L’insostenibile leggerezza del gossip

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L’insostenibile leggerezza del gossip

25 Ottobre 2008

Da quando la televisione e Internet hanno tolto ai giornali la funzione di dare notizie, farne la cronaca e i commenti, i grandi quotidiani si sono buttati sul passato, sulla storia, soprattutto sul gossip e sullo scoop storico. Da anni il Corriere ha fatto della storia il suo cavallo di battaglia con discussioni accese ancora in corso. Non è da meno il Times, i cui più recenti scoop sono stati il flirt dell’ambasciatrice Claire Luce con una spia inglese e la missione segreta in Spagna nel ‘43 di Leslie Howard, quello di Via col Vento, abbattuto dai caccia tedeschi mentre tornava a casa. Ora il gossip storico investe Milan Kundera, che nell’Insostenibile leggerezza dell’essere raccontò l’invasione sovietica della Cecoslovacchia. Kundera non è uno scrittore politicamente impegnato, pronto a intervenire su tutto come Eco o Grass, non si è mai atteggiato a guida morale, vive ritirato in Francia e rompe il silenzio solo con i suoi libri. Anche se per i cechi è un simbolo importante della lotta per l’indipendenza dall’Urss, il tema dell’Insostenibile leggerezza dell’essere, un romanzo filosofico, è soprattutto la difficoltà di conciliare amore e sessualità. Chissà, se nell’”affaire Kundera”, come subito ci si è affrettati a definirlo, non si nasconda qualche resa di conti. Forse è solo voglia di gossip dopo il Nobel assegnato a uno scrittore francese, mentre è appena terminata la Fiera del libro di Francoforte, dove l’editore Hanser si è dato parecchio da fare per lanciare il nostro Roberto Saviano come scrittore minacciato dalla camorra. Sotto pressione, Kundera ha dichiarato di non avere mai denunciato nessuno e che in Francia sta per iniziare la fiera del libro.

L’”affaire Kundera” è nato il 12 ottobre con un articolo di Karl Peter Schwarz sulla Frankfuter Allgemeine Zeitung. Secondo le ricerche dello storico ceco Adam Hradilek, autore dell’articolo pubblicato in inglese dal settimanale online Respekt, Milan Kundera nel marzo del 1950 avrebbe denunciato un giovane ceco, Miroslav Dvoracek, ex-pilota della Raf, fuggito in Germania nel ’48 quando i comunisti presero il potere in Cecoslovacchia. Dvoracek fu reclutato dall’intelligence americana e rimandato in patria nel 1950 per mettere su una rete di informatori e a Praga prese contatto con una studentessa. La ragazza parlò di lui al fidanzato, suo futuro marito, che poco dopo la caduta del muro di Berlino e prima di morire, rivelò che sarebbe stato Kundera a denunciare il povero ex-pilota. L’episodio pare tratto dallo Scherzo di Kundera, dove si mescolano amicizia, tradimento, gelosia, vanità, sospetti, incomprensioni, angosce, nel clima plumbeo del comunismo dell’est. Lo Scherzo uscì durante la primavera di Praga e vinse il premio dell’Unione degli scrittori cechi, che ebbe un ruolo importante nella rivolta contro l’Urss.           

L’Accademia letteraria ceca si è schierata con Kundera e non giudica credibile il protocollo della denuncia pubblicato dalla rivista Respekt. Tuttavia titoli come “Kundera era una spia” sono apparsi in tutte le lingue. Subito è scattato il paragone con Günter Grass, che – forse anche per promuovere l’autobiografia Sbucciando le cipolle – nel 2006 confessò di avere militato volontario da ragazzo nelle Waffen-SS. I due casi sono però incomparabili, perché Kundera non ha mai fatto mistero di essere stato iscritto al partito comunista, di esserne stato espulso nel 1950, di essersi riscritto nel ’56 e di avere partecipato alla primavera di Praga. Kundera non ha mai neppure demonizzato il comunismo, come Grass ha fatto con il nazismo, perché per lui le ideologie totalitarie non creano creature diaboliche, ma fanno venire alla luce aspetti già presenti negli uomini. Nelle sue opere ha descritto con ironia il mito della Grande marcia in avanti dell’umanità esibito da ogni totalitarismo, il mito del Kitsch, l’ideale estetico dell’accordo categorico dell’essere. Nella Vita è altrove, del 1969, ha narrato come sia possibile che un poeta di talento come il giovane Jaromil diventi un mostro. Nel Libro del riso e dell’oblio ricordò che quando nel 1950 sentì Paul Eluard rinnegare pubblicamente gli amici praghesi portati al capestro dalla giustizia comunista tutto crollò per lui. Scrisse: “Quando un boia uccide, la cosa in fin dei conti, è normale; ma quando un poeta (e per di più un grande poeta) accompagna l’esecuzione col suo canto, l’intero sistema di valori viene d’un colpo scardinato.” Kundera alludeva alla pubblica approvazione di Eluard nel 1950 per il regime comunista in festa per le strada di Praga, dopo l’impiccagione del suo amico, lo scrittore surrealista Zavis Kalandra. Anche se Kundera ci ha abituati a personaggi complessi, pare poco credibile che nello stesso anno in cui crolla per lui un intero sistema di valori, abbia denunciato il povero pilota anticomunista. Comunque sia, l’industria del scoop storiografico ha trovato un nuovo filone editoriale.