L’interminabile battaglia del catasto

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L’interminabile battaglia del catasto

04 Agosto 2008

 

Il 5 luglio dello scorso anno veniva pubblicato un Decreto dell’allora Presidente del Consiglio dei Ministri Prodi intitolato “Decentramento delle funzioni catastali ai comuni”.

In base a tale Decreto i Comuni erano chiamati a scegliere (entro 90 giorni dalla data di pubblicazione) come erogare, dal 1° novembre 2007, i servizi catastali, tra tre opzioni disponibili.

La terza opzione era particolarmente invasiva, dando in sostanza carta bianca agli stessi enti locali su come gestire il catasto e soprattutto su come determinare l’estimo dei singoli immobili in via definitiva, sottraendo ogni sindacato all’Agenzia del Territorio.

Il problema non era di poco conto, dato che la rideterminazione degli estimi da parte dei Comuni passava attraverso la combinazione della base imponibile e dell’aliquota, per cui aumentare entrambi, o comunque non diminuire l’aliquota corrispondentemente all’aumento dell’estimo, avrebbe comportato illeciti aumenti tributari.

Il suddetto decreto veniva però subito impugnato davanti al Tar Lazio da parete di Confedilizia che ne contestava la legittimità, visto anche che l’attribuzione diretta in materia di estimi ai Comuni contrastava palesemente con l’art. 1, comma 197, della Finanziaria per il 2007, che prevedeva che i Comuni “partecipassero” solamente alla determinazione degli estimi (e quindi delle imposte), essendo però la decisione finale riservata comunque allo Stato e per esso all’Agenzia del Territorio.

Ciò che spingeva gli enti interessati allo “scippo” era una motivazione puramente di cassa.

Ci sono infatti città (guarda caso proprio quelle che subito hanno optato per la terza scelta) dove l’Ici rischiava di essere triplicata, cosa tanto più grave laddove (vista la bolla immobiliare degli scorsi anni) i valori di mercato sono in realtà altissimi rispetto ai redditi che poi effettivamente gli stessi immobili producono.

Nonostante il ricorso in atto, che avrebbe consigliato quanto meno un po’ di prudenza, il Ministero dell’Economia (del passato Governo) emanava proveddimenti attuativi, anche per quanto riguardava il trasferimento del personale del Territorio ai Comuni (la solita tecnica del “fatto compiuto”).

Tuttavia,  il TAR del Lazio, con sentenza (immediatamente esecutiva) n. 4259/2008, del 15 maggio 2008, ha poi accolto il ricorso presentato da Confedilizia ed ha annullato il decreto del Presidente del Consiglio (Prodi) sulla base della considerazione che il decreto “deborda dai confini segnati dalla legge”, spianando così la strada per la realizzazione di un punto importante del programma elettorale del PDL, quale la riforma del Catasto in senso reddituale.

Ma anche nella favole più belle, a volte, il cattivo non si arrende. L’ANCI ha infatti deciso di ricorrere al Consiglio di Stato. L’appetito vien mangiando.