa cento quotidiani negli Stati Uniti. Questa volta, però, sembra essere quella definitiva. Il declino dei giornali, la concorrenza di internet e tv, il calo degli inserzionisti e i costi troppo alti della carta patinata, della qualità delle immagini e dei fotografi, hanno convinto la Time spa a sospendere le pubblicazioni. Il patrimonio fotografico di Life, tuttavia, sopravviverà sul web. Un archivio di oltre diecimila immagini per lo più inedite, raccolte in settant’anni di scatti, sarà presto a disposizione dei cultori della rivista e del suo modo di raccontare il mondo e le sue vicissitudini.

Life era il sogno di ogni fotografo. Nella stagione d’oro degli anni sessanta, le sette milioni di copie vendute alla settimana garantivano “disponibilità illimitata di mezzi e la possibilità di seguire tutte le fasi di un servizio fino all’impaginazione”, racconta Carlo Bavagnoli, l’unico reporter non americano ad aver lavorato per la rivista che ha dato spazio a maestri del calibro di Margaret Bourke-White, Robert Capa e Larry Burrows. “Mettere in piedi Life era come fare uno spettacolo di Broadway”, prosegue Bavagnoli, grazie all’editore Henry Luce e alle sperimentazioni di pionieri come “Fritz Goro, che fotografò per primo il cervello umano nel dettaglio, o George Silk, che mise una macchina fotografica sulla punta degli di un campione di slalom. O Dimitri Kessel, che passò tre mesi a fotografare i mosaici di Ravenna”. Una macchina perfetta, ma troppo costosa. “Dal 2004 il mercato è mutato drasticamente e pubblicare la rivista non ha più senso”, riconoscono alla Time spa, che continuerà comunque la sua attività editoriale. Quello del 20 aprile sarà dunque il suo ultimo numero, ma chissà se non risorgerà per la terza volta. Non sarebbe Life. (es)

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