Home News L’istruttoria dell’Antitrust contro Poste? Una mossa inutile

Dopo il pressing dei consumatori

L’istruttoria dell’Antitrust contro Poste? Una mossa inutile

La notizia era destinata a sortire un effetto positivo sull’opinione pubblica e ad accogliere il plauso delle Associazioni di consumatori. E così è stato quando l’Antitrust, appena due giorni fa, ha avviato un’istruttoria su Poste per possibile abuso di posizione dominante nei servizi di incasso e pagamento. Secondo l’Autorità, la società applicherebbe “condizioni contrattuali ingiustificatamente gravose agli utenti postali che devono pagare i bollettini postali, scaricando su di loro commissioni relative a servizi resi ai beneficiari dei pagamenti quali la rendicontazione”.

In realtà però, avviare un’indagine nei confronti della società presieduta da Massimo Sarmi - che ieri ha definito quello di Poste un mercato "libero e aperto, con un prodotto offerto a condizioni ragionevolissime" - per un presunto abuso di posizione dominante in relazione al prezzo dei bollettini postali equivale a curare un terribile male con un’aspirina (o, peggio ancora, far finta di farlo). Semplicemnete perché i problemi relativi alla controllata dello Stato, semmai, sono ben altri.

Secondo l'Antitrust, Poste – che si è mossa dopo la denuncia inviata da una associazione di consumatori in seguito all'aumento di 10 centesimi (a 1,10 euro), dal primo ottobre 2008, della commissione per i bollettini postali -  presta un servizio sia a chi paga sia a chi riceve il pagamento, ma con “una politica commerciale” che prevede “commissioni di incasso per i soggetti beneficiari anche nulle facendo invece gravare, sul lato del soggetto debitore, che esegue il versamento, una commissione di 1,10 euro a bollettino”. Quindi con “condizioni contrattuali ingiustificatamente gravose” per i clienti che pagano i bollettini postali “scaricando su di loro commissioni relative a servizi resi ai beneficiari dei pagamenti”, come la rendicontazione.

Tutti i quotidiani ieri raccontavano di come, sulla base delle denunce della associazioni di consumatori, l’attenzione dell’Autorità Antitrust si fosse concentrata sul fatto che nel sistema del Bollettino postale gli utenti che utilizzano il bollettino pagano una commissione mentre gli enti che ricevono il pagamento tramite bollettino (ad esempio, Telecom, gli enti pubblici, i condomini o le municipalizzate che vendono acqua, luce e gas) ricevono la somma loro dovuta senza pagare alcunché a Poste.

L’iniquità però è solo apparente. Si tratta infatti di un tipico mercato a “due lati”. Un mercato cioé in cui un operatore mette a disposizione una piattaforma (il sistema del Bollettino postale ) per collegare due lati del mercato ossia due insiemi di utenti che altrimenti non dialogherebbero: le aziende che devono ricevere i pagamenti, da una parte, i consumatori che devono effettuare i pagamenti, dall’altra. I mercati a “due lati” sono molto numerosi nella realtà, ma spesso non se ne avverte l’esistenza. Il mondo delle carte di credito (esercenti e acquirenti) è un esempio; quello dei  quotidiani (inserzionisti e lettori), un altro; quello dei motori di ricerca internet (internauti e inserzionisti) un terzo ancora. In tutti questi mercati i costi a carico dei due attori sono fortemente asimmetrici. Nel caso dei motori di ricerca come Google per esempio, l’accesso per gli internauti è gratuito mentre tutti i costi della piattaforma sono a carico degli inserzionisti.

L’obiettivo del gestore di una piattaforma è di massimizzare il numero di aderenti ad ambedue i lati del mercato. Dovrà quindi prezzare i servizi che offre ad entrambi in maniera differenziata secondo i benefici marginali che ciascun “lato” riceve dalla presenza di utenti in entrambi i “lati”. Se infatti  Poste prevedesse degli alti costi a carico delle aziende per allacciarsi al sistema (tali da dissuadere le aziende dall’aderire) ne sarebbero danneggiati i consumatori stessi che pur disponendo di un ufficio postale sotto casa non avrebbero nessun beneficio pratico (non potendo più pagare). E’ possibile fare lo stesso ragionamento ribaltando la situazione. Se Poste facesse pagare eccessivamente il bollettino, il consumatore sarebbe indotto a recarsi presso l’azienda per pagare direttamente la sua bolletta e l’azienda convenzionata non ne trarrebbe nessun beneficio, anzi dovrebbe forse potenziare il numero di sportelli per ricevere la fila di utenti che chiede di pagare.

In ambedue i casi per Poste i ricavi sarebbero nulli perché mancando uno dei due lati del mercato la sua piattaforma risulterebbe inutile. L’equilibrio che di fatto si determina nella ripartizione dei costi è quello che soddisfa le condizioni di utilità dei tre attori del mercato: Poste, le aziende e gli utenti pagatori. Ecco perché sostenere, come fanno le associazioni di consumatori, che Poste abusi della sua posizione per sfruttare i consumatori e avvantaggiare se stessa o le imprese è perlomeno discutibile. Se non infondato.

 

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