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L’Italia cede sulla pena di morte ma l’Iran rafforza la rete del terrore

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L’Iran non accetta ingerenze nella sua politica interna e lancia anatemi, anzi, vere e proprie fatwe, contro chi come l’Italia osa senza troppo coraggio criticare la dittatura degli ayatollah per la disinvoltura con cui applica la pena di morte e altre crudeli punizioni come il taglio delle mani e la lapidazione. Però ha messo su delle vere e proprie squadre di assassini incaricate di eseguire anche all’estero gli omicidi propositi di Mahmoud Ahmadinejad e della sua cricca criminale, provocando ormai reazioni disperate persino da parte di uomini di regime un po’ meno beceri, come Yousef Sanei, uno dei Grandi Ayatollah iraniani noto per le sue posizioni non integraliste, che proprio ieri invitava i legislatori ad approvare una legge che indichi nei diciotto anni l'età minima di un condannato a  morte. L'Ayatollah Sanei ha persino affermato che in assenza del Mahdi (il dodicesimo Imam sciita atteso dai fedeli) non è consigliabile emettere sentenze di lapidazione, di taglio delle mani e nemmeno dichiarare qualcuno mohareb, o  nemico di Allah

C’è chi ha visto in questa vera e propria “contro fatwa” un tentativo disperato di mediare per la sorte dei  due giornalisti curdi Hiwa Boutimar e Adnan Hasanpour,  che sono stati condannati lo scorso 17 luglio alla pena di morte proprio in quanto  ritenuti “nemici di Allah” dal Tribunale della Rivoluzione di Marivan, nel Kurdistan iraniano, e che ora attendono la propria sorte nell’indifferenza generale della comunità internazionale. Fortuna invece che qualche passo per far conoscere quali siano le ingerenze iraniane nella politica degli altri paesi lo ha fatto la resistenza in esilio nella persona di Mahmoud Hakamian, che ha compilato un dossier poi spedito  ai volontari dello Human Rights Watch e riportato on line dal blogger secondoprotocollo.org. In esso sono contenute le attività dei terroristi iraniani all’estero addestrati dal ministero delle Informazioni. Hanno anche un nome, si chiamano “forza Qods”, che poi è il nome iraniano di Gerusalemme.

Secondo Hakamian “il regime iraniano ha realizzato diversi organi per esportare l'integralismo: l'organizzazione della cultura e della comunicazione islamica, Assemblee internazionale di Ahl Al-Beit,  Assemblee delle sette islamiche associate, i consulenti culturali, diverse fondazioni, ecc.. Una delle missioni principali di questi organi è di reclutare e scegliere uomini e presentarli alla forza Qods o al ministero delle Informazioni dopo aver fatto loro passare un addestramento preliminare e delle verifiche di sicurezza.” Inoltre “il servizio di formazione della forza Qods è responsabile della istruzione ideologica, politica e militare, nonché  della  ripartizione degli elementi nei gruppi terroristici. Così, il servizio di formazione è una delle sezioni più attive e più pericolose della forza Qods”.

Molto inquietante il capitolo sui siti ove tali addestramenti avvengono: “Oltre ad alcuni centri d'addestramento in Iran, il servizio di formazione ha creato centri d'addestramento supplementari in altri paesi, come in Sudan, in Libano ed in Bosnia”. Tutto però è centralizzato al governo a livello di responsabilità: “Al ministero delle Informazioni, la sezione di formazione è incaricata dell'addestramento e dell'assunzione di forze non iraniane: questa sezione è chiamata Tadjik; il ministero delle Informazioni e la forza Qods operano in cooperazione con il ministero degli Esteri per trasferire clandestinamente le reclute verso l'Iran o fuori dell'Iran”. “Molti - spiega il dissidente autore del dossier -  entrano in Iran passando per  altri paesi con passaporti consegnati dal regime, lasciano anche il paese con gli stessi  passaporti a destinazione di questi paesi intermedi, cambiano i loro passaporti e partono per i paesi obiettivi”.

Dell’Iran i più recenti rapporti dell’intelligence israeliana dicono che possa essere persino diventato, nei territori confinanti con l’Afghanistan, il vero rifugio dei capi di Al Qaeda: Bin Laden se ancora è vivo, e certamente Ayman al Zawayri. E il fatto che si tratti di odiati sunniti non sarebbe più un ostacolo nel quadro del comune odio contro l’Occidente e soprattutto nel comune intento di distruggere Israele. Il servizio di formazione della forza Qods sarebbe situato nella caserma Imam Ali, a Teheran, e dal 1997 il suo capo sarebbe il temibile Ali Nozari. Secondo Hakamian, “una norma strettamente osservata nel campo è la conservazione dei segreti e il controllo dell'informazione. I tirocini sono organizzati in modo tale che le informazioni a disposizione dei tirocinanti sui loro colleghi siano minime”.

Insomma una compartimentazione rigidissima. “Le materie insegnate nel campo - scrive l’esule -  sono le seguenti: principi di guerriglia, conservazione di segreti, metodi e tattiche di riconoscimento e raccolta di informazioni, conoscenza delle  armi, ginnastica, uso di esplosivi e di vari tipi di armi”. Infine i terroristi della caserma Bahonar apprendono come e quando compiere le loro missioni in vari ambienti e se vengono arrestati, sono obbligati a mantenere il segreto sui loro legami con il regime. Secondo gli esperti della zona medio orientale il fatto che nelle scorse settimane, sempre grazie agli uomini della resistenza anti  ayatollah, siano uscite queste informazioni, che seguono di poche settimane quelle sulla dislocazioni dei siti nucleari iraniani e le altre sulla rete spionistica all’estero, sarebbe segno inequivocabile che il regime di Ahmadinejad potrebbe avere i mesi contati, se non i giorni, e che una sapiente opera diplomatica fatta di bastone e carota (ossia inasprimento effettivo delle sanzioni e aperture al dialogo sotto condizione) potrebbe metterlo definitivamente al tappeto.

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