L’invasione salafita della Germania e chi la sponsorizza

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L’invasione salafita della Germania e chi la sponsorizza

22 Dicembre 2016

Vengono indottrinati in tenerissima età. Già alla scuola primaria fantasticano sul loro futuro da jihadisti al fronte, pronti ad uccidere infedeli. Si rifiutano categoricamente anche di giocare semplicemente a calcio con gli amichetti infedeli, “non sono autorizzato a giocar a calcio con te, ma quando sarò cresciuto ti ucciderò”. Siamo in Germania. E si tratta semplicemente di alcune delle storie raccontate da Wolfgang Trusheim, dell’ufficio Sicurezza dello Stato di Francoforte. Nel rapporto mandato in onda dalla Hessischer Rundfunk vengono mostrati bambini cui i genitori insegnano cosa sia davvero l’odio per gli infedeli, regalando loro pomeriggi davanti alla Tv a visionare filmati di crudeli decapitazioni. Istruiti anche sulle ‘motivazioni’, le creature sono già pronte a rispondere che bruciati vivi o decapitati, poco importa, se lo sono meritato, quelli là.

Sono i bambini nati in Germania: il frutto dell’ingestibile flusso di immigrati. Sono le giovani menti adepti preferiti dei salafiti. La cui influenza riesce a fare presa, magicamente, con estrema facilità. Perché esiste un’interpretazione maledettamente integralista dell’islam. È il “salafismo”, appunto, ed è, da un po’ di tempo, in Germania, la fede più in voga. Il modus vivendi che ha trovato il suo habitat perfetto nella Germania multikulti. Le agenzie di sicurezza tedesche fanno riferimento a ben novemiladuecento salafiti che chiamano la Germania casa. Altre agenzie citate dal Süddeutsche Zeitung, avvertono l’espandersi a macchia d’olio del credo – che è anche un’ideologia – e che ha “già 10.000 seguaci”. Mentre tutto lascia pensare che i numeri cresceranno in men che non si dica. La polizia ha già fatto irruzione in ben centonovanta sedi, a livello nazionale. “Un pool di raccolta per jihadisti”, è questo quello che le autorità si sono trovate davanti.

“Qualcosa dev’essere fatto immediatamente. Non possiamo aspettare più a lungo”, dice Michael Kiefer, un esperto di Studi Islamici presso l’Istituto sponsorizzato dal governo per la Teologia islamica dell’Università di Osnabrück. “La crescita del salafismo in Germania è troppo pericolosa”, aggiunge. Ma come contrastarli se hanno le spalle maledettamente coperte? Dalle pagine del Daily Expressapprendiamo che il Kuwait Revival of Islamic Heritage Society (RIHS), un’organizzazione non governativa (ONG) bandita dagli Stati Uniti e dalla Russia per presunti legami con gruppo terroristico di Al-Qaeda, è stata anche accusata di sostenere i crescenti di gruppi salafiti fondamentalisti in Germania.

Ma soprattutto pare che i cosiddetti ‘Gruppi Missionari dei paesi del Golfo’, tra cui Saudi Muslim World League, e la Sheikh Eid Bin Mohammad al-Thani Charitable Association del Qatar, siano coinvolti in una “strategia di lungo corso per esercitare influenza sui musulmani in Germania”. I diretti interessati hanno provato a smentire alla grande, ma sta di fatto che la Merkel, circa un mesetto fa, “ha confermato i piani di ampliare, nella maniera più rapida possibile, la portata e l’efficienza dei servizi segreti della Germania, tra cui la sua agenzia di spionaggio interno”. Deve esserci qualcosa che le fa venire il mal di testa, a quanto pare.

Tant’è vero che il deputato tedesco Rolf Mützenich, peraltro esperto di Medio Oriente, ha fatto riferimento ad “un pericolo reale e da non sottovalutare. Per un po’ di tempo abbiamo avuto le prove e i documenti che i tedeschi salafiti sono assistiti e tutelati dai governi di Arabia Saudita, Qatar e Kuwait: denaro, invio di imam e la costruzione di scuole islamiche e moschee. Sanno che questo è il modo migliore per far sì che i rifugiati vengano radicalizzati e l’integrazione avvenga rapidamente e con successo”. E forse, rivolgendosi alla cara cancelliera ha aggiunto, “per difenderci da tutto ciò abbiamo bisogno di programmi di prevenzione e di ‘de-radicalizzazione’ professionali. Abbiamo bisogno di fondi e di risorse per gli specialisti nelle scuole, nelle amministrazioni, nella polizia, nelle organizzazioni di assistenza sociale dei più giovani, nei carceri e nei riformatori”.

Loro tendono a coprirsi le spalle, noi a scoprirle. Loro sanno da dove vengono, noi facciamo di tutto per rimuovere simboli e segni della civiltà europea e occidentale. Ci strappano le unghie – è veramente accaduto – se viaggiamo a casa loro con dell’alcool nel bagaglio della nostra auto, mentre in Europa gli si dice “fate come se foste a casa vostra”.