L’Iran manda a Vienna delle comparse e gli Usa lo giudicano “un buon inizio”

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L’Iran manda a Vienna delle comparse e gli Usa lo giudicano “un buon inizio”

20 Ottobre 2009

Si sono aperti ieri, a Vienna, nella sede dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica, i negoziati fra l’Iran e i paesi del cosiddetto “5+1” (Stati Uniti, Gran Bretagna, Russia, Cina, Francia e Germania), sul discusso programma nucleare di Teheran. L’obiettivo dei colloqui è definire i dettagli tecnici della proposta, avanzata dalla Casa Bianca al regime di Ahmadinejad: scambiare l’uranio prodotto nell’impianto di Natanz, nel centro dell’Iran, con uranio arricchito al 19,75 per cento in Russia e in Francia, per alimentare il reattore  sperimentale di Teheran, controllato dall’Aiea e destinato alla ricerca medica. Secondo un articolo pubblicato qualche giorno fa dal “Washington Post”, la proposta era già stata approvata nei negoziati fra la delegazione di Teheran e il 5+1 che si sono svolti a Ginevra lo scorso primo ottobre. In quella occasione c’era stato persino un incontro fra l’inviato americano, il sottosegretario di Stato William Burns, e il rappresentante iraniano, Saeed Jalili.

Ma il clima di attesa per il secondo round di colloqui sul nucleare è stato presto gelato dalle dichiarazioni del portavoce dell’organizzazione atomica iraniana, Ali Shirzadian. Già prima dell’avvio dei colloqui, Shirzadian ha spiegato che Teheran proseguirà autonomamente l’arricchimento dell’uranio anche se dovesse andare in porto l’accordo per la fornitura di combustibile nucleare da un paese terzo. D’altra parte, Ahmadinejad ha preferito inviare a Vienna una delegazione di secondo livello, guidata dall’ambasciatore Ali Asghar Soltanieh, piuttosto che dal capo della sua agenzia atomica nazionale, come se mancasse la volontà di raggiungere un’intesa entro questa settimana.

Nonostante il tono di sfida assunto da Teheran, l’avvio dei negoziati potrebbe stemperare le tensioni sull’attività nucleare iraniana, emerse al Vertice di Ginevra. Il direttore generale dell’Aiea, Mahmoud ElBaradei, si è dimostrato piuttosto ottimista. “C’è stato un avvio costruttivo,” ha detto El Baradei al termine dell’incontro, aggiungendo: “Sono state discusse la maggior parte delle questioni tecniche”. Anche per il portavoce del Dipartimento di Stato americano, Ian Kelly, si è trattato di “un buon inizio”, anche se “bisogna fare ancora molto lavoro”.

Un sondaggio del Washington Post indica che l’80 per cento degli americani appoggia la linea diplomatica di Obama, nonostante siano convinti che Teheran punti all’atomica. Nello stesso tempo, il 78 per cento degli intervistati è favorevole a nuove sanzioni contro l’Iran se i negoziati falliranno.

Sullo sfondo, l’elemento che rischia di destabilizzare i negoziati. Teheran ha accusato Stati Uniti e Gran Bretagna di aver appoggiato i militanti Jundullah che domenica scorsa, in un attentato suicida nel Baluchistan, hanno ucciso 42 persone, fra cui due generali e alti ufficiali dei Pasdaran. Ahmadinejad ha subito minacciato ritorsioni nei confronti di Islamabad, convinto che i guerriglieri abbiano le proprie basi operative in Pakistan; il capo dei Pasdaran, Ali Jafari, ha garantito che “una delegazione di Teheran si recherà in Pakistan per chiedere l’estradizione di Abdul Malik Rigi”, leader del Jundullah.

L’ipoteca dell’attentato compiuto in Iran pesa sull’esito dei negoziati, che potrebbero continuare anche domani. Secondo le ultime dichiarazioni di Ali Shirzadian, la proposta dei 5+1 è un “test di onestà”, anche se l’accordo resta ancora stretto tra due fuochi. Da una parte, le potenze occidentali sospettano che l’Iran stia in realtà lavorando alla bomba atomica, dall’altra Teheran non fa altro che smentire queste voci. Le sanzioni imposte negli anni scorsi dall’Onu all’Iran, e sempre ignorate, non depongono certo a favore del regime iraniano.