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Liste arancioni, come esportare una rivoluzione senza averla ancora fatta

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A Napoli, fa caldo. Si sfiorano i quaranta gradi e le “blatte”minacciano una nuova crisi igienica. Il problema “monnezza” è ancora lontano dall’essere risolto e le casse comunali sono vuote. A Palazzo San Giacomo, dopo un anno dalle elezioni, è appena andato in scena il rimpasto in giunta, capace di far saltare due assessori, tra cui quello al Bilancio, e aggiungere al tavolo di governo una nuova delega: “Gestione della crisi”. Luigi De Magistris, però, guarda al futuro. Non a quello di Napoli, ci mancherebbe. Ha in testa le liste arancioni, che dovrebbero addirittura rivoluzionare il modo di fare politica in Italia.

Il Sindaco napoletano lo dice, con entusiasmo, al Fatto Quotidiano, aggiungendo di voler querelare Riccardo Realfonzo, il professore ed ex assessore, sollevato dal suo incarico solo qualche giorno fa dall’esecutivo. “Sì, il movimento arancione sarà nazionale - afferma - ma io non mi candiderò alle politiche. Sarò il leader, o meglio: il fondatore”.

Insomma, l’ex magistrato prepara i lavori per quello che, stando alle sue parole sarà un “autunno caldo”, con il movimento arancione in rampa di lancio. Un modo rivoluzionario di amministrare e di pensare alla politica, a quanto pare. Una rivoluzione, già annunciata un anno fa, e  oggi pronta a partire da Napoli, chiamata ad  insegnare alle altre città, e agli altri amministratori “come si fa.”

Tutto chiaro, fatta eccezione per un dato: rivoluzioni all’ombra del Vesuvio non se ne sono ancora viste e non si capisce perché e come ciò che ancora non si è verificato a Napoli dovrebbe verificarsi altrove, su scala nazionale, dove i problemi da risolvere sono ancora più complessi e più vasti.

De Magistris, ha già messo alla porta due assessori (da lui scelti un anno fa) e ridotto ad una commedia tragi-comica la faccenda del Forum delle Culture, per non parlare della Coppa America, organizzata senza tirare fuori un soldo dal Comune di Venezia e costata, invece, svariati milioni di euro alle casse comunali napoletane. Fare meglio della Iervolino non è certo un’impresa, eppure, fatta eccezione per il lungomare liberato e chiuso al traffico, che pure ha messo commercianti e albergatori sul piede di guerra, nessuno sembra essersi accorto che in Comune, da più di un anno, c’è un nuovo inquilino.

Del resto, lo stesso Realfonzo, che De Magistris ha deciso di querelare per le sue affermazioni, aveva messo in luce il carattere propagandistico e poco concreto del primo cittadino napoletano (“il sindaco non voleva prestare attenzione alle esigenze finanziare del comune napoletano”).

Puntare sui grandi eventi che accendono i riflettori sulla città per qualche giorno, e poi di nuovo buio. Eccolo il copione messo in scena, in questi mesi, dal Sindaco rivoluzionario. Poche proposte e tanta propaganda, come in un film già visto, con protagonista un comico con la barba bianca con alle spalle un logo a 5 stelle.

Parte con queste premesse la “svolta arancione”. Una rivoluzione politico-amministrativa che De Magistris vorrebbe esportare ancora prima di averla realizzata nella sua Napoli, la città dove è stato eletto.

 

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