L’inciucio Pd-Udc parte da Roma
17 Aprile 2008
di Redazione
Qualcuno, prima del voto aveva parlato del rischio “Casinema”, cioè dell’inciucio tra D’Alema e Casini. Infatti mentre Pierfi strepitava contro un fantomatico accordo tra Berlusconi e Veltroni, preparava lui, in caso di pareggio un programma di restaurazione proporzionalistica. Fallito sul piano nazionale questo inciucio, sotto nuove spoglie, si ripropone nel voto per il sindaco di Roma.
D’Alema e Casini si sono incontrati ieri per trattare le condizioni dell’appoggio dell’Udc a Rutelli. Bettini, la testa più lucida del loft, ha spiegato infatti che Rutelli è un candidato “molto più affine” a Casini di quanto lo sia Alemanno.
Il bottino in palio corrisponde a poco più del 3 per cento preso dalla lista guidata da Luciano Ciocchetti (un risultato ben peggiore di quello nazionale). Certo in un testa a testa come quello romano non si butta nulla. Ma i voti non si trasferiscono di mano in mano come una valigetta ventiquattrore.
In realtà la partita romana, per quanto importante rimane sullo sfondo. E’ infatti strano che l’incontro lo abbia fatto D’Alema e non Veltroni. La spiegazione è dunque di prospettiva: D’Alema non è affatto favorevole alle ipotesi di dialogo bipartisan tra Veltroni e Berlusconi e preferisce coltivare la possibilità che le due opposizioni di Pd e Udc si avvicinino e magari si alleino strutturalmente in chiave anti Pdl. Roma è solo il banco di prova di questo progetto.
Se è così, è bene che gli elettori dell’Udc, il giorno del ballottaggio, lo sappiano.
