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La nuova Durban

L’Italia alza la voce contro l’antisemitismo

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“Sono emozionata e orgogliosa. Finalmente il Parlamento italiano si è unito per difendere una buona causa”. Con queste parole Fiamma Nirenstein ha espresso la sua soddisfazione, a microfoni spenti, per l’approvazione bipartisan avvenuta alla Camera della mozione sui lavori preparatori della “Conferenza Onu contro il razzismo, la discriminazione razziale, la xenofobia e l’intolleranza” di cui l’onorevole del Pdl si è fatta portavoce.

Alla conferenza stampa a Montecitorio hanno partecipato la stessa Nirenstein, accompagnata da Margherita Boniver (Pdl) e Matteo Mecacci (Pd), due degli altri tredici parlamentari che hanno sostenuto l’iniziativa. Un dato che lascia intuire che la seduta di ieri alla Camera è stata particolarmente significativa. Grazie alla mozione – che, tra l’altro, è passata all’unanimità –, l'Italia sarà il primo paese europeo a valutare in sede parlamentare la genuinità del processo di revisione della prima Conferenza di Durban, “sperando che questo possa responsabilizzare gli Stati europei a fare in modo che non si ripeta l'obbrobrio antisemita”.

Nirenstein si riferisce ai fatti accaduti a Durban (Sud Africa) nel 2001 e al clima della prima Conferenza Onu che, partita inizialmente con l’obiettivo di trovare una soluzione comune contro i fenomeni della discriminazione razziale, diventò il campo di battaglia di alcuni paesi in via di sviluppo contro Israele e i valori occidentali. “Mi ricordo che l’attacco fu così mirato che alcuni esperti delle delegazioni israeliane furono obbligati ad abbandonare i tavoli di lavoro. Si svolse pochi giorni prima degli attacchi alle Torri Gemelle e si respirava già un clima antioccidentale”, commenta la vicepresidente della Commissione degli Affari Esteri che, con questa mozione, spera di “tenere alto l’onore democratico dell’Italia”.

La “Durban II” si terrà a Ginevra ad aprile dell’anno prossimo, ma non promette grandi cambiamenti. Forse perché la commissione dei lavori preparatori è guidata dalla Libia, uno dei paesi più ostili a Israele; o perché, in vista della predisposizione di un Documento finale, in più punti della bozza del testo sono già apparsi espliciti attacchi contro gli ebrei e in difesa del popolo palestinese. Fatto sta che la Conferenza contro la discriminazione razziale rischia di nuovo di prendere come pretesto il razzismo per rilanciare una campagna di linciaggio morale, politico e religioso contro lo Stato d’Israele.

Ed è proprio per questa presa di posizione spregiudicata che paesi come il Canada e Israele hanno già annunciato di non partecipare ai negoziati, mentre l’Olanda e la Francia stanno valutando il ritiro immediato se non si abbandonerà la deriva anti-israeliana. Altri hanno invece espresso la propria preoccupazione, specialmente per la presenza di paesi come Cuba e Iran, e di leader come Ahmadinejad che ha ripetutamente minacciato di “cancellare Israele dalle carte geografiche”. Da parte sua, la nuova presidenza americana, e in particolare il neo segretario di Stato Hillary Clinton, ha assicurato che, se a prevalere sarà il clima antisemita,“gli Stati Uniti saranno il paese capofila del boicottaggio della Conferenza”.

Seguendo l’esempio del Congresso americano – che a settembre ha impegnato il Governo a guidare uno sforzo diplomatico per riportare Durban sui binari originari della lotta contro la discriminazione razziale –  l’Italia è diventata il primo paese europeo a esprimere il proprio “no” a una strumentalizzazione politica dei forum internazionali per uno scopo ideologico. Un fatto di non poca importanza.

La trasformazione di una Conferenza anti-razzista in una piattaforma di incitamento all’odio e alla xenofobia, secondo l’onorevole Boniver, dimostra anche “i limiti del sistema dell’Onu che, senza dubbio, deve essere ripensato. Ma, in particolare, quelli del Consiglio dei Diritti Umani che ha permesso di partecipare alle votazioni a paesi che, di fatto, rifiutano il pluralismo culturale, la tolleranza religiosa e perseguitano di ogni forma di dissenso e di differenza personale e civile”. 

Ma non tutti i mali vengono per nuocere. Di fronte alla constatazione dei limiti dei meccanismi internazionali nella difesa di valori supremi, l’Italia può ancora assumere un ruolo attivo a livello europeo. “Con questa mozione – ha concluso Nirenstein – il governo ha dimostrato di essere impegnato nella materia. Non è escluso  che possa proporsi come portavoce di un’iniziativa che porti a una posizione comune a livello europeo”. Parole che suonano altisonanti, a cui credono fermamente i promotori della mozione, ma che danno la sensazione comune che si stia facendo qualcosa di grande valore.

 

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