L’intercettazione democratica

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E' davvero difficile riconoscere Marco Pannella, le sue idee e la sua storia politica in alcuni, cruciali passaggi della sua ultima intervista al Corriere della Sera.

Il colloquio era dedicato a registrare la delusione del leader radicale per la bocciatura dell'amnistia da parte della Camera dei Deputati. Ma nella conclusione Pannella allarga il tiro e rievoca un tema noto e che viene solitamente racchiuso nella definizione "caso Italia", per intendere il sostanziale deficit di democrazia e di informazione che i radicali attribuiscono al paese e che denunciano anche in sede europea.

Secondo Pannella, però, quest'anno la situazione sarebbe migliorata per un motivo che ci appare francamente incredibile: le intercettazioni telefoniche. Dice infatti Pannella: "Quest'anno con la pubblicazione delle intercettazioni, non solo su bancopoli, è riuscita una piccola rivoluzione laica: ora milioni di persone conoscono realtà altrimenti riservate alle lotte mafiose del Palazzo", per concludere in modo ancora più sconcertante che così "è cresciuto il tasso di potenziale democratizzazione del regime".

Forse non abbiamo capito bene, ma ci pare che Pannella sostenga che l'indiscriminata, arbitraria e pilotata pubblicazione di intercettazioni di vario genere sui giornali italiani, a sfregio delle persone coinvolte per colpa o per caso nelle stesse, risulta in un salutare aumento del tasso di democrazia del paese. Dunque, se continuiamo a capire bene, i magistrati e i giornalisti ad essi collegati che distribuiscono le sceneggiature telefoniche alla stampa sono eroi della democrazia, mentre il Parlamento e in genere le istituzioni non sono altro che un "Palazzo mafioso".

Difficile credere che un politico come Pannella, cresciuto alla%0D scuola liberale e garantista dei Calamandrei e dei Pannunzio,

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