L’Iran festeggia la moratoria con le impiccagioni

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L’Iran festeggia la moratoria con le impiccagioni

19 Dicembre 2007

All’alba di oggi, nel famigerato carcere di Evin di Teheran, sono stati consegnati al boia sette uomini e una donna di nome Zahra, condannata a morte per aver ucciso il marito. E’ questo il primo effetto sul regime degli ayatollah della moratoria contro la pena di morte votata ieri dall’Onu. Altro che ‘moral suasion’. Magari funzionerà con gli Stati Uniti, dove il 16 dicembre, il governatore del New Jersey ha firmato una legge che abolisce la pena di morte. Con l’Iran però l’effetto del giorno dopo è stato questo.

La notizia è trapelata grazie al lavoro certosino della famosa giornalista dissidente Asieh Amini che proprio stamani è stata interrogata in merito ai propri articoli dal tribunale rivoluzionario iraniano. Non sono stati ancora diffusi i nomi degli altri prigionieri uccisi perché il regime teme le reazioni internazionali dopo la storica votazione all’Onu. Anche l’Ansa che pure ha dato in breve la notizia non è riuscita a ottenere i nominativi delle persone. Quindi il regime prende tempo in attesa che siano i blog dei dissidenti iraniani a farci conoscere le identità e le storie delle persone giustiziate.

Si sa, in compenso, che è stata sospesa l’esecuzione di un’altra donna, una certa Rahele Zemani, anche lei condannata a morte per uxoricidio. La comunità degli esuli iraniani si sta mobilitando per salvarle la vita. Di Rahele si sa solo che ha ucciso il marito qualche mese fa dopo averlo sorpreso a letto con l’amante. La donna ha due figli piccoli di tre e cinque anni, ma sembra assai poco probabile che il regime decida di commutare la pena in carcere a vita. Secondo la shar’ia, infatti, questo dipende dai parenti della vittima che finora non hanno accettato soldi per comprare il “prezzo del sangue”.

Alcuni giorni fa Rahele ha scritto una lettera ai suoi ex suoceri chiedendo perdono per amore dei loro nipoti. Diceva nella sua missiva che è dal giorno dell’arresto che non vede più i suoi figli e di non renderli due volte orfani, prima con il padre e dopo con la madre. Le associazioni umanitarie che lavorano in favore delle donne condannate a morte hanno messo in moto una grande campagna a favore di lei e dell’altra donna identificata con il nome di Zahra.

Quest’ultima è stata impiccata oggi mentre Rahele è ancora viva. Ma per quanto? I dissidenti iraniani nei prossimi giorni chiederanno clamorosa di essere ricevuti da Napolitano in persona affinché il capo dello Stato italiano faccia pressione su Ahmadinejad per ottenere la sospensione delle condanne capitali in Iran, soprattutto dopo l’approvazione della moratoria Onu. Ma, purtroppo, visto quello che è successo oggi all’alba, c’è ben poco da sperare con iniziative diplomatiche di fare breccia nel regime canaglia degli ayatollah.