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I rapporti tra Pechino e Teheran

L’Iran diventerà un partner sempre più scomodo per la Cina

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Il 2 settembre prossimo si terranno dei dialoghi di alto livello tra Usa, Francia, Gran Bretagna, Germania, Russia e Cina, sulla questione del nucleare iraniano. L'incontro è stato programmato dalle potenze occidentali con l'obiettivo di convincere Mosca e Pechino sulla necessità di imporre nuove sanzioni dell'ONU che colpiscano il settore energetico iraniano, una possibilità verso cui le due grandi potenze si mostrano ostili, intrattenendo importanti relazioni commerciali con la Repubblica Islamica.

I colloqui saranno basati sul nuovo rapporto dell'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica (AIEA), che sarà pubblicato entro questa settimana. Per convincere Cina e Russia dell'esigenza di nuove sanzioni, il “Quartetto” sta sollecitando Mohamed El Baradei, presidente uscente AIEA, a rivelare le informazioni in suo possesso sul dossier nucleare iraniano.

Il 20 agosto scorso, alcuni importanti membri del Congresso americano,  in un incontro con dei funzionari cinesi, avevano espresso "profonda delusione" nei confronti di questi ultimi per la firma di un accordo energetico da diversi miliardi di dollari da parte di una società statale cinese con l'Iran. Il presidente della Commissione per gli affari esteri del Congresso americano Howard L. Berman ha affermato che "questo è esattamente il segnale sbagliato da inviare in Iran in un momento in cui Teheran continua ad arricchire uranio, sfidando la comunità internazionale". Berman ha aggiunto che durante gli incontri tra funzionari cinesi e americani è sempre emerso "un obiettivo comune tra Cina e Stati Uniti: impedire all'Iran di acquisire armi nucleari e garantire il mantenimento della pace e della stabilità in Medio Oriente".

D'altro canto, Pechino, come Mosca, appare riluttante all'idea di un inasprimento delle sanzioni. Nell'ultimo incontro avvenuto il mese scorso tra i presidenti Medvedev e Hu Jintao, è stata rilasciata una dichiarazione congiunta in cui si afferma che "il problema legato al programma nucleare iraniano si può risolvere solo con mezzi politico-diplomatici", sottolineando la necessità di avviare al più presto negoziati con Teheran.

La posizione di Pechino è molto chiara a riguardo: pur condividendo le preoccupazioni americane verso la proliferazione nucleare nel Golfo, la Cina afferma la necessità di risolvere la questione iraniana, come pure quella nordcoreana, attraverso mezzi pacifici e diplomatici, e ribadisce il principio di non-intervento negli affari interni degli altri Stati, su cui basa la sua politica estera.

Le relazioni sino-iraniane preoccupano molto gli Stati Uniti e sono state al centro delle discussioni sino-americane durante il viaggio del segretario di stato Hillary Clinton a Pechino nel mese scorso. Durante il viaggio, la Clinton aveva esortato a diminuire gli investimenti cinesi in Iran per spingere il governo di Teheran ad abbandonare il suo programma nucleare. Per tutta risposta, i leader cinesi hanno ribadito che gli investimenti in Iran riguardano il gas, il petrolio e le infrastrutture.

I legami tra Cina e Iran nel settore energetico sono sempre più stretti. Nel 2004, il gruppo petrolifero cinese Sinopec Group si è impegnato a comprare, in 30 anni, 250 milioni di tonnellate di gas liquido da Teheran, mentre a sua volta, lo stato arabo ha garantito alla Cina l'esportazione di 150.000 barili di greggio al giorno per 25 anni. Nell'ultimo anno, l'Iran ha superato l'Arabia Saudita come maggiore esportatore di greggio verso la Cina.

I contrasti con i governi occidentali hanno privato Teheran di finanziamenti e tecnologie straniere necessari per lo sfruttamento dei suoi ricchi giacimenti di gas e petrolio e per la modernizzazione delle sue infrastrutture energetiche. L'obiettivo iraniano è portare la propria capacità produttiva dagli attuali 44 milioni di litri di greggio al giorno a 190 milioni entro il 2012, e per raggiungerlo l’Iran ha bisogno della Cina.

Il governo iraniano sta cercando di coinvolgere la Cina in ambiziosi progetti di sfruttamento che prevedono la costruzione di nuove raffinerie e di un oleodotto che, con un'estensione di 1640 km, attraverserebbe l'Iran da nord a sud  collegando il porto di Neka, sul Mar Caspio a Jask, sul Golfo di Oman. Ma per il momento le compagnie petrolifere cinesi hanno deciso di non sbilanciarsi e di attendere l'evoluzione dell'ambiente politico nella Repubblica Islamica.

Il governo iraniano pensa che, stringendo dei legami economici con Pechino, soprattutto energetici e petroliferi, riuscirà parallelamente ad assicurarsi un sostegno politico da parte della Cina, membro permanente nel Consiglio di Sicurezza dell'Onu. In effetti, in passato, la Cina ha sostenuto diverse volte Teheran nel suo dossier nucleare. Il sostegno cinese però ha i suoi limiti e, dopo la rielezione di Ahmadinejad, sta diventando più cauto.

Se nel campo commerciale, Pechino ribadisce il suo diritto di stringere accordi con qualsiasi stato a prescindere dalla sua politica interna, da un punto di vista politico e diplomatico diventa sempre più difficile per la Cina - impegnata a creare la sua immagine di potenza responsabile - sostenere uno stato come l'Iran, accusato dalla comunità internazionale di avere un programma nucleare segreto. Non bisogna dimenticare che, nonostante l'importanza delle risorse iraniane per la Repubblica popolare, Stati Uniti ed Europa restano ancora i principali partner economici per Pechino.

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1 COMMENT

  1. La chimica di Andrea Nardi e la geografia di Melania Perciballi
    “.. Sinopec Group si è impegnato a comprare, in 30 anni, 250 milioni di tonnellate di gas liquido da Teheran, mentre a sua volta, lo stato arabo ha garantito alla Cina l’esportazione di 150.000 barili di greggio al giorno per 25 anni.”
    Se per Melania Perciballi l’Iran è uno stato arabo si può ben dedurre quale sia l’attendibiità dell’intero articolo.
    Che abbia studiato anch’ella in Africa, magari allo stesso college dove Andrea B. Nardi ha studiato la chimica?

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