L’influenza suina sbarca in Europa, ma per adesso l’Italia è al sicuro

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L’influenza suina sbarca in Europa, ma per adesso l’Italia è al sicuro

27 Aprile 2009

Un’epidemia proveniente dal Messico sta provocando una nuova emergenza sanitaria a livello mondiale: portatori originari del virus sono i maiali. L’allarme è stato lanciato la settimana scorsa e, se in un primo momento si trattava di una ventina di morti, ora il numero sta lievitando.

Al momento il ceppo ha già fatto 149 vittime e più di 1.600 persone sono state contagiate ma, dopo che il governo messicano ha dichiarato ieri lo stato d’emergenza nazionale, è molto probabile che il numero si aggravi con il passare delle ore. La conferma che il virus ha superato le frontiere messicane sta inoltre diffondendo la paura e l’allarme: negli Stati Uniti è già stata dichiarata l’emergenza e, dopo la scoperta del primo caso di contagio in Spagna e in Scozia, e di numerosi casi sospetti anche in Italia, l’Europa è in massima allerta.

I sintomi del ceppo H1N1 sono molto simili a quelli dell’influenza tradizionale. Mal di gola, febbre elevata e dolori articolari. Tutte patologie curabili con i farmaci comuni. Dopo i primi controlli è stato accertato che la malattia non si trasmette mangiando carne suina. Il contagio, spiegano gli esperti, avviene in primo luogo tra maiali malati. E, solo dopo uno stretto contatto con questi animali, il virus si trasmette alle persone, trasformandosi a sua volta in un bacillo che contagia anche gli umani.

Il presidente messicano Felipe Calderón, di fronte all’impressionante numero delle vittime e degli infetti dal ceppo H1N1 del virus, si è subito rivolto alla nazione chiedendo “uno sforzo speciale per evitare il contatto con altre persone” e frenare il contagio. “E’ importante agire velocemente e con serietà, ma è anche necessario mantenere la calma”, ha sottolineato il capo dello Stato. In primo luogo ha chiesto la collaborazione delle autorità sanitarie per segnalare e isolare i casi sospetti, e per mantenere informata la popolazione sulle misure di prevenzione. La priorità ha sottolineato il presidente, è quella di raccogliere quante più informazioni possibili per capire come agisce il virus.

“In 72 ore saremo capaci di fare una diagnosi precisa sulla malattia, avremo a disposizione dei laboratori specifici e probabilmente potremo trattare tutti i ricoverati”, ha assicurato Calderón. Secondo un articolo del quotidiano messicano El Universal, gli antivirali Tamiflu, Zanamivir e Oseltamivir, utilizzati dalle autorità per combattere l’influenza, sarebbero già esauriti in molte farmacie della capitale anche perché il molti casi vengono venduti senza la necessaria ricetta medica. “In altre farmacie, invece, gli antivirali Tamiflu e Relenza non esistono proprio”.  Proprio con questo scopo la Banca Mondiale ha stanziato 203 milioni di dollari per l’acquisto di dosi di medicinali e materiale medico necessari per affrontare l’emergenza.

Ma le autorità insistono che, per frenare il contagio, la cosa più importante è evitare qualsiasi contatto tra persone, specialmente nei luoghi di aggregazione. Secondo i giornali messicani la capitale Città del Messico, nonostante i suoi 20 milioni di abitanti, è diventata una città quasi deserta: tantissimi cinema e negozi hanno chiuso, le chiese sono praticamente vuote, le lezioni rimandate. In giro la gente cammina indossando le mascherine verdi diffuse dai soldati messicani per evitare il contagio. Per la prima volta nella sua storia, è stata cancellata persino la tradizionale corrida della Fiera Nazionale di San Marco e gli stadi di calcio sono stati sigillati. Solamente i supermercati sembrano ancora colmi di vita: ma si tratta del primo segno visibile del panico di una popolazione che si sente impotente di fronte a una malattia senza volto. Dove non sembra proprio che l’influenza suina abbia avuto ricadute sono le zone turistiche: in destinazioni come le spiagge di Acapulco, Cancún e Baja California Sur, la vita continua con normalità. Anzi, a quanto pare la chiusura delle scuole ha perfino permesso a molte famiglie di concedersi una vacanza con qualche giorno d’anticipo.

Non è la prima volta che le epidemie provenienti dagli animali minacciano la salute umana. Ma dopo la malattia della mucca pazza e il virus dell’aviaria, l’influenza porcina si presenta particolarmente complicata, soprattutto per la sua capacità di contagio e di trasformazione. Di fronte alle prime evidenze scientifiche, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dovuto ammettere che quella porcina “è grave, ma ancora non c’è il rischio di pandemia”, nonostante il virus abbia già superato le frontiere. Ieri mattina infatti è stato confermato il primo caso di infezione in Europa. Si tratta di un giovane di 23 anni di Albacete, in Spagna, che lo scorso 22 aprile è ritornato da un viaggio studio. Le autorità spagnole hanno detto che il giovane sta rispondendo bene alle cure e hanno spiegato d’aver messo sotto osservazione altre 19 persone. Anche gli Stati Uniti, dopo aver confermato 20 casi di infezione in cinque Stati – 8 a New York, 7 in California, 2 in Texas, 2 in Kansas e 1 in Ohio – hanno dichiarato lo stato d’emergenza sanitaria in tutto il paese. Altri sei casi di contagio sono stati confermati in Canada e si stanno accertando le condizioni di alcuni malati in Nuova Zelanda, Colombia, Francia, Svizzera, Gran Bretagna e Israele.

Anche in Italia per alcune ore si è parlato del primo caso sospetto a Venezia, dove una donna di 31 anni originaria del Veneto orientale è stata ricoverata nel reparto di Malattie infettive all’ospedale di Venezia. I test però hanno escluso che si tratti di febbre suina. Il ministro degli Esteri Franco Frattini ha assicurato che “i rischi sono davvero insignificanti” ma per Pietro Crovari, virologo e ordinario d’Igene generale dell’Università di Genova, “è scontato che l’influenza porcina arriverà anche in Italia”. “L’importante – ha spiegato – è che arrivi il più tardi possibile”. Speriamo che sia così vista la velocità con cui l’influenza si sta espandendo, svelando ancora una volta i lati oscuri della globalizzazione.